PER QUALCHE ISCRITTO IN PIÙ

Per qualche iscritto in più

Per andare incontro alla massa ‘scottata’, Popolo Sovrano avrebbe dovuto nascere come movimento, ma sarebbe stata una scelta un po’ ruffiana.

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di Claudio Bettinelli e Roberto Bonezzi – Il Manifesto non era nemmeno concluso (siamo a maggio/giugno 2017),  il partito era ben lungi dal nascere (“chissà se le logiche che saltano fuori non complicheranno tutto invece di semplificarlo”), ma già bisognava risolvere un grosso problema d’immagine.

«Partito o movimento? Come lo chiamiamo?».

La risposta di tutti è stata univoca.

«’Movimento’, assolutamente! La gente odia i partiti, non li vuole nemmeno sentire nominare. Se non lo chiamate ‘movimento’, partite già col piede sbagliato».

Un consiglio più che corretto, perché la gente, storicamente scottata, da alcuni anni preferisce i non meglio definiti movimenti a dei chiari progetti che un giorno, ahimè, potrebbero però risultare sbagliati, o essere addirittura traditi. Siccome movimento è una faccenda molto più indistinta, viscerale, meno impegnativa, che lascia per principio aperte molte porte…

La gente, poi, è anche mentalmente pigra. Come foche al sole dopo le lunghe battute di caccia, una volta arrivata a casa non vuol certo occuparsi di altre questioni impegnative e noiose, ma solo inveire e lamentarsi, battibeccando su tutto. Se nel coro delle lamentationes, poi, c’è anche gente famosa e potente, allora può pure divertirsi. Insomma, vuole rilassarsi.

Così, la scelta del grigio e dell’indeterminato – ma anche dell’emotivo e del non impegnativo – diviene molto accattivante, non solo perché lo stress mentale sarà minore, ma anche perché alla peggio ci si potrà sempre eclissare senza essere troppo notati e quindi soffrire cocenti umiliazioni.

Insomma! Per noi la scelta doveva essere l’altra. Anzi, gira e rigira, non c’erano nemmeno scelte.

«No, dico di no. Come possiamo definirlo un movimento? Sarebbe una truffa»

«Sì sì, sono più che d’accordo. Anche dal punto di vista delle nostre stesse idee…».

«Eh già! Sarebbe proprio come uno sminuirle ai nostri stessi occhi. Ci crediamo o no nelle logiche che stanno saltando fuori? Chiamarlo ‘movimento’ sarebbe come mettere subito le mani avanti, un tenersi sempre aperte delle vie di fuga. Ma se vogliamo fuggire, fermiamoci qui e buonanotte! Giusto?»

«Sì sì, non possiamo chiamarlo ‘movimento’!»

Così, alla fine, i benevolenti e lungimiranti consigli commerciali hanno dovuto essere messi da parte, un po’ perché riduttivi nei nostri confronti, e un po’ perché disonesti nei confronti di chi si sarebbe avvicinato a Popolo Sovrano.

Fosse un giorno nato, Popolo Sovrano avrebbe avuto un pensiero già assolutamente formato, una logica struttura e stringente, e quindi precisissime parole. Che avrebbe mai avuto a che fare con dei movimenti che – quando veri – nascono proprio per dare una struttura razionale a gruppi di sensazioni che emergono confusamente e caoticamente?

Detto in altre parole: come avremmo potuto mascherarci “per qualche iscritto in più”?

Pagheremo ovviamente cara la nostra scelta. Però, oggi, Popolo Sovrano è esattamente quello che dichiara d’essere: un partito come quello dei vecchissimi tempi, con idee chiare, a tutti note, e che non muta come bandiera al vento perché sa esattamente dove andare e perché.

ISCRITTI E PARTITI

Rispettivamente Presidente e Segretario di Popolo Sovrano, hanno collaborato per mesi allo sviluppo del Manifesto. Partendo dalle idee di Seconda Linea, e consultando instancabilmente i dati della spesa pubblica e privata, hanno cercato di capire se fosse possibile strutturare uno Stato attorno al brutale concetto che: I PADRONI SIAMO NOI CITTADINI, E TUTTO DEVE GIRARE ATTORNO A NOI E AL NOSTRO PORTAFOGLI. Credono d’esserci riusciti.