Partito Claudio & Roberto al computer

ECCO PERCHÉ NON PUOI CONSIDERARE POPOLO SOVRANO UN PARTITO UGUALE AGLI ALTRI

L’instabilità politica degli ultimi anni, e il generale caos sui principi di base (Europa sì – Europa no – Euro sì – Euro no – Migranti sì – Migranti no) hanno favorito il continuo nascere d’associazioni politiche. A volte s’è trattato di veri e propri partiti, con tanto di statuto e programma, generalmente creati da personaggi già noti alla massa; altre volte di semplici movimenti locali, portati avanti da cittadini di buona volontà. Sono tutte realtà, però, che trasformano materia mentale già nota ed ultra nota – o anche nuova, ma disorganica – e che per strutturarsi necessitano solo del telefono e delle altre macchine. Popolo Sovrano, invece, è un partito che nasce dalla LOGICA.

 

Di Claudio Bettinelli e Roberto Bonezzi – Conosciamo tutti la semplice procedura: quando un politico o un cittadino non si riconoscono più in un certo movimento o partito, allora partono le telefonate per cercarsi, darsi appuntamenti, riunirsi, convocarsi, intendersi.

«Ciao, tutto bene? Ricordi che il mese scorso parl…? Esatto, è venuto il momento. Bene! Telefona agli altri, che poi ci troviamo ai “Due Porconi”, il ristorante sulla rotonda. Benissimo! Io penso ai miei, tu pensa ai tuoi. A venerdì!»

Il motivo di questo banale modo di procedere sta nel fatto che non c’è nulla di nuovo sotto il sole. Andranno prese delle idee già note, ultra note, iper note, note, e arcinote (che girano ormai da centocinquant’anni), e decidere in quali percentuale miscelarle: più tasse, meno tasse, più casa, meno casa, più ricchi, meno ricchi, più Iva, meno Iva… Fatto questo, si passerà alla stesura del Programma (o della più nobile ma anche più vaga “Carta dei Valori”), e dopo altre telefonate, riunioni, e cene, l’organizzazione potrà ufficializzarsi e partire.

Popolo Sovrano…?

Eh no!

Popolo Sovrano non nasce da telefono, contatti, rubrica, amici, conoscenti, parenticolleghi, piattaforme, social… E non nasce nemmeno da piazze, urla, e comizi. Nasce dal buio più totale e dal silenzio che circonda il non sapere dove si andrà a parare; nasce cioè dal nulla, da quell’imponderabile quid che consegna le idee agli uomini e crea così qualcosa che prima non esisteva.

Eh sì!

Popolo Sovrano non nasce affatto dal sapere, ma proprio dal non sapere. Dal non sapere a mezzogiorno cosa la logica indicherà nel pomeriggio; dall’andare a letto la sera sperando che il giorno dopo spunti fuori una qualche soluzione. Nasce da…

Telefonate? Comizi? Ma no, Popolo Sovrano nasce da timori, smarrimenti, momenti esaltanti e brusche delusioni; nasce da muri invalicabili, che poi si sbriciolano, e da ostacoli di nessuna importanza, che diventano invece montagne.

Popolo Sovrano nasce da umilianti compromessi che andranno per forza accettati («In fondo, ogni regola ha la sua eccezione; se ne inseriamo una, vorrà dire che andava proprio messa. Che dici? Sei convinto?»), e da virtù che invece resistono caparbiamente e vincono («No, non possiamo fare eccezioni! O la soluzione ci è data dalla logica, oppure non starà in piedi niente. Se non la vediamo, sarà da qualche parte, e se non c’è, sarà stato tutto inutile».

Non ci sono “relazioni umane”, gruppi di persone che si incoraggiano, folle urlanti che applaudono, ma due sole persone, e sei mesi di affaticante e allo stesso tempo affascinante lavoro, mattina e pomeriggio, sabato e domenica, la mente sempre in attività. Mai nessuno con cui parlare, solo qualche ristrettissimo contatto, e sempre e comunque per ritrovarsi con altre domande, domande, domande, e mai un straccio di soluzioni.

Sei mesi col computer che sforna dati, con gli schermi che proiettano filmati di opinionisti, col televisore collegato all’iPad per vedere i file più noiosi adagio, insieme, lentamente, “un paragrafo lo leggo io, e uno tu”, e soprattutto con tante questioni da ricercare subito, ora, improvvisamente perché gli scenari che si aprono sono continui, ignoti, e tutti esplosivi.

Sei mesi di ostacoli imprevisti e di cose che non quadrano, e soprattutto sei mesi di una logica strana, che indica vie che la mente vorrebbe spesso rifiutare. Sì, rifiutare, perché troppo lontane dalle abitudini e dal pensare comune.

Sei mesi di documenti illeggibili, di comunicati ministeriali folli, di conti pubblici fuori scala, di sprechi statali disumani, di devastazioni senza nome.

Sei mesi anche di risate folli, assolutamente liberatorie, quando la coscienza, dopo che la logica ha illustrato il come e il perché, si rende conto dei reali effetti («Ehi, ma se la soluzione è questa, allora saranno fregati per sempre!». «Eh già, certo, per sempre!». «Ahahahahahahaha!!!!». «Mai più un centesimo per l’eternità! Ahahahah!!»).

Sei mesi di amarezze e di cattiverie («Ma davvero hanno fatto questo? Ti sei accorto che con quei soldi potevano trasformare tutti i poveri d’Italia in benestanti?»; sei mesi però accomunati da un’unica e folle volontà sempre tesa, anzi, tesissima, attorno al concetto che i sovrani siamo noi, e tutto deve girare attorno alle nostre maestà e ai nostri portafogli.

È questa volontà a generare, come un palo piantato nella corrente, tutto il vortice di idee che porteranno al nuovo mondo.

FELICISSIMI DOPO LA PRIMA PRESENTAZIONE PUBBLICA DELLE IDEE IN SVILUPPO

A differenza di tutti gli altri partiti, così, alla fine Popolo Sovrano “nasce”. Eh sì, nasce veramente! Gli altri sono soltanto materia vecchia che si trasforma per l’ennesima volta, un lavoro già visto su del materiale esistente e mille volte riplasmato in differenti percentuali. Possono avere idee nuove, ma sono raccolte dalle macchine una dopo l’altra, con una visione di fondo politicamente omogenea, ma con il tutto legato come mazzi di fiori e non certo come il Teorema di Pitagora.

Popolo Sovrano, invece, viene al mondo esattamente come un bimbo, che prima non c’era, adesso c’è. E non c’è  – si badi – finché la logica non ha terminato la sua gravidanza, non ha cioè chiuso perfettamente il cerchio.

Non è un caso, infatti, che tutti gli infiniti dubbi che hanno accompagnato lo svilupparsi del Manifesto spariranno, e di colpo, proprio a partire dal giorno esatto della sua pubblicazione.

Nascerà un nuovo modo di pensare. Prima era soltanto una possibilità, un’eventualità, ma poi esisterà davvero. Il mondo sarà del tutto nuovo.

Gli inizi saranno stentati, ovviamente, incerti come quelli di tutti i bimbi. La massa, rivoluzionaria a parole, di fatto è sempre pronta a partire con Garibaldi solo se è già famoso, e attenderà ovviamente personaggi noti e credibili che la sollevino dal compito di leggersi le 48 pagine del Manifesto e farsi un’opinione personale. Purtroppo, siccome i personaggi noti non si occupano di organizzazioni microscopiche, all’inizio tutto sarà difficile per Popolo Sovrano. Ma non bisogna disperare!

Infatti, un bambino o un cucciolo non devono fare altro che rumore, cioè, nient’altro che gridare: «Ehi – bum bum! – guardate che esisto!». Tutti impiegheranno un solo secondo ad accorgersi che è nuovo, perché non assomiglia a niente a quel che già esiste, e perché c’è odore di latte e non di muffa. Ne diffideranno sicuramente, perché il popolo è pecora, ma non potranno non percepire la differenza.

Crescerà! E a differenza dei partiti dal telefono caldo o addirittura bollente, riuscirà finalmente a risolvere i colossali problemi di potere lasciati aperti dalle rivoluzioni ottocentesche trasformando ogni cittadino in sovrano e re.

Rispettivamente Presidente e Segretario di Popolo Sovrano, hanno collaborato per mesi allo sviluppo del Manifesto. Partendo dalle idee di Seconda Linea, e consultando instancabilmente i dati della spesa pubblica e privata, hanno cercato di capire se fosse possibile strutturare uno Stato attorno al brutale concetto che: I PADRONI SIAMO NOI CITTADINI, E TUTTO DEVE GIRARE ATTORNO A NOI E AL NOSTRO PORTAFOGLI. Credono d’esserci riusciti.