Non vi è alcun dubbio che il reddito di cittadinanza sia in linea con le necessità dei tempi. L’aumento della potenza robotica è esponenziale, e anche se l’innovazione innescherà via via sempre nuovi lavori, la famosa “piramide sociale” andrà invertendosi sempre di più. Oggi questa piramide si sta rovesciando, è quasi un cilindro, ma il fenomeno, proseguendo, prima o poi ce la mostrerà con la base più larga in alto. Sempre meno gente lavorerà (i tempi tra un lavoro e l’altro si allungheranno), e alla fine la piramide si ritroverà in piedi sulla punta, o addirittura in aria.

In pratica, per uno che lavorerà, dieci, cento, mille, diecimila, un milioneun miliardo ecc. mangeranno. Il processo è in atto e non si fermerà, andrà accelerando.

QUELLO CHE IMPARO STAMATTINA, OGGI POMERIGGIO LO SAPRANNO FARE TUTTI I ROBOT DELL’UNIVERSO

Anche ad un’analisi superficiale, però, c’è qualcosa che non va in questo reddito “di cittadinanza”. E non va perché la definizione non viene dal padrone ma da chi ha il comando (il Parlamento).

Reddito di “cittadinanza” è infatti un’espressione ambigua e confusa. Ma non è certo una novità! Nella nazione, quando si passa in questioni da “questo è mio e questo è tuo”, non c’è mai niente di sicuro e quindi di chiaro, proprio perché il termine cittadino (da qui quel tipo di “reddito”) non vuole dire niente.

Cittadino significa infatti “acculturato”, oppure “non contadino”; o anche “persona che prende decisioni nell’agorà”. È un termine che afferma un particolare status mentale, o culturale, o relazionale, ma non uno status padronale.

È come se l’azionista d’una società dominata da un ricco e grasso Consiglio d’Amministrazione si ritrovasse a dire: «No, non sono un azionista. Siccome abito dentro i caseggiati di quest’azienda (e assieme agli altri eleggo il Consiglio d’Amministrazione) sono un aziendino».

Aziendino è una parola molto sciocca, ma cittadino non è certo più intelligente. Entrambi i termini non vogliono dire nulla perché sono solo espressioni geografiche.

Con queste premesse, dunque, è normalissimo che quando si parlerà di soldi il sistema andrà in tilt. A guardare la Costituzione, il cittadino potrebbe ad esempio configurarsi come un vero e proprio padrone («Ehi, Mario, guarda un po’ quanti diritti ha il cittadino italiano!»), ma allo stesso tempo, stringi stringi, è sempre il miserabile nessuno che si può tranquillamente ignorare («Spiace, ma dovrà arrangiarsi, noi politici e funzionari non possiamo fare miracoli).

Il poveretto è proprio il buon “aziendino” di prima, e quindi, con un’identità fatta tutta di status mentali anziché di proprietà, lo Stato oscilla grottescamente tra “i grandi diritti del Sig. Cittadino” e “la grande pietà verso il Sig. Cittadino”.

Il risultato?

Il risultato è che l’intero sistema ha finito con l’impestarsi di pensionati baby, d’imboscati “che occupano posti pubblici per pietà”, di “lavoratori inutili però socialmente utili”, di gente che si limita a timbrare il cartellino ma non viene mai licenziata “perché morirebbe di fame”, di finti ciechi tollerati perché “altrimenti non saprebbero che fare”, di finti storpi che “però, poveretti, hanno figli”… È tutto vero, tutto finto, e tutto falso. Tutti sanno molto bene come van le cose in Italia… ma quella gente dovrà pur mangiare!

OK! Che mangi pure! Ma chi sono io? Chi sono quelli? L’aziendino, gli l’azionista i cittadini  o i “non contadini”?

RICCHEZZE INFINITE

Occorre superare l’impasse una volta per tutte, e dichiarare che l’Italia è una proprietà di sessanta milioni di padroni. O un regno dove governano sessanta milioni di sovrani. Che ne conseguirebbe a tale dichiarazione? Ovviamente, che tutti gli immensi splendori d’Italia e le infinite ricchezze dovranno rendere dei soldi. Non importa che i Padroni/Sovrani siano uno, quattro, ventotto, centodieci, tremila, centomila o sessanta milioni: come tutti i padroni – e come tutti i re – gli italiani dovranno incassare, incassare, e poi ancora incassare. Esiste quindi un reddito di base senza il quale non potranno certo esserne aggiunti altri: è il reddito che possiamo chiamare Padronale ma che la Costituzione stessa ci costringe a definire Sovrano. Partendo da questo reddito, chiarito il concetto di base, ecco che ci accorgiamo subito di come i vari redditi di cittadinanza, o di dignità, o di inclusione, altro non siano che i soliti atti di pietà verso il povero aziendino. Non che sia vietato aggiungere altri redditi (fratellanza, dignità, inclusione, sostegno, integrazione, compensazione ecc.) ma prima deve essere soddisfatto quello padronale! «Quale dignità, o servi canaglia del Parlamento, quale cittadinanza, quale inclusione? Io sono il vostro padrone e voi dovete produrmi un reddito!». Questa è la base mentale di partenza! Ovvio che poi gli azionisti potranno sempre ben aiutarsi tra loro, ma dopo che saranno stati pagati i dividendi, giusto? E non prima!

Qualunque altra logica che non configuri i titolari della proprietà ultima, lasciando sempre nel vago la questione, inserirà sempre nel sistema degli eletti e dei funzionari che si ritroveranno a vivere la loro attività in un’ottica di fatto padronale, proprietaria, e – se non proprio sovrana – sicuramente nobile. Quindi folle! Questo è quello che è sempre avvenuto in Italia, dove i politici hanno sempre gestito le sostanze come se ne fossero i padroni. Nell’ambiguità, questa è infatti la perfetta normalità! Se in una grande villa il padrone non si vede mai, e (anzi) nemmeno esiste per definizione, chi ne diverrà alla fine il titolare? Chi sarà di fatto il vero re e sovrano? Ovviamente i servi. E questo – anche se saranno bravi, onesti, virtuosi – sarà la maledizione che prima o poi tutti pagheranno cara. Non si tratta infatti di essere onesti o disonesti, ma di questioni molto più profonde. Il punto di vista del servo, infatti, non sarà mai quello del padrone, e quindi – con un capitano che non solo decide la rotta ma pure l’uso di tutte le risorse dell’armatore – il caos è garantito sia in termini di obiettivi che di mezzi. Non abbiamo forse visto – tanto per fare un esempio sotto gli occhi di tutti – cosa sta succedendo al mare? Ogni servo di una qualsiasi Amministrazione pubblica del pianeta prende il suo stipendio, è sereno, e non si sente responsabile di alcunché. Intanto le balene mangiano la plastica e intere parti dell’oceano muoiono. Se noi padroni avessi potuto realmente decidere delle nostre sostanze, già decine di anni fa avremmo organizzato la pulizia perfetta e profonda di fiumi e laghi. E si badi! Questo disastro del mare è avvenuto in pochissimi decenni. Domani, col crescere della potenza in tutti i settori, il disastro arriverà in soli vent’anni, poi in dieci, in cinque, in…
Oggi il padrone serve più che mai.
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Domanda: anche i Soldati, i Carabinieri, la Polizia, la Guardia di Finanza, e tanti altri delle Istituzioni di sicurezza sono dei servi? No! Gli uomini del re, esattamente come i cani pastore dei conduttori di greggi, sono degli “alleati”. Curano gli interessi del popolo, ma non appartengono a quella massa che – ad esser schietti – dovrà rendere lana, latte, e carne. 
Alleati naturali del padrone, sono infatti il suo occhio, la sua lunga mano, la sua forza. Sono quelli che vedono nella notte, e sanno sempre cosa sta succedendo. I politici e i funzionari (nonostante cerchino sempre di presentarsi al popolo come amici ed alleati) sono invece proprio quegli elementi che debbono solo rendere, rendere, rendere, e ancora rendere, proprio per garantire un reddito sia ai padroni che agli alleati. Attuando la Riforma, le Forze dell’Ordine diventeranno finalmente il diretto strumento del popolo per controllare tutti i dipendenti “da reddito”.
Gli uomini del re – ripetiamolo – non “producono”. Se tutto va bene, oltre a guardarsi attorno non fanno assolutamente nulla. Però sono la base su cui si regge tutto. Nei settant’anni dall’ultima Guerra Mondiale, coi servi a farla da padrone, hanno mantenuto ordine e disciplina e così il sistema, pur fortemente devastato, pur impestato da funzionari di nessun valore e da politici assai scadenti, non è andato distrutto. L’Art. 1 della Costituzione, che recita: «L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro» è dunque volutamente falso. Come tutte le organizzazioni, infatti, l’Italia poggia sulla Forza: e solo se quella regge, c’è un vero futuro per tutti.
Popolo Sovrano lascia ora il suo lettore a confrontarsi con tre filmati, cioè tre “immagini” che rimarcano a livello emotivo le idee sopra espresse. Nel primo troverà soltanto “uomini del re”: siamo alla frontiera, e l’ordine mentale va mantenuto a qualsiasi costo. Qui, ovviamente, di politici e funzionari, neanche l’ombra. Nel secondo video si nota bene come quello che è impossibile per il cittadino (inerme e cieco come un pastore nella notte), per gli uomini del re è normale routine. Nel terzo, ecco la grande confusione dopo interi decenni di ruoli capovolti: un uomo del re (un alto ufficiale dei Carabinieri) non sa che fare di fronte a un servo che, a forza di vivere in palazzi nobiliari, si crede ormai così conte tra le contesse e così barone tra le baronie da trattare con nobile alterigia un prete che, in quanto cittadino, è il suo padrone.
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