IL VERO AMICO DEL POLITICO – Intervista di Mondo Padano

Di Claudio Bettinelli – Quanto tempo serve per scrivere un articoletto d’accompagnamento ad un’intervista?

Mondo Padano, settimanale cremonese, non è il New York Times, e per commentarlo non si è costretti a centellinare le parole. È vero che è un media importante per Cremona e provincia, perché da sempre, da quando è nato, è testata ricca, corposa, culturalmente valida (così com’è anche vero che Popolo Sovrano, al contrario, è una miserabile entità assolutamente sconosciuta e bisognosa di pubblicità). Tutto questo, però, può solo essere motivo d’orgoglio; non può impedire alle mani di scrivere! Dunque, che ci vorrà per l’articoletto? Cinque minuti, dieci, ed eccolo pubblicato.

MONDO PADANO – 8 GIUGNO 2018

E invece no!
Sui social, a dire la verità, e anche qui nel sito, ho messo il semplice scanner dell’articolo con la data d’uscita. Ma per le dieci necessarie righe dell’articolo: problemi. Perché? Ovviamente, perché c’è sotto qualcosa.

Ma cosa?

L’intervista è uscita venerdì 8 giugno, e oggi è il 13; sono quindi cinque interi giorni. Ogni tanto, fra le varie cose da approntare per il Partito, ho cercato di metterle giù quelle benedette dieci righe; ma non c’è stato niente da fare. Ogni volta ho finito col cancellarle. Perché? Perché ovviamente non sono convinto da….

Da cosa?

Dal punto di vista della sostanza, da nulla. L’intervista è davvero bella, e se si pensa alle enormi difficoltà percettive che deve affrontare chiunque voglia una panoramica della Riforma, si può dire che sia stata condotta in modi semplicemente perfetti. Fabrizio Loffi ha letto tutte le 48 pagine del Manifesto ed è quindi stato capace non solo di formulare domande profonde e articolate (non le “folkloristiche” che ci aspettavamo), ma in più, avendo compreso la meccanica della Riforma, ha potuto muoversi da un punto di vista storico e culturale. A farla breve, ci ha costretti ad affrontare – o più esattamente a scoprire – aspetti sempre trascurati per superficialità e ignoranza. Aspetti che adesso ci appaiono invece vitali, al punto che un giorno potrebbero addirittura fare la differenza.

Curiosando nei siti internet di tutti i giornalisti d’Italia non riusciremmo sicuramente mai a trovare una foto così perfetta come questa, rubata al Facebook di Fabrizio Loffi. Si tratta ovviamente di destino, e siamo quindi costretti ad agire in barba a tutti i diritti sulla privacy. È vero che la foto si trova ora in una pagina dove il grande Jean Jacques Rousseau è trattato – persino senza prove – un po’ come un “bandito”. Ma chissà?! Un giorno o l’altro, magari, si scoprirà che vendeva per davvero roba non sua e soprattutto taroccata 🙂

Non entriamo in dettagli filosofici che al momento non sarei in grado di sostenere. Diciamo solo che, per quanto mi riguarda, i miei pochi studi si erano molti anni fermati fa a Hobbes, al Leviatano, alla feroce e splendida logica dell’uomo che aveva già capito la miserrima situazione dell’individuo dinanzi alle immense forze di uno Stato. Una lezione, questa, allegramente trascurata da filosofi e masse, e sempre pagata a carissimo prezzo proprio quando tutto era ormai sotto controllo. Di Rousseau, invece, avevo solo il ricordo della profonda pena provata nel leggere le sue melense Confessioni (sì, melense, una vera tortura). Talmente melense che, pur trovando strano che la piattaforma grillina portasse il suo nome, non mi è mai passato per la testa d’indagare. In sintesi: alla larga!

COMPRERESTE UN’AUTO USATA DA UNO COSÌ? GUARDATELO BENE.

Per semplice ignoranza, quindi, in tutti questi mesi, io e il segretario non abbiamo mai cercato il passaggio logico che trasporta il cittadino illuminista dalla sua impeccabile ma bassa posizione di “metà suddito e metà sovrano” a quella molto più alta ed aggressiva del “sempre e comunque il re, e tu il mio servo”. Come detto sopra, un passaggio che dal giorno dell’intervista ci appare assolutamente determinante, e che sarà oggetto di interessanti e divertenti ricerche (i “non addetti ai lavori”, si sa, possono solo divertirsi).

Si tratta però d’una faccenda decisamente intrigante! Sappiamo tutti che la storia dei popoli risulta democraticamente felice o disgraziata a seconda del loro spirito; e quindi, già nell’applicazione pratica, c’è qualcosa che proprio non va. Lo Stato è una macchina, un’impalcatura, e proprio come un’auto o del cemento armato, deve fare il suo lavoro indipendentemente dalla gente. Che razza d’auto sarebbe una Toyota che funziona benissimo in Tanzania ma non in India perché i due popoli hanno spiriti diversi?!

Thomas Jefferson, terzo presidente degli Stati Uniti – Tremo per il mio Paese, quando penso che Dio è giusto.

Pensando poi agli infiniti soprusi compiuti dalle democrazie contro i propri popoli e quelli stranieri (e alla crudeltà che la superba ed elitaria forma di governo, già dai tempi dell’Antica Grecia, dimostrava verso tutte le altre) non è affatto improbabile che le basi delle mirabili costruzioni mentali settecentesche siano fragili, o addirittura disgraziate. Se poi si aggiunge che ogni popolo, inteso come massa, è per principio (e pure esplicita dichiarazione di più personaggi), nient’altro che una pecora da guidare con la spietata mano dell’esercito o la soave voce della propaganda, la faccenda del “metà sovrano e metà suddito” potrebbe, per i popoli dallo spirito sbagliato, essere l’anticamera del caos.
Insomma, non sappiamo dove ci porterà la lettura del Contratto Sociale di Rousseau (e testi collegati), siamo troppo ignoranti per prevederlo; ma di sicuro, sarebbe meraviglioso trovare delle falle in quei sistemi di pensiero. Già ne saranno state individuate parecchie (poco ma sicuro!) però noi potremmo dare la spallata finale. Chissà!? Magari ci assegneranno pure una laurea ad honorem.

Sogni d’analfabeti? Sogni d’ignoranti? Certo, ma anche l’ignoranza ha il suo bel valore. Si dice – e tutti conoscono il detto – che un problema sia impossibile finché non arriva qualcuno che non lo sa. Qualcuno, cioè, a cui nessuno ha mai spiegato che non si può risolvere.
Noi stessi, durante i sei mesi di ragionamenti, abbiamo avuto modo d’osservare (e solo a lavoro finito), che se fossimo partiti con l’esperienza del politico medio, e quindi già abbastanza alfabetizzati sul sistema, ci saremmo bloccati subito. L’immane problema delle Partecipate, ad esempio, ci sarebbe immediatamente balzato incontro, diventando il primo da affrontare. Che fine avremmo fatto, allora? La stessa del povero Grillo, massacrato da Eni e Telecom. Invece, affrontandolo da completi ignoranti della politica («Ehi! Ci sono anche quelle da vedere! Ne sai qualcosa, tu? Guarda un po’ su Wikipedia!») ci siamo ritrovati davanti alle smisurate montagne di m**** (di solito dai cento ai trecento chilometri d’altezza), protetti però da una logica già strutturata, solida, che andava solo messa alla prova. Tre giorni dopo, infatti, pur bianchi di paura (sì, navigavamo da mesi tra le smisurate onde dei conti pubblici, alte anche centinaia di chilometri: però quelle, almeno, erano fatte d’acqua), bianchi di paura, dicevamo, ma indenni. Anzi, persino rafforzati! Insomma, l’ignoranza come terra vergine apre sicuramente a nuove possibilità. Non a tutte, ma qualcuna sì.

Stamattina, però, la sesta dalla pubblicazione dell’intervista, ho finalmente capito (alleluja) cosa non andava. Non andava che, ancora una volta, mi stava sfuggendo la realtà delle cose. Sì, d’accordo, un articolo su un settimanale come Mondo Padano è fatto certamente positivo. Si va avanti, ci facciamo conoscere, piccoli ma significativi passi. Benissimo! Ma un presidente non deve mai dimenticare che la massa ha bisogno di rumore, e non d’informazioni, di colline brulicanti d’altre pecore, e non di logica, di testimonial che le permettano una comoda scorciatoia mentale, e non questioni da soppesare. Un segretario non deve mai dimenticare che il valore della pubblicazione, qualunque ne sia l’intelligenza di fondo, starà sempre al 99% nel puro e semplice rumore, nell’essere cioè sul giornale anziché su un semplice volantino. Se per assurdo ci fosse stato un difetto nelle rotative, e l’articolo fosse stato stampato una parola sì e dieci no (ma con ben visibile il nome di Popolo Sovrano) l’effetto avrebbe potuto essere identico, se non addirittura superiore. Certo, se il giornalista è intelligente, ecco che riesce ad arrivare all’ultimo “centesimo”, quello insensibile ai rumori di fondo, autonomo, che ha realmente bisogno di informazioni. A quel centesimo – diciamocelo pur chiaro – che probabilmente conta, fatto di uomini che si muovono per davvero alla frontiera delle cose. Però – ahimè – la democrazia vuole anche i voti del restante 99%. Ed è su quelli che presidente, segretario, ed iscritti dovranno restare sempre attenti e concentrati.

MENTRE DECIDETE SE COMPRARLA O MENO…

Ecco perché non riuscivo a scrivere! Questa verità doveva emergere, e soprattutto “emergere per sempre e per tutti”, e diventare così automatica.
La soddisfazione per l’intervista, quindi, e la grande novità dei discorsi illuministi, rischiavano ancora una volta di diventare il solito fuorviante errore percettivo, il solito terribile abbaglio di fondo. Persino l’arrivare un giorno a scoprire enormi falle nei precedenti sistemi di pensiero finirebbe con l’interessare soltanto l’1%, bastando sempre, agli altri, il semplice rumore della diatriba sui media – meglio ancora se con scazzottata finale. E in ogni caso, questo dovrà essere ben chiaro a tutti: «Ma dai!? Davvero Belen sta con Popolo Sovrano? E ha pure autorizzato il partito a mettere il suo tatuaggio nel logo? Graaaaaannnndddiiiiiii! Popolo Sovrano è davvero un partitone!! A proposito: hai sentito che vogliono far sparire il sistema fiscale? Per me sono dei pazzi, però pare che anche Gasmann, il figlio di…».

È UN’ARTE CONTROLLARE LA PROPRIA MENTE, UN’ARTE CONTROLLARE QUELLA DEGLI ALTRI.

O sublimi Maestri della Propaganda, o magnifici Conduttori di Popoli, o grandi Controllori delle Menti, perdono, vi chiedo umilmente perdono! Personalmente, mai più commetterò simili funesti errori percettivi! Mai più, neppure per due secondi di fila! Anzi, d’ora in poi vi prometto ‘rumore’, tanto ‘rumore’, solo ‘rumore’. Se i giornalisti vorranno darci una mano, e troveremo tanti volontari disposti a farne, allora, Rousseau o non Rousseau, sarà davvero fatta: ogni cittadino sarà re, e i sistemi fiscali nati per tormentarlo spariranno per sempre.

In questo momento, nel chiudere l’articolo, ho però delle curiose sensazioni. Mi sembra di sentire la voce d’un giornalista…
«Ma no, caro Bettinelli, magari fosse così semplice! Sì, è vero, il rumore funziona… E già! Batti e ribatti, alla fine tutto funziona. Ma non ha mai sentito il famoso detto: “Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire”? Oppure: “Ognuno sente solo quel che vuole”? Magari fosse così facile! Per noi sarebbe una passeggiata. Invece è peggio!».

Ahahahahahah!!! Non c’è proprio niente di facile, su questa terra!
Però adesso basta. O pubblico, o fra un mese sono ancora qui!
🙂

L’AVETE COMPRATA! BENE…

Presidente di Popolo Sovrano

Presidente del partito Popolo Sovrano, in una notte di furore dell’aprile 2014 ha gettato le basi per la definitiva conclusione delle rivoluzioni ottocentesche. Le idee, ufficialmente presentate nell’aprile 2015 nel sito di Seconda Linea, attireranno due anni dopo l’attenzione di Roberto Bonezzi, primo iscritto cremonese del Movimento 5 Stelle, diventando poi, in una profondissima e intensissima elaborazione a due, il documento ufficiale del partito. Si occupa delle questioni più teoriche e non ha il minimo senso pratico.