Tassa TARI Versailles, Milano stipendiati gabelle

MILANO – ARRIVA LA STANGATA SUI RIFIUTI. TARI PIÙ CARA PER 483.000 CONTRIBUENTI.

Oggi il cittadino è l’unico padrone sulla terra tormentato ad ogni piè sospinto dai propri subordinati per questioni di soldi. Nello Stato riformato, invece, dove i cittadini sono davvero sovrani, e i dipendenti sono davvero “servi”, gli uomini dei Servizi tacciono, si danno da fare, provvedono, non guardano nelle tasche dei padroni, e se debbono imporre delle gabelle per motivi di ordine e sicurezza, non le incassano. Un articolo da leggersi adagio, con calma, quasi gustandosi il cappuccino la domenica mattina.

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È mattina presto e il sovrano della nazione (tu, lui, noi, tutti), sta distrattamente leggendo le notizie quando, arrivato alle ultime pagine, VAMP!, gli va di traverso il cappuccino.

«Accidenti! La TARI!»

Non è solo una faccenda di soldi (magari!). Da bravo cittadino, mentre addenta la brioche alla crema, dovrebbe infatti avere il coraggio di superare quel leggero senso di nausea e leggersi il denso articolo per sapere (o almeno intuire) quanto si dice attorno ai suoi soldi, alla sua città, al suo Comune, ai suoi costi, alla sua politica, alle sue tasse…

Lui è il padrone, il popolo sovrano della Costituzione, dovrebbe sempre essere ben informato, è il dovere di ogni cittadino…

E allora, assieme alla crema, ingurgita dei dati.


COMUNE DI MILANO
Tari 20108

  • Avvisi di pagamento: 631.000
  • Bollettini alle relative utenze: 553.000
  • Bollettini ad utenze non domestiche: 56.096
  • Uffici a cui il Comune non ha inviato l’avviso: 19.000
  • Contribuenti in attesa di rimborso: 145.000
  • Aumenti complessivi (rispetto al 2014): 40 milioni di Euro
  • Aumento delle tariffe (esempio) per 100 mq con 3 componenti (rispetto al 2017): 18 Euro
  • Aumento delle tariffe (esempio) per 80 mq per 3 componenti e box pertinenziale di 20 mq: 70 Euro
  • Aumento delle tariffe (esempio) per 300 mq per 4 componenti (rispetto al 2017): 30 Euro
  • Aumento delle tariffe (esempio) per 140 mq per 4 componenti e 8 box pertinenziali di 20 mq ciascuno: 35 Euro
  • Sconti per chi non è single e ha un box auto “pertinenziale”: 10 Euro
  • Agevolazione del 25% per i nuclei di 4 o più persone in case sotto i 120 mq
  •  Sconti fino al 50% per le attività commerciali e industriali che producono generi alimentari e cedono gratis parte del cibo in eccedenza alle onlus (donazioni “tracciate” e sgravi calcolati secondo la quantità).

In ogni caso, per il rimborso dei 10 Euro del box auto:

  • A) scaricare la modulistica e la documentazione dal sito della Regione;
  • B) allegare le fatture emesse, la carta d’identità, e i certificati bollati del vincolo di pertinenza;
  • C) inviare per Posta Certificata e attendere;
  • D) mancando una risposta, promuovere entro 90 giorni un ricorso, appellandosi al giudice tributario;
  • E) in caso di ricorso al giudice tributario formulare con grande attenzione i precisi dati: rivolgersi quindi ad un commercialista (il consiglio di Consigliere comunale).

A parte la noia mortale, il cappuccino di traverso, il senso di colpa dal legger troppo veloce, lo schifo che prova nell’immaginare l’ambaradan esteso a tutt’Italia – e a parte pure il fatto che (da qualche parte) aveva ben letto che i costi dovevano calare del 2% («Perché aumentano? Fammi un po’ vedere. Perché hanno… Eh?… Cosa…? “Accolto la direttiva”? Ma che generosi! Per la TARI si sono piegati ad “accogliere umilmente la direttiva”!») – c’è qualcosa che comunque non va.

Tutta la gente del Comune di Milano (e di altri 8.000 comuni) fa parte del sistema pubblico, e quindi sono suoi stipendiati, suoi dipendenti; volendo, dato che è un vero e proprio sovrano, addirittura dei servi.

Ebbene: quale re, principe, sovrano, duca, barone, marchese, conte, padrone, titolare, datore di lavoro, proprietario, dittatore, industriale, capitano, ammiraglio, comandante, ufficiale, presidente, generale, è mai stato tormentato – per quattro soldi – dai suoi subordinati? Subordinati nonché dipendenti, servi, sottoposti, assunti, stipendiati, schiavi, sudditisalariati, subalterni, inferiori, e vassalli?

Nessuno.

Guarda caso, nello Stato di Popolo Sovrano, Stato dove i re fanno i re e i servi fanno i servi, i dipendenti pubblici non fanno calcoli, non vanno a contargli i metri, non lo costringono a dichiarazioni, ma si limitano a lavorare.  Proprio come a Versailles, dove i nobili stanno qui, accuditi e riveriti, e i servi stanno , a lavorare. Non lo avvisano che “dovrebbe fare qualcosa”, o che gli arriveranno magari “delle pendenze da saldare”. È tutto gratis, lavorano, e in silenzio.

Certo, anche a Versailles (se il re lo vuole, o è concordato tra i nobili), i servi possono imporre dei pagamenti, ma sempre e soltanto, però, in termini etici, cioè al modo dei Poliziotti, dei Carabinieri, dei Vigili del Fuoco, delle Guardie Forestali, della Guardia di Finanza, dei Vigili Urbani… In pratica, di qualsiasi Ente che, ritrovandosi nella situazione di dover arginare certi comportamenti, deve ovviamente multare, o imporre gabelle, e far pagare per dissuadere. Per il resto, lavorano gratis.

Tutto è già pagato a monte, e anche se a volte assegnano multe (o gabelle, o accise), non le incassano mai. Sono dipendenti, ci mancherebbe altro che si mettessero ad incassare! E se c’è qualcosa da pagare, comunque, quelli sono tutti soldi che arriveranno sui Conti Sovrani dei cittadini padroni.

Nello Stato di Popolo Sovrano nessun dipendente è quindi in grado di trasformare un’attività pubblica in un’impresa lucrante sui padroni. Tra l’altro, in un Servizio come quello della Nettezza Urbana, nemmeno avrebbe senso parlare di multe o gabelle, perché il cittadino del cappuccino, stamattina, avendo messo fuori dalla porta dei rifiuti non conformi, li ritroverà al suo posto.

«Errore di carico 308. Separare i quotidiani dalle riviste. Ritiriamo la prossima volta».

Lo Stato, in questo specifico caso, potrebbe imporre delle gabelle molto pesanti alle imprese che producono imballaggi, al fine di abbattere drasticamente la plastica e i cartoni. Ma in ogni caso, senza mai poter incassare un centesimo. Il problema sarebbe risolto, ma i soldi andrebbero tutte le notti al signore del cappuccino, al padrone di tutto.

Non ci sono “altri” soldi, né ci possono essere. Il cittadino di Popolo Sovrano, infatti, alla mattina è sempre rilassato perché sa che i suoi dipendenti sono già interamente pagati dal budget deliberato in sede elettorale. Sa che non hanno mai bisogno di soldi perché tutte le notti, in direzione dell’Ente e dei suoi uffici, arrivano le percentuali d’Iva assegnate, e non c’è “altro denaro” di cui si possa parlare.

Per concludere, rimandiamo i sovrani ad una vecchia pagina di Seconda Linea (per la logica dei rifiuti), e al Manifesto (per i nuovi e padronali giri di denaro).

Buona lettura, padroni!