PRIMO CONTROLLO ELETTORALE

 

È il controllo della direzione, il solito “destra/sinistra”, su cui si basa attualmente la politica. Non si tratta ovviamente d’un meccanismo rigido nelle mani del popolo (il Parlamento è sempre libero di agire come meglio crede), quanto piuttosto della visibilità che ne hanno le Camere, e per conseguenza una visibilità nota a tutti, plateale, e per conseguenza nazionale.

Garantito nelle Camere dallo specifico Regolamento per la formazione dei Gruppi Parlamentari, costringe i politici che vogliono essere eletti a parlare di contrapposizioni ideologiche perché poi obbligati ad evidenziale e mantenerle in sede camerale (vedi appunto il Regolamento). Attualmente non è però più in grado di trasmettere la volontà popolare perché non ci sono più, per disgrazia o per fortuna, delle direzioni. L’elettorato, infatti, un tempo suddiviso in chiare e contrapposte classi sociali, supportate anche da ideologie molto differenti, si è frantumato in migliaia di nuove attività e posizioni economiche. Così, l’immagine che arriva in Parlamento è da circa quarant’anni piuttosto confusa, di colore uniforme, e l’organo più importante della Nazione finisce con l’agire in base a riferimenti extra nazionali, dato che dall’interno non riceve più stimoli chiari (scomparsa della destra e della sinistra).

Va rapidamente integrato dal Secondo Controllo Elettorale, anche per impedire che i partiti – che non sanno più dove andare, come, perché, con chi, contro chi, per quali interessi, contro quali interessi – si coalizzino in una sorta di partito unico al potere, uno strano amalgama di corpi e anime che, per pura necessità d’esistere (occultare cioè il vuoto), dinanzi al popolo è sempre in giostra e baruffe per fargli vedere che pensa e s’impegna, ma che quando dà le spalle al padrone altro non è che uno dei tanti maggiordomi della finanza mondiale (nobilizzazione esteriore della politica). Non a caso, infatti, dalla finanza arrivano sempre stimoli chiari, forti, molto colorati, e ben avvolgenti.