UNA RIFORMA EPOCALE

In un mondo retto dall’Art. 1 della Costituzione non possono per principio esistere tasse, perché, essendo i cittadini SOVRANI, possono soltanto incassare. Infatti, lo Stato – e con lui tutti gli Enti in cascata – quando ha percepito l’ultimo centesimo d’Iva annuale assegnatagli in sede elettorale, coi soldi chiude completamente. Il centesimo successivo, o gli ulteriori miliardi d’Iva introitati, andranno tutte le notti sui Conti Sovrani dei singoli cittadini PADRONI.

È una questione di logica: o così, o accettare un errore alla base, e quindi il vaso di Pandora che tutti conosciamo.

L’Iva in aliquota fissa su tutti i prodotti e servizi sarebbe quindi un’eccezione al sistema? Assolutamente no, perché si tratta di un corrispettivo legato alle caratteristiche materiali e immateriali di tutto quel che viene venduto, e non di una tassa. Se il costo dell’auto dal concessionario è un corrispettivo, allora lo è anche l’Iva prelevata in via elettronica (l’aliquota unica sempre ovviamente per impedire agli stipendiati di fare i commercianti, ma permettere però a noi SOVRANI di capire in un singolo istante come stia realmente andando l’economia).

Nemmeno l’esborso mensile per sostenere il welfare (una percentuale fissa della liquidità residua presente sui conti correnti personali e aziendali della nazione) è una specie di tassa, perché chi vuole può sottrarsi con estrema facilità all’ordine del Parlamento. Un SOVRANO, infatti, non può mai essere comandato di pagare, perché è tutto suo.

Per principio, non possono esistere tasse.

La questione va invece vista così: con l’Iva al 20% si carica il popolo d’un ulteriore peso; con l’Iva al 25% lo si tormenta; con l’Iva al 30% lo si uccide; con l’Iva al 50% – sorpresa magnifica e benvenuta – lo si libera di colpo da tutte le pastoie inventate dagli stipendiati, perché lo Stato riesce a vivere finalmente del suo lavoro e quindi può scomparire il sistema fiscale e le accise e gabelle (sempre eticamente necessarie) possono essere restituite tutte le notti.

I prezzi dei prodotti? Invariati: l’Iva è alta, ma non ci sono tasse. I debiti pregressi? Leggere il Manifesto e felicitarsi o inorridire.

La novità vera? Solo nella libertà e nei rapporti finalmente corretti tra padroni e stipendiati. La rivoluzioni ottecentesche vanno portate a termine. È già passato troppo tempo. Dobbiamo svegliarci.