AUTO FUORI LEGGE: VERSO LA VIRTÙ

Proseguiamo il discorso aperto nel post precedente: abbiamo il 20% di auto fuori legge. Ebbene, come dovrebbe funzionare la revisione veicoli?

In un Paese con rapporti sani e non capovolti (i funzionari pubblici sono servi stipendiati, non padroni), il cittadino dovrà prima di tutto essere avvisato. Siccome interessa unicamente e soltanto allo Stato l’effettiva normalità del mezzo (il cittadino va dal meccanico quando ha il sospetto che qualcosa non funzioni), tocca agli Uffici deputati dare l’ordine di presentarsi. C’è forse il problema che gli Uffici non possono comandare? Passeranno i dati alle Forze dell’Ordine, o le Motorizzazioni provvederanno semplicemente a sgrullarsela scrivendo agli utenti una mail o un messaggio.

Bene…!

Il cittadino riceve il messaggio e obbedisce. Che altro può fare? Se non fa così gli sequestrano il veicolo! Quando ha un attimo di tempo, va in un qualsiasi centro meccanico abilitato e lascia che facciano tutte le verifiche che vogliono (presto, al posto di uomini, ci saranno soltanto robot…). A controllo terminato, sempre per mail o messaggio, il cittadino riceverà la comunicazione dello status del proprio veicolo e le eventuali operazioni da fare («Tanti saluti, grazie d’essere venuto» oppure: «Si ripresenti tra una settimana – qui o in un qualsiasi altro centro autorizzato della nazione – con a posto questo, quello, e quell’altro ancora»).

Soldi? Il cittadino dovrebbe tirare fuori dei soldi? E perché mai? Stiamo scherzando!? Se il mezzo non è a posto, questo cittadino spenderà dal suo meccanico; ma mai e poi mai dovrà ritrovarsi a pagare per aver obbedito a un’ordine. Se no tutto è follia! Se i carabinieri, ad esempio, visto su un monitor un certo numero di targa, dopo aver rintracciato l’auto, dicessero al conducente: «Tutto a posto, abbiamo sbagliato persona, ma purtroppo ci son volute due ore a trovarla e così dobbiamo fatturarle la benzina consumata» saremmo in un Paese normale, o in uno capovolto?

Senza più i soldi di mezzo, con tutto a suo carico, lo Stato, affrontando quel che è di sua esatta competenza con le sue esclusive risorse, entra finalmente nel normale circolo virtuoso: non può più inventare nuovi balzelli, e soprattutto non può più mascherare da esigenze tecniche quel che è la semplice necessità di svecchiare il panorama automobilistico. Panorama che, tra l’altro, a brevissimo sarà talmente carico di elettronica e di sensori che nessuna motorizzazione del pianeta sarà mai in grado di darne l’equivalente in termini di dati. Migliaia di parametri finiranno sullo schermo del conducente, e in simultanea nei data-base delle aziende costruttrici, mentre lo Stato potrà sapere tutto semplicemente collegandosi a ditte o mezzi. La manutenzione diventerà perfetta, le auto andranno da sole dal meccanico – quando i parametri lo indicheranno – mentre i robot procederanno ad operazioni standard che non potranno essere modificate.