Prima critica al Manifesto: finanza e linguaggio

È vero che per un osservatore esterno la Riforma non è nient’altro che un diverso giro di denaro (com’è vero – ahimè – che il Manifesto è assai pesante da leggere). Tuttavia, non sono pervenute critiche alla logica di base. 

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Di Claudio Bettinelli – A quasi due mesi dalla costituzione del Partito – e quindi dalla pubblicazione del Manifesto – i commenti alla Riforma sono stati positivi dal punto di vista della logica: è inattaccabile, ineccepibile dal punto di vista astratto, e simili.

Qualcuno ha però parlato di sola riforma finanziaria (non politica), gettando noi fondatori in uno strano sconcerto. Durato poco, per la verità, perché è vero che la Riforma parte da granitiche questioni di identità, ma proprio per questo la faccenda diventa subito pesantemente finanziaria. E dunque, anche se la critica non è vera “alla base”, resta comunque più comprensibile.

Le sole perplessità a cui non abbiamo saputo dare risposta sono state quelle relative al linguaggio utilizzato. Non perché brutale (l’intento d’imprimere nella mente le tre famose figure di base è più che chiaro) quanto piuttosto per la ripetitività; certi termini (servo, padrone, alleato) non si limitano a suggerire ed evocare, ma voglionopretendono, impongono ed alla fine schiacciano e stancano.

Più che corretto! Quando una persona, giunta a pagina 10, ha già capito l’antifona del “Io sono il re, voi invece i miei servi, e quelli i miei uomini”, ripeterglielo fino alla 48 è crudeltà.

Vedremo quel che si potrà fare (molto probabilmente, niente). Per il momento, comunque, non sono pervenute critiche alla logica di base; e questo è quel che conta.

Presidente di Popolo Sovrano

Presidente del partito Popolo Sovrano, in una notte di furore dell’aprile 2014 ha gettato le basi per la definitiva conclusione delle rivoluzioni ottocentesche. Le idee, ufficialmente presentate nell’aprile 2015 nel sito di Seconda Linea, attireranno due anni dopo l’attenzione di Roberto Bonezzi, primo iscritto cremonese del Movimento 5 Stelle, diventando poi, in una profondissima e intensissima elaborazione a due, il documento ufficiale del partito. Si occupa delle questioni più teoriche e non ha il minimo senso pratico.