IL PRIMO CURIOSO MOMENTO DEL MANIFESTO – LE FORZE DELL’ORDINE

Forze dell'Ordine e pecore

Come visto nell’articolo Ecco perché non puoi considerare Popolo Sovrano un partito uguale agli altri, la Riforma non è scaturita dall’avere delle idee, ma, al contrario, dal non averne. Nei sei lunghi mesi di lotta tra “teoria” e “pratica”, “soluzioni folli” e “dati reali”, la logica, nel prendere il sopravvento, ha creato tre strane ed impreviste situazioni. In altre parole, i “non ideatori” si sono ritrovati così lontani dai sentieri normalmente battuti che hanno dovuto fermarsi a fare il punto.

 

Verso uno Stato di Polizia?

di Claudio Bettinelli e Roberto Bonezzi – Vuoi per un motivo vuoi per l’altro, mentre il Manifesto usciva pian piano dalle “nebbie”, tutti i giorni ed inesorabilmente le Forze dell’Ordine crescevano d’importanza. Mentre si andava cioè delineando un mondo sempre più semplice e ordinato, dov’era addirittura impossibile corrompere, evadere, sprecare e rubare, la Forza più a contatto coi cittadini diventava sempre più necessaria.

In pratica, stava succedendo l’esatto contrario del previsto.

Quand’è che un cittadino ricorre infatti alle sue istituzione armate? Quando qualcosa non va o sospetta dei delitti. Dunque, che stava succedendo?

No, le Forze dell’Ordine non c’entrano

La Forza, tra l’altro, debordava sempre di più mentre il Parlamento, ridotto a Ciambellano di Corte, veniva lentamente esautorato da ogni possibilità d’intervento sulle questioni economiche.

La sensazione d’allarme era così inevitabile, perché nella Storia non sono stati pochi i paradisi diventati poi inferni per via di dettagli non ben calcolati. Non è un caso che oggi, nella mente d’ogni cittadino,”più Polizia” significhi anche “più dittatura”.

Alla fine, quando ci siamo fermati ad affrontare l’argomento, la risposta della logica ci ha decisamente tranquillizzati. Abbiamo comunque deciso di dedicarle un apposito capitolo nel Manifesto (Iva e Forze dell’Ordine) per tranquillizzare anche gli altri.

In breve…

Dal re malato, al re sole

Il cittadino del Manifesto è sostanzialmente un azionista del sistema. Il comando della nazione appartiene al Parlamento, ma come se questo fosse un Consiglio d’Amministrazione che deve soltanto rendere e produrre degli utili.

È un cittadino che conclude a tutti gli effetti l’ottocentesco passaggio di potere perché non si limita più ad eleggere i suoi servi per sparire nella torre per milleottocentoventisette giorni su milleottocentoventotto. Dal primo giorno all’ultimo della legislatura la sua presenza è assillante e coercitiva.

FORZE DELL'ORDINE SEMPRE E OVUNQUE

È un re che all’insediamento d’ogni nuovo Parlamento assegna addirittura un preciso budget ai singoli Ministeri (sulla base – ovviamente – di precisi progetti presentati in fase pre-elettorale). È  un re in grado di controllare tutti i conti pubblici in tempo reale. È un re capace di risolvere in una notte quello che oggi potrebbe trascinarsi per decenni e forse secoli.

Soprattutto, è un re che fa a meno di un numero gigantesco di “servi” perché – con politici e funzionari ridotti a lavoratori – gli Enti pubblici non hanno bilanci. Anche il welfare è, di fatto, gestito direttamente dai nobili , dai sovrani, senza più intermediari.

È insomma, questo Stato, completamente sottomesso al suo re, e così non può fisicamente incassare un solo centesimo oltre il budget assegnato, nemmeno andare in banca a farsi prestare soldi o mettersi a stampare titoli da far pagare ai nipoti.

È uno Stato che può certamente creare moneta, ma se lo fa la deve subito accreditarla ai padroni, cioè inviarla sui loro Conti Correnti Sovrani.

Per dirla in breve, è un lavoratore.

A queste nuove condizioni, quindi, i rapporti erano inevitabilmente mutati. La Polizia restava Polizia, la Guardia di Finanza sempre Guardia di Finanza, i Carabinieri sempre Carabinieri, i soldati sempre soldati, ma i cittadini – ora – erano sovrani veri. Non stavano più nella torre. E quindi?

Le Forze dell’Ordine sono “gli uomini del re”

E quindi, cosa fa il re quando, lasciate le stanze dove per centocinquant’anni è stato malato e assente, ora è in piedi, sano ed in vigore fisico, nelle sale del potere? Chi sono i suoi uomini? Su chi basa la sua forza?

I valletti sono importantissimi, ed anche i giardinieri, come pure il ministro delle Finanze, i cuochi, gli stallieri, i manutentori delle fontane, gli ambasciatori presso gli Stati Esteri, le guardarobiere, i camerieri, ed altre mille figure impiegatizie, servili, o dirigenti… Ma soltanto i moschettieri sono la forza e quindi il potere!

Con un re più vivo, Forze dell’Ordine più vive

Ma c’è di più! Ora il re è vivo, presente, vuole e comanda, e quindi è la stessa accresciuta velocità e dinamicità ad imporre una super attività ai suoi uomini. Non solo loro a muoversi perché arriva lui, ma corrono perché lui esiste e quindi finalmente comanda.

È proprio come per gli allevatori di pecore (si perdoni il rude esempio, tra l’altro già utilizzato in Seconda Linea, nel 2015): finché il gregge (dei funzionari e dei politici) se ne resta in stalla a farsi servire, i cani da pastore (la Forza) si limiteranno a star svegli la notte e a dormire di giorno.

FORZE DELL'ORDINE NEI CAMPIMa se il pastore (cioè noi cittadini, noi sovrani, il popolo, il re) un bel mattino apre la stalla per spingere le pecore all’alpeggio, il suo rapporto con le zampe veloci, le orecchie che sentono tutto, gli occhi che vedono al buio e soprattutto le zanne che si fanno obbedire, muterà in modi profondissimi.

Ora le “pecore” debbono produrre carne, lana e agnelli, e non debbono smarrirsi nel loro lavoro. Il cittadino, ora, ha un Reddito Sovrano da percepire, e quindi avrà centomila volte più bisogno delle sue Forze dell’Ordine, proprio come il pastore avrà centomila volte più bisogno dei suoi cani.

Forze dell’Ordine, alleati naturali del popolo

Finché se ne resta chiuso nella torre, insomma, dei suoi moschettieri non sa che farsene;  attorno al suo letto di malato ha fastidiosissimi camerieri e noiosi economisti che suggeriscono soluzioni; ma se scende dal letto e comincia a governare, allora vuole attorno a sé i suoi uomini.

I giardinieri, i lacchè, gli stallieri, i camerieri, i guardarobieri, gli idraulici, i gabellieri, vanno bene per fare ordine ed eseguire lavori tecnici. Ma nient’altro! Ora c’è troppa forza, troppo denaro, troppo potere regale e il re vuole spade veloci e uomini che non battano in ritirata!

Gli uomini del re, come detto molte volte, non sono come gli altri. È vero che risultano sul medesimo libro paga, ma sono alleati, non servi. Anche i ministri e i funzionari, è vero, possono essere definiti uomini del re, ma questo è solo un modo per indicare un rapporto di complice sudditanza. Tutto lì!

Un sovrano, infatti, non potrà mai dire loro: «Arrestate i moschettieri!», esattamente come nessun pastore ha mai potuto dire alle sue pecore: «Bloccate i cani e chiudeteli nel recinto».

Conclusione

La risposta della logica è insomma stata: «Volete governare? Governare davvero? Eh beh, non potete certo farlo con le pecore».

L’ingresso prepotente delle Forze dell’Ordine, dunque, era il segno della regalità del popolo che cominciava irresistibilmente ad emergere.

Rispettivamente Presidente e Segretario di Popolo Sovrano, hanno collaborato per mesi allo sviluppo del Manifesto. Partendo dalle idee di Seconda Linea, e consultando instancabilmente i dati della spesa pubblica e privata, hanno cercato di capire se fosse possibile strutturare uno Stato attorno al brutale concetto che: I PADRONI SIAMO NOI CITTADINI, E TUTTO DEVE GIRARE ATTORNO A NOI E AL NOSTRO PORTAFOGLI. Credono d’esserci riusciti.