FLAT TAX O ZERO TAX?

La flat tax è di fatto un’incognita, ma il problema di fondo resta il sistema fiscale privo di basi logiche, in quanto i componenti d’un popolo sovrano non possono per principio essere tassati. Quindi, molto meglio della flat tax, c’è la definitiva rottamazione dell’intero sistema fiscale.

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Le idee del nuovo governo circa una semplificazione fiscale basata sulla flat tax procedono dalla speranza d’una maggiore ripresa accompagnata da una minore evasione. I Paesi ex sovietici che l’hanno infatti adottata in massa hanno riscontrato risultati positivi. Secondo i nostri analisti, però, la verità dovrebbe essere molto più complessa, dato che una maggiore ripresa non garantirebbe affatto ulteriori introiti. In poche parole, adottando la flat tax, l’economia può effettivamente andare più veloce, ma l’evasione potrebbe tranquillamente arrivare al 70% del fatturato. Un fenomeno, cioè, non innesca necessariamente l’altro. Non sembra esserci relazione.

Dove potrebbe stare la verità? Quale potrebbe essere?

Verrebbe da pensare che certe riprese rapide e inarrestabili avvengano con le stesse premesse e modalità del boom italiano: lo Stato che di fatto non esiste, il mercato che gira praticamente in nero, la maggior parte dei guadagni liberi da tassazione, e quindi vai coi lussi, le case, gli investimenti aziendali e (proprio perché la gente compra auto più grosse e case più grandi), anche con qualche introito fiscale in più da accise. In questo caso, quindi, l’effetto turbo a livello fiscale non verrebbe affatto dalla riconoscenza del cittadino verso lo Stato – che gli esercita una minore pressione fiscale -, ma dal nero, cioè dall’assenza dello Stato stesso. Per essere chiari, ecco la maledizione di sempre: più c’è Stato, peggio vanno le cose.

In ogni caso, che la flat tax funzioni o meno, e che il nero faccia o non faccia da turbo, in Danimarca c’è sempre qualcosa di marcio, di profondamente pasticciato alla base. Un popolo moderno, definito “sovrano”, non può infatti essere tassato, proprio perché è sovrano. Fosse ancora il solito suddito, cioè un antico popolo assiro-babilonese, macedone, romano, medievale, o comunque prerivoluzionario, allora le tasse sarebbero più che giuste. Qui, da una parte, c’è il re, e , dall’altra, i suoi sudditi. In questo caso, volere o volare, le tasse vanno pagate. Ma di , ormai, non c’è più nessuno!  Non ci sono più i cittadini, perché questi sono tutti di qua, tra i sovrani. O meglio, dall’altra parte ci stanno solo i funzionari e i politici del re; tutto quel personale che, tra l’altro, costando molto denaro, deve rendere e far guadagnare il re .

C’è insomma una contraddizione in termini, ed è proprio questo errore a rendere poi impossibile ogni facile e naturale funzionamento delle cose. Nell’Ottocento è stata fatta una rivoluzione, ma i rapporti tra il popolo sovrano e le sue proprietà sono ancora quelli tra il suddito e il re. Eh no! Spiace, ma tassare i re è impossibile, è una barzelletta, e i principi di fondo vanno rispettati. Per rispettarli, però, bisognerà smetterla di restare sempre attaccati al passato solo perché è più comodo e perché non si deve stare a pensare.

Un sovrano, pur essendo signore di tutto, ha certamente il dovere morale di usare le casse reali per pagare i suoi soldati, i suoi funzionari, i suoi ambasciatori, ed anche soccorrere le popolazioni sventurate. Ma non potrà mai essere tassato, tartassato, spremuto, alleggerito, appesantito, indagato, sospettato, denunciato, costretto, massacrato, intrappolato, e magari pure arrestato! Non ha senso: è il padrone! S’è infatti mai visto un solo re, nella Storia, messo in miseria dalle spese effettuate dai suoi sudditi? S’è mai visto un solo re, nella Storia, distrutto dalle tasse formulate dai suoi funzionari? Stiamo qui parlando di sovrani, e specificatamente proprio di questi, perché, una volta rimossi i principi e i nobili, i cittadini sono a tutti gli effetti diventati i nuovi re, i nuovi padroni, i nuovi sovrani. Ecco però l’assurdo del serpente afferrato per la coda: mentre il re di prima incassava, incassava, incassava, e incassava, i nuovi re di oggi sono tartassati, tartassati , tartassati, e tartassati.

Non c’è niente da fare: la logica è logica! È questo l’errore di partenza! Non ha importanza che i sovrani siano uno, oppure quattro, oppure venti, oppure centosedici, oppure trecentomila, oppure un milione, oppure sessanta milioni. I sovrani sono sovrani, e il principio che i re non possono pagare le tasse non potrà mai essere infranto senza creare intricatissimi problemi privi di una reale e duratura soluzione.

La soluzione vera? Quella data dalla logica?

La Riforma voluta da Popolo Sovrano fa scomparire l’assurdo sistema fiscale, lo Stato vive del suo servizio (l’Iva non è infatti una tassa, ma una vera e propria ricompensa e quindi guadagno), il popolo lavora come se tutto fosse sempre in nero, e il livellamento tra sovrani esce per sempre dall’ambito della “fame statale”. Allo Stato, com’è giusto che sia (in quanto servo del re), un bel collare d’acciaio che non potrà mai più spezzare.
Il fisco? Il fisco esce per sempre dalla Storia.

Chi vuol capire come il sistema vada correttamente impostato può chiamare un amico e pensarci sei mesi (sabati e domeniche comprese), oppure leggersi il Manifesto. In questo caso farà bene a non pretendere di capire tutto subito, perché la mente, costretta a vedere il mondo da un’altra prospettiva, farà sempre obiezioni d’un mondo che fu e mai quelle d’un mondo che sarà.