DIALOGO SOPRA I DUE MASSIMI SISTEMI DEL MONDO FISCALE

Dialogo in pasticceria bevendo un caffè

A Cremona, ai tavolini d’una nota pasticceria a soli 30 metri dalla stazione, si ragiona del sistema disegnato da Popolo Sovrano. Come un aereo, che aumenta grandemente la velocità non fornendo più il moto alle ruote, la nuova Riforma elimina tutti i sistemi fiscali e contributivi, potenziando però enormemente il sistema. Grazie al nuovo punto di vista, scompaiono l’Agenzia delle Entrate, la Corte dei Conti, le tasse, i bilanci pubblici, le dichiarazioni dei redditi, l’Inps, i contributi da versare, ma tutto migliora. Chi non ha letto il Manifesto, però, ricevuto i primi chiarimenti, vuole restare a terra.

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Come qualsiasi altro re, principe, titolare, eccetera, il Popolo Sovrano dell’Art. 1 della Costituzione, nei rapporti con lo Stato di cui è Signore e Padrone – e quindi con l’Amministrazione di Sua Regale Proprietà – può solo guadagnare, introitare, incassare, riscuotere, incamerare. Come in tutte le attività umane, ogni tanto potrà anche capitargli di doverci mettere dentro dei soldi. Ok! Ma la regola delle “immense proprietà” collegate ad una “signoria” vuole sempre il ricavo o, al massimo, in qualche raro caso, il pareggio.

«Com’è possibile?» si domanda il cittadino, non sapendo se ridere o sbalordirsi. «Niente tasse? Nessuno paga più le tasse?».

In altre parole: come si fa a viaggiare senza le ruote?

«Certo che è possibile! E non c’è niente di speciale. Si può fare se lo Stato vive dell’Iva, e quella è la sua unica entrata. Cioè, è trattato come un ente “esterno”, mantenuto semplicemente dal budget annuo che hai deciso di dargli. Come un tuo dipendente, insomma, un geometra che hai incaricato d’un lavoro, una tua filiale operativa… Se assumi questa impostazione di base, poi tutto procede di conseguenza. Naturalmente, la prima mossa è quella di abolire il contante, in modo che ad ogni transazione lo Stato possa introitare elettronicamente la sua Iva. Iva che poi, durante la notte, le Forze dell’Ordine riverseranno nelle esatte percentuali ai vari Ministeri e ai singoli Uffici»
«Solo Iva? Nient’altro che…»
«Sì, ma non tutta, ovviamente, non tutta quella che entra, sia chiaro! Solo quella che permette il completamento del budget annuo che gli hai assegnato all’inizio della legislatura. Oltre quella cifra, ogni Euro in più è guadagno per noi».
«Ah!»
«Hm… Non so se hai ben capito. Se tu, il cittadino padrone, hai deciso che lo Stato debba avere un budget annuo di 300 miliardi  (ad esempio), e ne entrano invece 500, i duecento in più d’Iva t’arriveranno tutte le notti sul conto corrente. Tuo e mio, ovviamente; e di altri 60 milioni di italiani».

Invitato a salire sul trabiccolo alato, il cittadino un po’ si rasserena perché, in fondo, una rotaia è rimasta. E bella grossa, anche.

« Allora una tassa c’è».
«L’Iva? No, l’Iva non è affatto una tassa».
«Come non è una tassa?! Ma che dici?!».

Spremuto, tartassato, inseguito, persino tosato, il cittadino s’è abituato a vedere ogni somma in direzione dello Stato come sempre e comunque una tassa. Questo, però, non è corretto dal punto di vista padronale, perché un re (o principe, signore, possidente), riconosce a ciascun suddito o dipendente tanto i mezzi per realizzare i lavori, quanto il necessario per mantenersi.

«Ma no, l’Iva non è affatto una tassa! Anche noi di Popolo Sovrano, a volte, la chiamiamo così; ma solo per comodità. Quando tu spendi, infatti, sono sempre in due a venderti qualcosa. Se compri una bottiglia di vino, ad esempio, tu non vuoi soltanto il liquido che c’è dentro, ma anche un milione d’altre cose, e queste non può certo dartele il supermercato. Tu vuoi anche la sicurezza che non sia adulterato, vuoi che sull’etichetta ci sia scritta la verità, vuoi che il prodotto sia stato realizzato con precisi protocolli, vuoi che la qualità corrisponda allo standard di legge; persino, nel caso che sia adulterato (o tu ne abbia bevuto troppo), vuoi l’autoambulanza e il Pronto Soccorso. È vero o no che vuoi tutto questo?»
«Beh, sì, ovviamente, noi…»
«Certo! Ed è così anche quando vai a comprare un’auto. Tu non vuoi affatto dell’acciaio su gomma, perché vuoi anche un miliardo d’altre cose. Vuoi la certezza che la nafta sarà di buona qualità ovunque, che le strade non andranno in pezzi, che non troverai buche grandi come case, che le colline non ti si smotteranno sotto i piedi, che i ponti non crolleranno al tuo passaggio, che i pezzi di ricambio non saranno taroccati, che le assicurazioni pagheranno i danni, che la Polizia fermerà i pericolosi, e potremmo andare avanti così per ore, ad analizzare le cose che vuoi. “Cose” che, se ci pensi un attimo, costano parecchio».

Il ruotino anteriore s’è ormai alleggerito, e il muso dell’aereo ha assunto una preoccupante inclinazione verso l’alto. No, no, bisogna assolutamente restare coi piedi per terra.

«OK, ti do ragione, milioni di cose, ovvio. Ma il welfare? Come facciamo a mantenere i pensionati senza l’Inps? Se uno si fa male in fabbrica, o sta a casa malato, o è disoccupato, chi lo mantiene?»
«I sovrani, no? Noi cittadini! Cittadini che si aiutano secondo i parametri dettati dal Parlamento. Adesso, però, si può fare un trasferimento diretto perché sono scomparsi gli intermediari. O meglio… Le Forze dell’Ordine, in un certo giorno del mese, danno l’ordine alle banche – al netto di scadenze elettronicamente già impostate – di prelevare una determinata percentuale fissa, uguale per tutti, dalla cosiddetta “liquidità residua” presente sui conti correnti di cittadini e imprese; e poi, incassata l’enorme cifra (immagina che sia il giorno “15” del mese), durante la notte del “16” la girano sui Conti Sovrani di chi ne ha diritto. Come puoi ben comprendere, la sicurezza di questi passaggi è elevatissima tanto nel prelevare come nel dare, perché le Forze dell’Ordine, in assenza di contante, sanno tutto di tutti, e quindi ci forniscono la garanzia che ogni centesimo andrà a bersaglio».

Anche le altre due ruote hanno cominciato a staccarsi, e bisognerebbe rimetterle subito giù. Stavolta però è facile.

«Un prelievo sui conti correnti? Liquidità? Ah, volevo ben dirlo! Questa è una tassa!»
«No, non è una tassa. Non possono esistere tasse in un mondo di padroni. Hai mai visto un solo padrone – su tutta la terra – tassato dalla sua stessa proprietà? Se la proprietà è in perdita, ci metterà dei soldi. Ma ce li metterà perché lo vuole lui, non perché qualcuno gli mette la mano direttamente dentro il portafogli. Dunque, nemmeno questo prelievo sarà una tassa. Non m’hai detto – tanto per esser chiari – d’avere preso una multa, la settimana scorsa?»

Ormai la macchina non ha più contatto col suolo. La velocità, poi, è aumentata parecchio.

«Beh, sì, capisco, quella non sarebbe una tassa ma una punizione. Se la Polizia usasse la frusta, prendevo dieci nerbate e non c’erano soldi. Ok! Quindi, anche questo prelievo non sarebbe una tassa. Ma perché? Non capisco la logica»
«Perché non sei tenuto a pagarla. E quindi, se non sei tenuto, non è una tassa. Il Parlamento vuole che i sovrani si aiutino l’un l’altro, e dà l’ordine di donare. Ma è lo stesso ordine che ti darebbero i Carabinieri se tu, avvisandoli che c’è gente sta affogando nel canale, ti ordinassero di buttarti dentro per aprirgli le porte. Sarebbe una tassa, questa?»
«Scusa, ma proprio non ti seguo»
«Se tu al telefono gli rispondi che non sai nuotare, o che stai per svenire, o che l’acqua ti terrorizza, che ti possono fare?»

Quello che poco prima era impossibile, ora è realtà: siamo in volo. Ma c’è una verità di fondo a cui nessun mezzo più pesante dell’aria potrà mai sottrarsi: quello che è su, prima o poi dovrà venir giù.

«Cerca di seguirmi! Abbiamo detto che il Parlamento incarica le Forze dell’Ordine perché sono le garanti degli spostamenti tanto in un senso come nell’altro. Ok! Però, “quanto” e “cosa” donare, caro mio, lo sai solo tu. Se ad esempio le Forze dell’Ordine decidono di prelevare l’1,50% fisso (o l’1,75%, o l’1,40%, quel che insomma serve) e tu in banca hai 10.000 Euro liquidi, potrai sempre sfuggire al prelievo dei 150 Euro (o dei 175 eccetera) muovendoti il giorno prima. Il giorno “14”, ti metterai al computer e comprerai 10.000 Euro di azioni. Tutto lì! Come a dire: «Care Forze dell’Ordine, avrei dato volentieri qualcosa anch’io, ma avevo giusto in mente di comprarmi 10.000 Euro di azioni proprio il giorno “14”; per cui…». Di cosa ne fai tu, dei tuoi soldi, alla Forze dell’Ordine non importa nulla: basta che sia legale. Le tue azioni? Beh, le rivenderai il giorno “16” o “17”, o quando ti parrà comodo. Oppure, tre giorni prima del prelievo, andrai a prenotarti una crociera da 9.900 Euro; così, col debito elettronicamente preimpostato, le macchine ti porteranno via 15 centesimi (o 17 e mezzo). Come tuoi concittadini, potremmo pensare che sei un bel morto di fame, una vera canaglia di confratello, un perfetto zombie della società, però nessuno ti dirà mai niente: sei un padrone, a livello finanziario è tutto tuo, a cosa potresti mai essere costretto? Non è come l’omissione di soccorso, che se sai nuotare e ti rifiuti d’entrare in un un metro d’acqua per non bagnarti, allora t’arrestano. Qui ci sono di mezzo le tue proprietà, la tua roba, non la vita degli altri. In ogni caso – detto fra noi – tu potresti benissimo avere delle esigenze assillanti a cui fare fronte, per cui quei 150 o 175 Euro sarebbero indispensabili. Immagina che stai inventando il motore antigravità, quello che lancerà l’umanità oltre le stelle, e che il pezzo che ordinerai fra dieci giorni costa 9.800 Euro più le spese di spedizione. Capirai! Se la nazione sapesse di questa tua impresa, non solo ti direbbe “Vai avanti!”, ma ti manderebbe altri soldi! Sai cosa gliene importa ad una nazione dei tuoi 150 Euro?»

In volo, il problema non è più staccarsi da terra, ma evitare gli ostacoli.

«E se tutti si mettono a comprare azioni?»
«Proprio per non dare?»
«Facciamo un’ipotesi: nessuno vuole donare niente!»

Esistono aerei che non riescono a sorvolare un palazzo di quattro piani? Su qualche pianeta, dove l’atmosfera non supera i venti metri, probabilmente sì. 

«Vuoi dire che la cifra entrante potrebbe non essere sufficiente? Hm, guarda che i cittadini non pagano più le tasse, e che i dipendenti hanno le buste paga sempre belle integre. Perché dovrebbero mettersi tutti a fare strane manovre? Ma vabbè, poniamola come ipotesi! In questo caso, le Forze dell’Ordine ridaranno l’ordine il giorno successivo, e poi quello successivo ancora, finché sarà completa. Che altro potranno fare? Ai beneficiati, tutte le notti, manderanno delle tranche. Roba da miserabili! Però… Tu, tanto per cominciare, bada a riempire per bene il frigo e a non muoverti da casa, se no un po’ di liquidità ti servirà per forza. Non vorrai metterti a vendere azioni ogni volta che stai per comprare un gelato, vero? Però – scherzi a parte – tu capisci bene che, con un Parlamento non più in grado di andare fuori budget, impossibilitato a far danni, e un sistema senza più tasse, dove la gente nemmeno si accorge di questi miseri prelievi mensili (o trimestrali, o semestrali, o annuali, non cambia un accidente), è normalissimo volere far star bene i propri vecchi e quelli in difficoltà. La tua ipotesi è possibile, sì, ma allo stesso tempo è d’un altro pianeta. Quale popolo, improvvisamente, non ha più voluto nutrire donne, vecchi, bambini, malati e deboli? Se davvero succedesse, vorrebbe dire che è in guerra civile da vent’anni, e che quindi ha ben altri problemi. È come immaginare che tutte le imprese italiane chiudano perché la gente è stufa di lavorare. Possibile, per carità, ma improbabile. Io sono sicurissimo che succederà il contrario»

A volte, in volo, ci si ritrova a pensare che sotto i piedi non c’è niente. Solo un attimo, ma è un pensiero strano.

«Però la multa devo pagarla»
«Certo che devi pagarla! Così come devi pagare tutte le accise su acqua, luce, carburanti e gas. Lo sai meglio di me: i consumi debbono sempre stare sotto gabella, se no la gente spreca, e l’efficienza non sale»
«Ma queste sono tasse!»
«Ma ancora parli di tasse? Come devo ripetertelo?! Non possono esistere tasse in una nazione di padroni! Lo Stato e gli Enti in cascata vivranno sempre del budget che gli abbiamo assegnato. E stop! Finita lì! Non un centesimo in più! Vuoi sapere… Ah sì, certo, tu vuoi sapere dove vanno a finire i miliardi d’accise sulla benzina. Giusto! Ma dove vuoi che vadano? Sono soldi dei padroni, allo Stato non servono, e quindi torneranno a ogni notte a noi, suddivise per sessanta milioni»

Nel prendere l’aereo la prima volta, ci si può ritrovare a ragionare come se si fosse ancora in treno. Proprio come quel tal ranchero che, laggiù nell’Arizona, venuto a sapere dell’automobile, chiedeva dove si sarebbe potuta mettere la biada per i cavalli di scorta.

«Hm… Ok, va bene, nessuna tassa nemmeno qui, perché tornano nelle nostre tasche. È come se fosse una specie di auto tassazione. Una cosa “volontaria”, insomma. Come quando ci si impone una colletta, e poi si spendono tutti i soldi in una qualche festa. Immagino che anche alle multe succederà la stessa cosa. Però c’è una cosa che non capisco: se uno, per la sua pensione, sta versando di più, come faranno le Forze dell’Ordine a mandargli più soldi quando smetterà di lavorare? Le Forze dell’Ordine non fanno i ragionieri! Adesso i conti li fa l’Inps, ma se un giorno…»
«Un attimo, scusa, stavo concludendo il discorso. Anzi… allargandolo! Restiamo ancora per un attimo sulla sicurezza dello Stato. Non ci sono infatti soltanto le pensioni e il welfare. Immagina, per esempio, che alla volta di aprile (o maggio, o giugno), le Forze dell’Ordine si accorgano che il gettito annuale d’Iva non sarà sufficiente. O c’è il rischio. Per stare all’esempio di prima, al 31 dicembre l’incasso potrebbe non arrivare ai 300 miliardi. Beh, che faranno, in questo caso? Uno Stato non può mai limitarsi a sperare. Uno Stato deve sempre basarsi su certezze assolute. E quindi? Quindi interverranno, e senza nemmeno chiedere autorizzazioni. Più o meno come se vedessero una rapina in corso! Non si mettono certo a telefonare al Parlamento! Preleveranno semplicemente dai conti correnti una certa percentuale, vuoi per arrivare al 31 dicembre in tutta sicurezza, vuoi per chiudere il budget (se la faccenda è seria) in un colpo solo. Tanto, per noi padroni non cambia niente. Appena negli Uffici pubblici è arrivato l’ultimo centesimo dei 300 miliardi assegnati, dal centesimo successivo l’incasso è nostro».

In aria ormai da parecchi minuti, il cittadino trova quasi normale guardare dall’alto con il nulla sotto i piedi. “Chissà se sarà possibile sfidare le smisurate montagne dell’Himalaya”.

«Mi sta passando un’idea per la testa. Dimmi se ho ragione!»
«Dimmi dimmi, ti ascolto»
«È una domanda un po’ curiosa, quasi folle, ma che potrebbe essere in linea con quel che mi hai sinora detto. Vediamo se riesco a formulartela nei modi… Ecco, sì! Un popolo, volendo, potrebbe decidere di pagare lo Stato in un’unica soluzione? Tutto all’inizio d’anno? Quant’è la liquidità media sui conti correnti degli italiani? Mille miliardi?»
«È variabile, molto variabile. A volte, però, passa i 1.800 miliardi, persino i 2.000. Tant’è che, se ricordo bene, l’Unione Europea voleva tassarla»
«Quindi, se sono riuscito a capire un po’ il vostro sistema, alla fine potrebbe anche essere la faccenda d’un solo attimo: al 1 gennaio si salda tutto, ed è finita lì»

Quando un ingegnere intuisce che il carburante può essere utilizzato direttamente come spinta, by-passando l’inutile strozzatura dell’elica, allora sui campi d’aviazione si ode un rombo cubo, segno d’una potenza irresistibile. 

«Ahahahahah! Certo, perché no? Ahahahahahah!! Rido perché sarebbe il passaggio dalle migliaia di torture d’oggi… ad un solo secondo e “non rompetemi più le scatole”! Ahahahah! Beh, scherzi a parte, pensa che uno Stato come il nostro, fra stipendi e lavori, con 300 miliardi di Euro l’anno potrebbe  funzionare benissimo. Volendo, si potrebbero addirittura saldare i cinque anni dell’intera legislatura. “Toh! Ecco qua i soldi, e per i prossimi cinque anni, stai zitto!”»
«Ahahahahah! Fantastico!»
«Certo! Ovvio però che con un budget di soli 300 miliardi, lo stipendio degli statali resterebbe quello di prima: i contributi, cioè, non gli arriverebbero affatto in busta come succede invece ai privati. D’accordo che non sono più contributi, che ormai sono solo soldi, ma i dipendenti delle imprese private raddoppierebbero il loro tenore di vita, mentre gli statali, che sono troppo numerosi, dovrebbero limitarsi a mantenere il precedente. Il posto sicuro, d’altronde, varrà pure qualcosa! Se vai in banca, e sei statale… Comunque, è solo di un’ipotesi sul primissimo budget della prima legislatura, un budget all’osso, asciutto, tanto per poter partire con le dimensioni minime del sistema»
«Ahahahahah! È la prima volta che trovo la politica divertente!»
«Ahahahah! Certo, e comunque, se è per questo, tu non hai idea delle risate che ci siamo fatti noi! Colossali! Spesso succedeva che la logica ci forniva una soluzione e poi, solo dopo, ci accorgevamo che adottandola i politici e i funzionari si sarebbero ritrovati senza più la possibilità di fare i “creativi”. Capisci? Da una parte avevamo sugli schermi tutte le le loro follie, e dall’altra avevamo appena scoperto come stroncarle per l’eternità. Risate liberatorie, veramente da spanciarsi»
«Ahahahahah! Ti credo. Però (prima stavo pensando), ce ne dovrebbero essere ormai parecchi di disoccupati. Tanti Servizi diventano inutili, quindi perché non alzare gli stipendi a quelli che restano? E di tutta le gente in esubero, che ne fareste?»

aereo_del_dialogo

Non c’è niente da fare! Quando hai la forza, e i sistemi sono collegati e funzionanti, puoi fare quel che vuoi. Se il cargo ha già scaricato i carri armati, e nel ripartire il generale comunica che sarebbe necessario caricare 1.000 profughi in fuga, il comandante dell’Antonov non si mette le mani nei capelli. A bordo non ci sono scene di disperazione. Gli ufficiali non mandano messaggi d’addio alle mogli. Il comandante fa un rapido calcolo, chiede conferma al suo secondo per il carburante, le eventuali tappe intermedie, e poi risponde «Ok!». Solo Ok. Per forza! Cos’altro potrebbe dire? Che volete che siano 70 tonnellate per il “Mriya”, il “Sogno”? È quasi vuoto! Non ci saranno le poltrone, non ci saranno le hostess, i bagni sono solo due, ma non c’è problema. I motori hanno così tanta spinta che potrebbero far volare una nave. «No? Come? Contro ordine?! Bisogna caricarne addirittura 2.000? E chi se ne frega! Se ci stanno, carichiamone 2.000! Anche 3.000 se occorre! L’importante è che i passeggeri restino immobili, a terra, seduti, e che gli adulti si tengano i bambini in braccio o sulle spalle, perché se il baricentro va fuori controllo…». 

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«Capisco quello che vuoi dire. Certo, anche questa sarebbe una bella chiarezza di fondo. Tanto varrebbe partire subito con le cose fatte bene. Se ci sono 100.000 statali che non servono più, o 200.000, o 500.000, si mandano a casa. Quelli che restano, invece, subito con stipendi veri, perfettamente commisurati al valore. Tanto, nessuno dei licenziati verrebbe abbandonato, perché il sistema protegge tutti quelli che hanno davvero bisogno. Se nullatenenti, cioè gente che senza stipendio muore, sarebbero assistiti dal welfare diretto. D’altronde, sono sempre gli stessi soldi che girano. Che li prelevino al cittadino con le centomila tasse e torture di oggi, o che li doniamo noi domani per non farli morire di fame, molto meglio la seconda ipotesi. Alla gente piace lavorare, e prima o poi, avendo tempo libero, s’inventerebbe dei lavori, delle attività, mentre per noi padroni, stop al consumo di luce e gas nei palazzi pubblici. Tieni presente che, in completa assenza di tasse e di contributi, aprire una nuova attività e mantenerla nei limiti della sopravvivenza sarebbe un gioco da ragazzi. Costi, ricavi, guadagni, ammortamenti, diventerebbero facili e ovvi. Comunque, vabbè, tornando al budget annuo, se paghi tutto subito, l’Iva è tutta tua da subito. Non devi cioè aspettare giugno, luglio o settembre che entri finalmente l’ultimo centesimo nelle casse statali. Insomma… Dipende! Dipende se gli affari girano».

Su un aereo non è come in auto, dove il ricco può decidere d’ignorare le belle trattorie per andare nel super ristorante a 100 Euro al piatto, dove le auto meno costose del parcheggio sono tutte Lamborghini. In aereo, dove tutti sono accomunati dallo stesso destino, è già tanto che ci sia qualcosa da mettere sotto i denti. La macchina è veloce, attraversa un continente nel tempo medio in cui un cittadino riesce a convincere un bambino ad uscire dalla piscina, però dev’essere leggera. Non è un transatlantico di fine ‘800!

«Ti stavo appunto chiedendo prima come fai coi calcoli dell’Inps: le Forze dell’Ordine non sono ragionieri»
«Che calcoli?»
«Quelli che vanno fatti se uno lavora oppure no. I soliti, insomma. C’è chi versa di più, c’è chi versa di meno, c’è chi se ne resta a casa, c’è chi trova un lavoro, c’è chi lo perde… O dai la stessa pensione a tutti?»
«Di che calcoli parli? Non ci sono più i versamenti pensionistici. L’Inps scompare perché non si sa più cosa fargli fare»
«E quindi?»
«Quindi cosa? È finita lì!»
«Sì, ho capito, ma quindi?»
«Quindi le buste paga sono percepite per intero, e lo stesso imprenditore non versa più la sua solita Inps»
«Ma… Allora avevo capito giusto! Pensione uguale per tutti»
«Ma quale pensione! Dobbiamo forse mandare la pensione anche a te, che hai un patrimonio immobiliare come quello di Paperon de’ Paperoni? Perché non la mandiamo anche a tutti gli Agnelli e ai Berlusconi? Tu continui a chiamarla pensione, ma questo fa confusione, perché nessuno ha versato niente. Chiamali semplicemente soldi, che sei più chiaro. Ecco: “Soldi, ti mando dei soldi”»
«Hm… Ok! E i diritti?»
«Diritti per chi? Di chi? Per chi non ha versato niente?! Di che tipo di diritti parli?»

Volare non è come andare in auto, dove basta spesso seguire la strada tracciata dagli altri. È un po’ come navigare: bisogna tracciare una rotta, e che sia la più diretta possibile.

«Non meravigliarti, capisco benissimo le tue perplessità, anche a noi capitava spesso di perderci. Però, l’aiuto tra sovrani è necessariamente sostanziale, di quel tipo che permette a tutti di mangiare e di vivere tranquilli, e che impedisce, soprattutto, che in tutta la nazione vi sia una sola persona disperata. Al popolo non possono interessare le storie di lussi, pensioni super, versamenti super, come pure le minime, le sociali, i 500 Euro, i 1.000 Euro eccetera. Da sovrani a sovrani, VAMP!, in un solo attimo, e con le Forze dell’Ordine che sanno tutto. Sarà ovviamente la politica a centrare sempre di più il bersaglio, ma la sostanza però resta “l’aiuto che serve, ora, e adesso”»
«Sì, sì, ho capito, tu vuoi dire che se uno vuole il lusso, allora si farà un’assicurazione privata»
«Beh… sì! Sì e no! Anzi, è sbagliato anche questo, perché allora gli altri non lo aiuteranno più quando è vecchio. Dovrà allora essere un’assicurazione formidabile, proprio per ricchi o ricchissimi. Però, non so se hai percepito il pensiero di fondo – che, conoscendoti, dovresti invece aver colto benissimo – quello che vorrei dirti è che la vita non è solo soldi, ma anche e soprattutto stare insieme. È quello il vero valore aggiunto. Se a Cremona sono tutti ricchissimi, anzi, in Italia sono ricchi sfondati, ma qui sopra, proprio in questo appartamento sopra il bar, c’è una donna che non sa dove sbattere la testa, addirittura terrorizzata che le portino via i figli, tu ti senti a posto? È una sola. Ci sono trenta milioni di femmine in questa nazione. Cosa vuoi che sia per una sola che ha paura del domani e oggi non sa cosa mettere in tavola! Ti senti a posto? O vuoi un sistema che sia infallibile?!»

Quando l’aereo scende, c’è sempre qualcuno che pensa alle possibilità di sopravvivenza: dicono infatti che chi sta seduto nei posti di coda…

«Ho un punto però che non mi è chiaro. Anzi, che mi sembra molto pericoloso, se in qualche modo sottovalutato. Voglio dire: avrete certamente ipotizzato il fatto che, non essendoci più le tasse sulla ricchezza, alla fine potremmo ritrovarci con una società dove ci sono pochi ricchi e tanti poveri. E cosa avete…»
«Ahahahahahah! Poveri? Davvero? Non ci sono tasse… e sarebbe pieno di poveri?»
«Dai! Non metterla giù dura, sto parlando in astratto»
«Ok, quindi?»
«Beh, come la risolvi?»
«E come vuoi che la risolva?! Se fra noi sovrani ci sono pochissimi ricchi e tantissimi poveri, il Parlamento comanderà che ci aiutiamo l’un l’altro. E quindi? Quindi ordinerà alle Forze dell’Ordine di procedere alla solita maniera. Un eccezionale – ripeto eccezionale – Reddito d’Uguaglianza (noi lo chiamiamo così) sarà sempre possibile; però, i soldi prelevati dalla liquidità residua oggi a mezzogiorno, alle tre di stanotte saranno già sui conti correnti di chi ne ha di bisogno. Ieri avevamo dei confratelli messi male, che stamattina si fregano le mani perché il loro conto corrente s’è rimpinguato. Questa – se permetti – è una grande soddisfazione. Io dono dei soldi, tiro fuori dei soldi, ma tu domattina esulti. Ovviamente, però, qui siamo nella politica, e nessuno può dire se questo terzo tipo di reddito (terzo perché prima c’è quello da surplus d’Iva, e poi le accise che tornano indietro) potrà essere comandato una volta sola in cento anni, o tutti gli anni, o mai. Per farlo, ovviamente, ci vorrà una volontà parlamentare unanime, perché le cose debbono viaggiare bene di per sé, e non perché il Parlamento ridistribuisce ogni tre giorni i conti della gente. Volontà unanime vuol dire che anche ai ricchi non gliene importa nulla, e anzi vogliono fare un bel regalo a chi viaggia sotto costa. Lo sai che ci sono persone, in questa nazione, che non sono mai andate a vedere un film perché troppo povere per uscire dal paesello? Riesci ad immagine che vite? In ogni caso, ripeto, lo Stato non vedrà mai un singolo centesimo. E questa, se permetti, è una seconda grandissima soddisfazione!»
«Hm, a volte mi sembri un po’ troppo utopistico»
«In che senso?»
«Che la gente regali, così, bella pronta ad aprire la borsa…»

Un aereo consuma moltissimo, ma solo perché è costretto a viaggiare veloce. Se un Boeing 747 avesse una superficie alare dieci volte più grande, viaggerebbe anche a 100 km/h, consumando meno delle 400 o 500 auto su cui abitualmente viaggiano i suoi 524 passeggeri.

«300 miliardi? Davvero? Tu dici che con 300 miliardi potremmo mantenere lo Stato? Lo Stato che oggi ci costa più di 800? Coi debiti da saldare, però, come l’avete messa? Ci sono i Titoli di Stato in scadenza. Quelli non li avete messi nel budget, vero?».

Il comandante, in aereo, è uno solo. Il re, in una nazione, è uno solo.

«No, non li abbiamo messi. Ovvio, non possono esserci debiti da saldare per la Pubblica amministrazione. Ed è normale! Nemmeno tu permetti ai tuoi dipendenti d’andare in banca a indebitare l’azienda e te stesso. E nemmeno, li avessero già fatti, gli consentiresti d’andare in giro a pagarli facendo bella figura, e andando magari a fare anche due chiacchiere col direttore della banca. Lo Stato fa i lavori se ha già i soldi nel cassetto. Ma non preoccuparti. L’intero debito pubblico scomparirà in una legislatura, o poco più, e non potrà più fisicamente riformarsi per l’eternità»
«Vabbè! Mi sa che farò prima a leggermi il Manifesto. Dove hai detto che posso trovarlo?»
«Nel sito di Popolo Sovrano. Ti iscrivi alla newsletter, e scarichi il Pdf»
«Ok! Lo leggerò in treno. Tanto, avrò una quantità sterminata di tempo. È un viaggio lungo, sai? Tu non hai idea di quanti Paesi dovremo attraversare, e di quante valli, e di quante montagne. L’ho già fatta una volta, e sono arrivato distrutto. Il rumore delle rotaie, poi, dopo un po’ di giorni, non lo sopporto più. Però vogliono il mio brevetto a magneti…»
«Bombay, vero?»
«Mumbai, Mumbai, ora si chiama così».
«Che ti devo dire? Buon viaggio! E salutami l’Oceano indiano»
«Ok! Lo farò. Poi, dopo, mi aspettano a Pechino»
«Eh?! Sempre in treno?! Ti ci vorrà una settimana buona»
«No, una settimana no… Però sai com’è! Se qualcosa va storto, ci si può impiegare anche quindici o venti giorni. So di gente che quando… Ma sì, speriamo che vada tutto bene! Non ti dico poi il viaggio di ritorno! Dovrò sorbirmi tutta la steppa siberiana. E comunque, non posso farci niente. Resta il mezzo più veloce. Ma adesso devo proprio andare. Parto da qui, da Cremona, perché è inutile che mi faccia portare a Parma: tanto, mezzora più, mezzora meno…»
«Ah sì, certamente»
«Vado, stammi bene, ciao!»
«Buon viaggio!».

Dialogo in pasticceria con cappuccino e caffè