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IVA IN ALIQUOTA UNICA – UN FALSO PROBLEMA

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Le tasse non devono più esistere, e l’Iva (la “tassa non tassa”, perché “meritoria”) deve prima di tutto servire allo Stato per poter lavorare (fino ad un preciso Tetto Massimo) e al cittadino per poter guadagnare (dal Tetto in poi).

Politici e funzionari, però, potrebbero ritrovarsi senza un importante strumento operativo. Se il livello generale d’Iva è infatti deciso in fase elettorale, e l’aliquota resta immobile per cinque anni, potrebbero esserci dei problemi. È vero questo, o è del tutto falso?

Non c’è alcuna minorazione:

  1. Enti e Stato hanno le accise per colpire quello che non va, influendo indirettamente ma molto efficacemente nella direzione contraria;

  2. Enti e Stato non prendono più un solo centesimo nell’applicare le accise, e questo è eticamente perfetto;
  3. politici e funzionari eseguono con diligenza la contabilità di cui sono incaricati, ma non la inventano al posto dei padroni.

In ogni caso i cittadini hanno il diritto di capire all’istante come vadano i loro affari.

IL VIDEO

«Secondo la riforma di Popolo Sovrano, su tutti i prodotti e servizi andrebbe una sola e medesima aliquota Iva unica, e questo per l’intera durata d’una singola legislatura. Una rivoluzione normativa che potrebbe creare in qualcuno la perplessità che lo Stato potrebbe ritrovarsi senza un importante strumento di controllo. Ma è un vero problema questo? O non si tratta piuttosto di un altro passo avanti? Andiamo a scoprirlo in questo video».

«Ciao a tutti! Sarebbe un problema un’Iva uguale per tutti i prodotti ed cambiata, eventualmente, solo ogni cinque anni? Ovviamente no. Al contrario, sarebbe un decisivo passo in avanti nella conquista del potere da parte di noi cittadini. L’Iva, la tassa meritoria che da una parte deve mantenere lo Stato, e dall’altra creare il nostro reddito sovrano, diventa finalmente una questione elettorale. Il popolo, durante le elezioni politiche, deve cioè poter scegliere i partiti che gli indicano questa aliquota piuttosto che quell’altra. Perché? Perché il Parlamento, appena insediato, per legge deve renderla subito obbligatoria. In pratica, il popolo deve potersi comportare esattamente come il padrone di un ristorante che, dovendo assentarsi (ricordo a tutti che noi cittadini governiamo un giorno solo ogni cinque anni) decide in semplicità quale rincaro applicare indistintamente a tutti i piatti del suo ristorante. Così facendo, quel padrone toglierà per sempre ai suoi dipendenti (in questo caso cuochi e camerieri, per noi invece politici e funzionari) il diritto di mettere le mani nella contabilità sua e di creare così enormi complicazioni fiscali e soprattutto quella confusione che impedirà a lui (che sta lontano) e impedirà a noi (che governiamo un giorno solo) di capire in un singolo istante come stiano effettivamente andando i suoi affari».

«Con l’Iva stabilita però dai cittadini, qualcuno potrebbe pensare che verrebbe a mancare uno strumento importante per lo Stato, che non potrà più abbassare o alzare l’Iva per favorire o sfavorire determinati prodotti (e quindi, di riflesso, anche determinate fasce sociali). È proprio vero, però, che lo Stato si ritroverà paralizzato, senza più strumenti? O non sarà per caso vero che anche questo è un falso problema, come già visto per l’Iva al 50%?»

«Oggi il mercato è in grado di produrre qualsiasi bene di qualsiasi tipo in qualsiasi quantità e quindi in qualsiasi prezzo. Siamo fuori dai mercati antichi, i mercati delle grandi carestie. Tutti sapete benissimo che un’auto fatta a mano costa dieci milioni di Euro, mentre prodotta in serie possiamo portarcela via con diecimila. Quindi, non c’è alcun bisogno di abbassare l’Iva per favorire qualcosa o qualcuno, perché questa azione, drogando il mercato, ha certamente un effetto immediato, ma poi tutto sarà comunque determinato dalle solite leve di sempre, cioè la reale domanda ed offerta da parte del consumatore o utilizzatore! Inutile quindi continuare a destabilizzare il mercato e far vedere “che si lavora”».

«Inutile anche perché la verità è comunque quella che lo Stato non si troverebbe affatto senza strumenti per operare, ma, il contrario, con strumenti molto più potenti, perché molto più chiari e mirati, e quindi anche eticamente perfetti. Lo Stato dispone infatti ancora delle accise. Accise che moralmente è tenuto ad applicare quando deve deprimere un mercato. È suo compito, è suo mestiere fare questo. Ecco quindi – per fare un esempio – che se per motivi ambientali lo Stato vuole favorire il mercato dei pannelli solari e delle auto elettriche, e deprimere quello degli idrocarburi, altro non deve fare che alzare le accise su questi ultimi. Niente altro! Tassandoli forte, gli idrocarburi, si svilupperà alla svelta e bene il mercato contrario, cioè il mercato dei pannelli solari, delle auto elettriche, delle batterie domestiche di riserva per la notte, e di altri trucchi per rendersi energeticamente indipendenti. Aumenterà la domanda, i prezzi all’inizio saliranno, è vero, è vero, saliranno, ma poi aumenterà rapidamente la concorrenza e quindi crolleranno. Lo Stato, però, in tutte queste operazioni, non solo agirà in modo semplice ed univoco, ma non percepirà mai un solo singolo centesimo, perché tutte le accise saranno ogni notte accreditate sui Conti Sovrani dei cittadini. Siamo quindi in presenza di una perfezione operativa davvero totale, sia per la chiarezza e la semplicità degli strumenti, sia per l’eticità di accise non più legate alla fame statale. Il lavoro degli imprenditori non verrà mai intralciato, non serviranno consulenti per milioni di tonnellate, e tutto procederà bene e in maniera veloce nella direzione voluta dallo Stato».

«Attualmente il mercato è continuamente turbato dalle infinite scelte dei nostri dipendenti. Non solo esistono aliquote tipo diverso, ma anche somme a fondo perduto, contributi, aiuti di Stato, chi ne ha più ne metta, crediti d’imposta, agevolazioni, ammortamenti fiscali, leggi deroga, bonus… È tutto un ginepraio di condizioni che costringeranno ad utilizzare costosi consulenti e costringeranno lo Stato stesso a sostenere poi i dovuti accertamenti, tutte le domande che verranno fatte dai cittadini e dagli imprenditori, e anche a dover trovare i soldi, i fondi per ecc. ecc.».

«Inoltre, la situazione di oggi, complicata da infinite leggi fiscali, attenzione bene, impedisce a noi cittadini la misura esatta, al centesimo, di quello che effettivamente si va a comprare e vendere nella Nazione, e quindi il senso della nostra reale economia, e quindi di quello che sarebbe, un giorno, applicando la riforma di Popolo Sovrano, il nostro potenziale reddito».

«Inoltre, come ben spiegato da Popolo Sovrano nel Manifesto, si impedirebbe per sempre ai nostri politici e funzionari di fare i “commercianti”. Cioè, di svolgere un mestiere che non compete loro per principio e per il quale, fra l’altro, come abbiamo potuto osservare per decenni, nemmeno sono portati. E questo è un vantaggio che non ha prezzo».

«Saluti da Popolo Sovrano!».