Sei vaccinato contro gli economisti?

.SUMO come simbolo della lotta contro gli economisti

VACCINO – Istruzioni per l’uso

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Popolo Sovrano non ha nulla contro economisti (fra l’altro identici agli altri studiosi perché ci sono i “bravi”, i “buoni”, i “belli”,  i “brutti”, i “cattivi”, gli “addormentati”, gli “svegli”, gli “analisti”, i “sintetici”, i “logorroici”, ecc..), ma questi restano in qualche modo incompatibili con la Riforma. Proprio come i commercialisti, dovranno profondamente riciclarsi. Per un economista, infatti, uno Stato impossibilitato ad emettere Titoli è una contraddizione in termini, e una finanza pubblica autorizzata a stampare moneta “a patto che entro il mattino successivo questa sia accreditata sui Conti Sovrani dei cittadini” è follia allo stato puro (e limitati strumenti di lavoro).

“Belli” o “brutti” che siano, comunque, alcuni di questi eruditi sono abituati a parlare linguaggi che mettono il cittadino sovrano nell’umiliante situazione di non comprendere i discorsi. Un grave errore questo, perché tra la gestione d’una casa e d’un impero – come diceva la signora Thatcher – non ci può essere molta differenza. È vero che a causa delle complicazioni tecniche ogni scienza è oggi difficilmente traducibile ai non esperti, ma resta però sicuramente traducibilissimo lo sconcerto che i SOVRANI provano di fronte agli astrusi ragionamenti di certi loro costosissimi SERVI.

Inoltre – faccenda peggiore – “dopo aver aperto le viscere dell’animale e sondato per ore reni, milza e fegato”, alcuni di questi eruditi – “mentre l’esercito attende timoroso il responso degli Dei” – nemmeno amano dare delle sintesi: “si lavano le mani insanguinate e se ne vanno”. Se interrogati da qualche collega, un giorno, forse, faranno una relazione sul pancreas, solitamente poco esaminato.

La presente pagina, quindi, non è un’opera di fantasia, ma un vero e proprio vaccino che, al posto di inoculare organismi moribondi, inocula “cazz*te” giganti utili a rafforzare il sistema mentale. Leggendola, il “paziente” svilupperà gli anticorpi necessari ad azzerare il debito pubblico nell’arco di una singola legislatura (o poco più – si veda Il Manifesto). 

 

Attenzione! Qui si parla del debito pubblico e solo del debito pubblico!

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Siete alti 1,80 metri e pesate 380 chili. Sulla cartella c’è per l’esattezza scritto 382. Siete in ospedale, in piedi davanti ad un nuovo dottore – un vero luminare, un super titolato che insegna pure all’università – ma non però ricoverati; quando la visita sarà finita, pagherete l’onorario e ve ne tornerete a casa. La visita è stata resa possibile da persone amiche, perché solitamente ci vogliono sei mesi, e voi sperate in una dieta non troppo impossibile.

Ormai sono cinque minuti buoni che guardate dall’alto in basso il grandissimo pozzo di scienza (Bocconi? LUISS? Sapienza? Tor Vergata? Bologna? Venezia? Padova?) e non ce la fate proprio più: per voi, quei pochi minuti in piedi sono come per un normale soldato tre ore sull’attenti a reparto schierato.

Guardate l’enorme poltrona a fianco, garanzia di tanto relax e buon riposo, provando comunque un senso di sfiducia. Al solito, ci sarà l’impietoso elenco dei dettagli utili ad attivare quel particolare tipo di terapia che – gira e rigira – si sintetizza nella fame. Come tutti i medici precedenti, il luminare vorrà mettervi a dieta, e farvi così penare, penare, e ancora penare. Con la destra siete saldamente appoggiati al robusto lettino, ma non reggerete ancora per molto. Vi decidete quindi a rompere il silenzio.

«Allora, dottore, che mi dice? Devo dimagrire? Guardi però che io non ce la faccio proprio a non mangiare. Ho sempre fame, mi creda, tantissima fame».

«Che le devo dire?» vi risponde il dottore senza alzare lo sguardo dalle carte. «Certo, è vero, lei potrebbe anche dimagrire… E parecchio, se proprio lo volesse. Però, fossi in lei, non mi preoccuperei più di tanto».

La risposta del dottore è così fuori dal coro che non riuscite a replicare. Il medico è davvero un grande luminare, ha pubblicato moltissimi articoli ad uso di specialisti e studenti, ma quello che non sapete è che è pure un sincero appassionato di Scienze Economiche. Nessuno dei complessi grafici prodotto dagli economisti ha per lui un qualche minimissimo segreto. Dopo pochi istanti di sconcerto, però, notando che continua a non alzare gli occhi dalle carte, non certi d’aver ben capito, ritornate alla carica.

«Sa, dottore, peso trecentottanta chili».

«Sì, sì, vedo dalla cartella» replica il luminare mettendo finalmente da parte gli incartamenti. «È un bel peso, ma mi creda, fossi in lei non mi preoccuperei più del necessario. Anzi, prima di procedere, valuterei attentamente altre questioni».

«Trecentottantadue!» esclamate rimarcando concetto e situazione. «Ma l’anno scorso, sotto Natale, ho superato i quattro quintali. E abbondantemente! Ero sui quattrocentoventi»

«Sì, sì, quattro quintali, quattro quintali e venti chili, ho capito, sì, sono tanti. Però, se vogliamo essere precisi, a guardarci dentro bene, è anche tutto benessere».

Ritornate a guardare la poltrona con un leggerissimo giramento alla testa; un po’ la fatica fisica, un po’ il disorientamento, fra trenta secondi sarete in terra.

«Benessere?!» ripetete automaticamente, ormai pallidi.

«Sì, certo! Il grasso, tecnicamente, è riserva accumulata. Quindi, se volessimo descrivere la sua situazione in termini precisi, scientifici, dovremmo dire che lei, rispetto a tutte le altre persone cosiddette normali, dispone di grandissime riserve. Per logica conseguenza, è messo molto bene. Anzi, potremmo dire, in modi davvero fantastici»

Per un attimo, nonostante i crescenti sbandamenti del vostro corpo, vi viene quasi da ridere.

«Io meglio degli altri?! Ma dottore, in che senso accumulata? Sì, certo, sono tutte riserve. Ma sono troppe, però! Io ormai sono limitatissimo nei movimenti, qualsiasi cosa faccia mi viene il fiatone. Adesso, per esempio, mi gira la testa. Pensi che, l’altro giorno, la casa dei miei vicini ha preso fuoco, e io quasi non riuscivo a scendere le scale».

«Ma sì, certo» replica il luminare invitandovi a mettervi comodo. «Però converrà con me che questi casi sono assolutamente eccezionali. C’è una probabilità su un milione che vada a fuoco la casa del vicino. Pensi invece ai vantaggi sicuri, piuttosto che agli svantaggi improbabili».

Il dottore resta in silenzio qualche secondo, permettendo così a voi di sistemarvi meglio sull’enorme poltrona.

«Il benessere che lei porta con sé…» prosegue col tono di chi affronta questioni molto banali ma non sempre facili da spiegare «le permette, a differenza degli altri, di sopravvivere per tempi lunghissimi. E questa, se mi consente, è una caratteristica straordinaria, una formidabile elasticità che non si acquista certo in un paio di giorni. Per fare un esempio nemmeno troppo assurdo, se sulla terra cadesse un asteroide, io e tutti i cosiddetti normali moriremmo di fame in due mesi; lei, invece, sopravvivrebbe per un intero anno. Mi capisce?».

Sprofondato nella grande poltrona, cercate di dare un senso logico a quello che state ascoltando. È la prima volta che un dottore vi parla di asteroidi.

«Sì, capisco, ma il grasso? E il fiatone?».

«Prego, prego, si metta ancora più comodo! È una poltrona fatta apposta per gli obesi. Può anche allungarsi all’indietro, se vuole, lì ci sono i comandi elettrici. Beh, cosa vuol che le dica? Tanto per cominciare, mi permetta un appunto su quello che m’ha appena detto. Le riserve non sono mai “troppe”. Ha mai visto una persona lamentarsi d’avere “troppe” riserve di denaro? Ha mai avuto notizia d’uno Stato dove la gente sia scontenta dell’erario “troppo” ricco? Da un punto di vista tecnico, poi, il fiatone è un fenomeno assolutamente naturale. Io non lo vedrei come una malattia o un handicap, come lei sembra voler intendere. Per dare ossigeno a tutta la sua grande massa, infatti, occorre un grande respiro. Ma che problema sarebbe, questo? Di aria ce n’è fin che si vuole. Non può respirare tutta quella che le serve?».

Impiegate qualche secondo a realizzare la strana osservazione. Vi viene anche il sospetto che il luminare, forse, stia scherzando. Fra un po’, dopo una sadica risata, comincerà ad elencarvi tutte le drastiche rinunce di rito. Però è serio, non ha l’aria di chi sta recitando una pantomima.

«Beh, sì, l’aria è gratis. Però, mi scusi, continuo a non seguirla – o meglio, non capisco dove voglia andare a parare. Tutto questo grasso m’affatica moltissimo. Mi sento sempre stanco, e alla fine sto a letto tutto il giorno».

«Stanco in che senso? Nel senso di debole? Proprio debole? Mi scusi, ma qui sono costretto a segnarle il grossolano errore che compiono moltissimi miei colleghi. Non c’è nessuna debolezza! Questa è infatti un problema soltanto apparente. Lei crede di essere debole, ma nella sostanza non lo è per niente».

«Come sarebbe a dire “credo”?! Dottore!! Non so nemmeno se riuscirò a sollevarmi da questa poltrona!».

«Sì, sì, ma non si perda in dettagli» protesta il grande clinico indicando con l’indice i precisi comandi elettrici che alzano la poltrona di ben cinquanta centimetri. «Quel che conta sono le analisi, la verità dei fatti, e non le apparenze soggettive. Se lei mi colpisse con un suo braccio, ad esempio, non è forse vero che io volerei attraverso la stanza? Provi ad immaginare di colpirmi con tutta la sua forza. Come potrei resistere? Il suo braccio pesa più o meno come tutto il mio intero tronco, ci aggiunga la spinta rotazionale della sua enorme massa, che potrei fare? Volerei via attraverso la stanza!».

«Ah sì, probabile, ma…»

Siete sconcertati, e non riuscite a finire la frase perché non avete proprio niente da dire. Se non è uno scherzo, vedere le cose da questa prospettiva porterà sicuramente ad orizzonti nuovi. Ma quali? Quelli dei mille chili? Duemila chili?

«Mi segua attentamente, senza uscire dal seminato. Come molti obesi, lei non si rende affatto conto della sua enorme forza fisica. Da vari decenni, noi della LUISS facciamo le misure comparate della potenza muscolare obesa, e i dati non mentono».

«I dati? Guardi che io non….».

«Resti al punto, non divaghi! Pensi ai suoi muscoli, e alla forza che hanno. Anche gli economisti del consumo muscolare liscio e striato della Bocconi hanno rilevato che i muscoli di un obeso sono di circa il 70% più robusti di quelli d’una persona media. Si rende conto? Il 70%! E magari, nel suo caso, visto che lei è giovane e forte, i suoi muscoli potrebbero esserlo del 100%. Incredibile, vero? Tutta la fatica che lei fa più degli altri per alzare braccia e gambe, col tempo si traduce in una muscolatura molto più possente. E quindi…?».

Il dottore vi invita a concludere il suo ragionamento con un gesto delle mani.

«Quindi…?» insiste ancora con l’espressione di chi vorrebbe proprio una risposta.

Non c’è però niente da fare: per voi è buio. Non avete la più pallida idea di dove il ragionamento dovrebbe andare a parare.

«E quindi, caro signore…» prosegue allora il grande clinico, alzando un po’ il tono della voce «se la logica non mente, lei non soltanto è più ricco di risorse, ma anche molto più forte degli altri».

Sprofondato nell’enorme poltrona, siete ancora senza parole. Quello che il dottore vi sta dicendo è logico, non fa una piega. Le sue conoscenze, poi, verranno sicuramente da analisi impeccabili, studi dettagliatissimi, certamente ultra specifici. Eppure, allo stesso tempo, tutto vi appare assurdo. Il medico però insiste.

ATTENZIONE!
Restate concentrati sul debito pubblico, o il vaccino non avrà effetto!

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«E stia bene attento, non si tratta solo di forza fisica! Pensi alla sua costituzione in termini di “offesa/difesa”. Se lei mi aggredisse e mi stringesse al collo, per esempio, io, nel tentare di difendermi, non riuscirei a procurarle alcun danno, perché dovrei passare coi miei pugni attraverso tutto il suo grasso. Nemmeno usando il gomito…» dice mostrando la punta dell’osso. «… arma terribile se ben usata, riuscirei a combinare qualcosa, perché il mio corpo sarebbe tutto perso dentro il suo grasso. Riesce ad immaginare la situazione? Come potrei arrivarle alle costole? Come potrei colpirla con forza allo stomaco? Lei ha difese assolutamente straordinarie, sconosciute alla massa. Però tutti gli obesi nemmeno le considerano. Anzi…».

Non riuscendo ad afferrare i discorsi, la vostra mente divaga, mentre la memoria vi ricorda che avete già sentito da qualche parte discorsi simili (ma dove?). Replicate un po’ stancamente, vi manca pure il fiato.

«Sì, dottore, ma il cuore?! Anche quello fa molta fatica. Tutti mi hanno sempre detto di starci attento».

Il dottore scuote più volte la testa, lasciando intendere l’estrema ovvietà dell’errore appena udito.

«Anche quello è un falso problema, mio caro. Anzi, direi che la verità sta proprio nell’esatto contrario. Come tutti gli altri muscoli, anche il suo cuore si è enormemente rafforzato. Se lei morisse – facciamo l’ipotesi – e il suo cuore venisse trapiantato in un magro/povero/reattivo, quello potrebbe correrebbe per ore senza sforzo. È vero o no?!».

“Magro”, “povero”, “reattivo”… È la prima volta che sentite queste espressioni.

«Sì, ma il magro, povero, reattivo – come lo chiamate voi – può però andare dove vuole, fare quello che vuole, e pure quando vuole. Io invece sono bloccato!».

«Sì, sì, capisco» replica il dottore sorridendo. «Ma non si allontani continuamente dal punto del discorso. Il suo cuore è più forte di quello degli altri. Punto! Questa è la realtà! Questi sono i fatti concreti! Anzi, siccome a lei non verrà mai in mente di sottoporlo ai violenti sforzi che piacciono tanto ai magri/poveri/reattivi, è pure destinato a durare di più. Certo, se lei mi fa degli sforzi improvvisi, allora sarà un problema».

Pian piano, lentamente, è affiorata alla vostra coscienza l’incredibile conclusione di tutto il discorso. Quasi non riuscite nemmeno a formularla, tant’è inconcepibile. Con senso di sgomento il vostro pensiero va ai parenti nella sala d’aspetto, da anni preoccupati della vostra inabilità, e sopratutto della salute.

«Dunque, se ho capito bene, lei mi sta dicendo, dottore, che posso continuare a mangiare» dite finalmente con la sensazione di sognare.

«Beh!» conferma il medico/luminare/ clinico/economista alzando le mani ad indicare comunque una certa moderazione. «Con prudenza, però! Certamente, lei può continuare a mangiare, non superando però di molto i 400 chili, perché allora entriamo in un altro ambito, quello strutturale. Come lei saprà, le ossa non sono muscoli, e quindi non possono essere rafforzate. Quattrocento chili non sono un problema per il suo scheletro. Però non oltre, direi; al massimo quattrocentoventi; in un’eccezione natalizia, anche anche i quattrocentocinquanta, quattrocentosessanta. Ha mai fatto del sollevamento pesi?».

Completamente spiazzato, con la mente ferma (ma anche la volontà di capire o morire), vi ascoltare rispondere meccanicamente.

«No, non l’ho mai fatto. Ma insomma… lei intende dire – mi corregga se sbaglio -… che quando sollevano quei manubri d’acciaio è come se pesassero come me. O più di me. Però non si rompono! Se tentassero di sollevare un’automobile, invece, qualcosa si spezzerebbero: un osso, un tendine, un muscolo…».

«Bravo! Esatto! Vedo come comincia a comprendermi. Il peso in sé e per sé non è un problema per il suo scheletro, e siccome è pure più forte degli altri… Comunque, caro signore, ora dovrebbe decidersi, perché io devo regolarmi nel prescriverle una terapia piuttosto che l’altra. Lei vuole più riserve o meno riserve? Vuole più autonomia o meno autonomia? Vuole più potenza o meno potenza? Preferisce un cuore più forte o meno forte? In base alla sua decisione, io saprò cosa prescriverle. Quando rischia di superare i quattrocentocinquanta chili, le do una medicina per azzerare la fame; se invece vuole diventare un magro/povero/reattivo, le prescrivo subito una dieta per calare pian pianino. Per me va bene tutto, ogni sua scelta è sacra. Ovvio, però, che, se decide per la dieta, lei perderà tutte le sue fantastiche caratteristiche».

«Mah… Dottore, io vorrei semplicemente muovermi come tutti gli altri. Vorrei andare, vorrei fare…»

«Fare cosa, scusi? La sua condizione non le garantisce l’handicap?».

Impiegate qualche secondo a realizzare l’aspetto economico.

«Intende la pensione? La pensione per l’handicap? Sì dottore, prendo la pensione d’invalidità».

«Dunque, lei ha il soccorso dello Stato, e quindi diritto alla sua bella pensione. Immagino che avrà quindi chi le prepara i pranzi, le cene, e le tiene pulita la casa. Giusto? E allora, mi dica un po’: perché vorrebbe muoversi e fare? Lei non deve fare assolutamente niente!».

«Beh, sì, certo, io spendo quasi tutta la pensione per… Però non vorrei più stare a letto tutto il giorno! Non ne posso più, dottore! Cosa faccio per ore e ore sul letto o sul divano?».

Il medico economista luminare clinico scuote la testa con forza.

«Caro signore, perché non si ascolta mentre parla?! Si ascolti, mi dia retta, si ascolti! Non vede che anche questo è altro grandissimo vantaggio? Vantaggio che lei mi presenta ancora come se fosse un deficit? Lei ragiona esattamente come molti miei colleghi, che però non soltanto tormentano i loro pazienti, ma sono anche sempre insoddisfatti dei risultati. Invece, questo è proprio un altro enorme vantaggio! Pensi a tutta quella gente che corre di qua e di là tutto il giorno senza mai riuscire a fare quel che dovrebbe perché le servirebbero almeno due corpi. Lei, invece, quando si sveglia al mattino, ha già finito. Non ha altri compiti. Può vivere serenissimamente e senza la minima preoccupazione».

«…»

La vostra mente non è più in grado di collaborare, e il dottore se ne accorge.

«Non la vedo convinta. Cos’è che non la trova d’accordo? Lei crede forse che i vantaggi di cui abbiamo sin qui parlato siano gli unici? Che non ce ne siano magari altri? No, caro signore, non sono tutti qui, anzi, sono molti, molti di più! Le analisi statistiche degli ultimi decenni rilevano che un obeso spende molto per il cibo, è vero, ma poi risparmia sul riscaldamento. È vero o no che lei tende a mantenere la caldaia molto più bassa?».

Richiamata ad una situazione pratica, la vostra mente risponde in automatico.

«Beh, appena nell’appartamento fa un po’ più caldo, io sudo, e quindi…».

«Quindi è un enorme risparmio ambientale! La vogliamo dire o no, questa cosa?! La vogliamo calcolare, o facciamo finta di non vederla? Meno caldaie in funzione, meno smog, meno inquinamento… Che facciamo? Lo calcoliamo? Non lo calcoliamo? E cosa mi dice poi dei reati di cui si rendono colpevoli gli obesi? Sa che nessun obeso, negli ultimi cento anni, è mai andato in banca a rubare? Le popolazioni obese non rubano, non rapinano, non assaltano, non fanno risse, non stuprano, non delinquono… La tranquillità più assoluta!
Riesce ad immaginare una società dove la Polizia non viene mai chiamata e le aule dei tribunali sono sempre vuote? Ebbene! Perché non mi conteggia anche questo? Come fa a mettermi sullo stesso piano il cibo che divora l’obeso (una spesa non indifferente, d’accordo, ammettiamolo pure) con le cifre però folli che spende l’intera collettività per mantenere in carcere il magro/povero/reattivo che sprizza dalla voglia di delinquere? Quel magro/povero, da tutti considerato modello di virtù, che costringerà prima a delle indagini, poi andrà arrestato, quindi processato e infine mantenuto. E queste, mio caro signore, sono spese folli! Non c’è alcun confronto possibile!
Sa per esempio che non abbiamo un solo obeso annegato in ben cento anni? Il magro/povero mangia i suoi pochi grammi di cibo, si sente furbo e leggero, quindi si butta in acqua e annega. Tutto con leggerezza! Anni di studio e di lavoro buttati via in un solo attimo! A lei, invece, non salterà mai in mente di comportarsi così, anche perché non riesce nemmeno ad entrare in piscina. È mai andato al mare, caro signore? No, certo che no, perché si vergogna a mettersi in costume. E quindi, se non va al mare, come fa ad annegare? E le ferie, poi? Nessun obeso va in ferie, e questo è un risparmio ecologico. Lo vogliamo calcolare, metterlo nelle tabelle, o continuare ad ignorarlo? Sono milioni e milioni di auto in meno sulle strade! E che mi dice poi…».

Il dottore si è accorto che avete lo sguardo completamente perso nel vuoto, e questo non va bene perché gli serve la vostra decisione.

«Mi dica pure quel che pensa, caro signore. Avrei un altro centinaio di dati positivi da esprimerle, ma mi dica pure! Esprima il suo pensiero. Sono un dottore, ho il dovere di sapere».

«OK, OK, ma… Io però, dottore, in una parola sola, vorrei anche divertirmi».

«Eh?».

Ogni donna che sa come far andare avanti una casa
è molto vicina a capire come far andare avanti una nazione

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«Sì, dottore, io sono giovane, ho solo…».

«Cosa? Ma caro signore, io sono un econom… un clinico, un medico, non mi occupo di divertimenti! Ho una laurea in medicina, non in parco giochi. Eh no, qui non la posso proprio soddisfare. Mi spiace, ma come le ho già dimostrato, lei ha tutto, salute, riserve, muscoli, spiace, ma al divertimento dovrà provvedere lei».

«Ma insomma!», esclamate voi disperati ed anche un po’ spazientiti, mostrando con le mani e lo sguardo l’enorme ciccia che vi circonda. «Come faccio a portarmi dietro tutto questo?».

Il dottore resta per qualche secondo zitto, lo sguardo fissato oltre il vostro corpo, con l’atteggiamento di chi forse ha finalmente compreso cosa proprio non riuscite a capire.

«Ma…» replica infatti adagio, soppesando bene le parole. «Cosa intende esattamente col portarsi dietro?».

Non riuscite a capire la domanda perché la risposta è troppo ovvia.

«Ad esempio, lei, cosa sta facendo in questo preciso momento?».

Per parecchi secondi scende uno strano silenzio nello studio. La domanda è quasi surreale. Che starete mai facendo? Siete sulla poltrona, vorreste essere a casa sul divano, tutto qui. Il medico economista si accorge che siete nel buio totale e allora, mosso a pietà, vi parla adagio, lentamente, fissandovi negli occhi. Vuole evidentemente essere ben sicuro che le sue parole vi resteranno dentro a lungo.

«Lei non sa cosa sta facendo, caro signore? Proprio non lo sa? Lei trasla».

Nella vostra mente, in questo istante, c’è praticamente il vuoto assoluto. Fissate il dottore con sguardo assente.

«Sì, mio caro, in questo preciso istante, lei sta traslando».

Nello studio l’atmosfera si è fatta esoterica. Vi sembra persino di sentire, in lontananza, un gutturale canto tibetano a sillabe ripetute: “Om Mani Padme Hum… Om… Om…”. Certamente, per via della suggestione del momento.

«Il benessere di cui parlavamo prima, in questo preciso momento sta traslando nel tempo. Ripeto: traslando. Capisce “traslare”? Lei, in questo preciso istante, trasla il suo benessere nel tempo, non se lo sta tirando dietro portando dietro, ma lo porta avanti, innanzi. Questa è l’essenza della sua condizione».

Nonostante la spiegazione, l’atmosfera non torna affatto alla normalità, restando surreale come prima. Adesso toccherebbe a voi esprimere il sospetto che da tempo vi gira nella testa. L’anno scorso, infatti, proprio mentre attendevate di essere ricevuto da un dietologo – forse nella stessa sala d’aspetto dove stanno ora i vostri parenti – avete letto lo studio d’un grande luminare dell’economia che parlava del debito pubblico italiano. Anche se completamente digiuni della materia, ve lo ricordate benissimo perché avete trovato molto strana la presenza di pubblicazioni economiche specifiche in una sala medica. Ma per tornare al punto, il dottore sembra quasi voler dire che…

«Scusi se mi permetto un’analogia, dottore… Quello che lei mi sta dicendo sarebbe un po’ come sostenere che non abbiano alcuna importanza i due miliardi di debito pubblico dell’Italia. Con tutta la mia buona fede nei suoi metodi, dottore, io…».
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I luminari, si sa, sono detti così perché illuminano gli altri di sapienza. Ma in alcuni casi, quando gli allievi sono particolarmente intuitivi, si illuminano essi stessi. Per il vostro nuovo dottore, vedere che state finalmente cominciando a realizzare l’arcano è momento di grandissima soddisfazione.

«Esatto! Bravissimo! Bene! Vedo che lei comincia finalmente a capire. È proprio come per i Bot e i CCT. Bravo! Lei li compra oggi, scadranno tra 40 anni, e quindi che faranno durante tutto questo tempo? Trasleranno! Trasleranno! Esatto! Un giorno saranno tutto benessere traslato nel tempo. Non è forse vero che se lei muore, suo figlio (o suo nipote, o un suo parente) la ringrazierà di quel che gli ha lasciato? E perché la ringrazierà? Proprio perché tutta quella ricchezza – o debito, o riserva, o benessere – si è trasferita nel tempo, ha viaggiato, e si è quindi traslata fino a lui.
Certo, son d’accordo con lei» prosegue il dottore alzando le mani per parare eventuali critiche. «Il paragone non è del tutto esatto, perché lei non potrà mai lasciare il suo grasso in eredità ai parenti. Ma se ci pensa bene, si potrebbe ricreare una situazione perfettamente analoga. Immagini di essere vecchio e malato, di stare per morire, e di voler fare un regalo a suo figlio: “Amore, da oggi smetto di mangiare. Tu sai che ogni mese costo un paio di stipendi in cibo, e i soldi risparmiati saranno tutti tuoi”. Eh?! Non finirebbe col lasciargli una piccola fortuna? Un consistente gruzzoletto?
Comunque, caro signore, lei adesso deve decidersi. Vuole traslare, o vuole dimagrire? Guardi che dimagrire è fatica, e di tutto il suo benessere non resterà alcuna traccia. Inoltre, una volta tornato normale, lei perderà la sua bella pensione di invalidità, e questa sarà una perdita secca di svariate migliaia di Euro l’anno. Senza considerare poi il fatto che dovrà anche andare a lavorare, e quindi pagherà pure delle tasse per mantenere gli altri. La perdita sarà doppia o tripla. È sicuro di voler procedere in questo senso?».

«Dottore, ho un gran mal di testa. Non avrebbe un cachet?».