PIÙ POTENZA… AL GIORNO ELETTORALE?
LA SVOLTA
Gli analisti hanno da tempo osservato come molte democrazie parlamentari procedano indipendentemente dai risultati elettorali. Pure le più conclamate, se esaminate con cura, sotto la superficie dorata si rivelano gestite da forze che nulla hanno a che fare con le elezioni.
La volontà dei popoli appare nella sostanza piuttosto priva d’importanza, ininfluente, del tutto marginale. I popoli democratici, insomma, escludendo rarissime eccezioni storiche, sono di fatto dei “re” di nessun conto, proprio come tante volte successo nella Storia quando, ad esempio, la volontà sovrana, a causa di disfatte militari, o vicende ereditarie troppo contorte, o età troppo giovane, o vecchiaia troppo avanzata, e anche ovviamente malattie, ferite, handicap, eccetera, poteva diventare un ricordo e nulla più.
I popoli moderni, però, sono talmente abituati all’idea di essere una maestà malata e insignificante, che, per tutte le masse democratiche del mondo, la democrazia non è affatto comando del popolo, ma “libertà del popolo”, e quindi qualcosa di estremamente fuorviante e di totalmente incomprensibile per un qualsiasi ateniese di classica memoria.
Libertà? Non è affatto un caso che la politica moderna approfitti di ogni occasione per innalzare sublimi inni alla “Dea Libertà”, cioè alla banale possibilità del cittadino di poter andare e venire dove vuole e come vuole. La politica non ha infatti alcuna idea di come riuscire a far comandare Sua Maestà; però – è evidente – qualcosa deve comunque festeggiare. E allora festeggia la Libertà.
È questo è tanto tragico quanto grottesco. La libertà di andare e venire è infatti sempre stata normale patrimonio di tutto il mondo antico, nulla di cui quindi potersi oggi vantare. Il cittadino moderno, che per qualche stranissima magia si ritrovasse infatti nell’Atene del V Secolo a.C., non riuscirebbe a farsi capire da nessuno degli abitanti, perché non ci sarebbe un solo ateniese in grado di accettare la “libertà” come caratteristica di base delle democrazie.
Per gli Ateniesi, infatti, anche i Persiani sono liberi! Certo, perché no?! Anche gli Egiziani, anche i Fenici, anche i Cartaginesi, tutti insomma, dal Mar Nero fino alle Colonne d’Ercole, sono liberi di andare e venire come vogliono. Tant’è che quando sentono di dover partire, salutano mamma e papà (e pure nonni, bisnonni, zii, nipoti, eccetera) e poi salgono sulla nave o sul cammello e procedono per la destinazione che preferiscono. Sono liberi, certo, assolutamente liberi!
Senza contare poi, a proposito di pressioni e di angherie, che in moltissimi regni e città ci sono ottimi giudici, buone organizzazioni, bravissimi sovrani, eccellenti reggitori anziani, ma – ma – ovviamente, i cittadini non comandano! Non comandano proprio perché – essendo quelle aree degli imperi, dei regni, delle dittature – la popolazione è soggetta a forme di governo dove il cittadino proprio non comanda.
COMANDO!! La democrazia è comando! Cosa c’entrerebbe la “libertà”?
E sarebbe anche inutile – per lo sventurato viaggiatore nel tempo – mettersi a parlare dei moderni diritti del cittadino, e soprattutto della libertà di poter esporre le proprie opinioni. Loro, infatti, quando comandano, sono spietati, e quei “diritti” li schiacciano senza problemi, esattamente come qualsiasi altro re, imperatore, o faraone della terra. Chi non ricorda ad esempio l’ostracismo, cioè la possibilità del popolo di mandare in esilio qualunque persona “perché forse pericolosa”? Cioè, senza che abbia commesso alcun peccato, anzi, senza neppure la dimostrazione che avesse la minima intenzione di danneggiare qualcuno? Ostracismo: dieci anni lontano dalla città, via dall’Attica, via dai parenti, via dagli amici, i diritti dell’individuo calpestati come le otto fila della falange calpestano un cadavere sul campo di battaglia.
“I diritti del cittadino? Eh?! Il diritto di parola?”
Nell’agorà non si ride certo dello sventurato viaggiatore del tempo, ma la gente fatica a stare seria, e qualcuno si morde le labbra. Diritti? Ma quali diritti? L’Assemblea è il tuo re! In ginocchio, miserabile! «Da oggi sei ostracizzato! Sì, lo sappiamo che non hai commesso nulla, e che anzi, nel passato hai pure guadagnato grandi meriti agli occhi di tutti. Però adesso stai attento a non farti trovare su questi territori, se no prima ti ammazziamo, e poi confischiamo anche le tue proprietà, così che alla tua famiglia non resterà niente. E bada! Se durante questi dieci anni capita magari che ti richiamiamo, perché siamo in guerra, e ci serve la tua esperienza militare, non permetterti uno sdegnato rifiuto, perché allora l’Assemblea ti confisca tutto subito, ti condanna a morte in contumacia, e ogni cittadino che per caso ti troverai davanti avrà il sacrosanto dovere d’ammazzarti. Lo sai che non ci puoi sfuggire, vero? Lo sai che abbiamo uomini dappertutto, vero?! Quindi, non pensare di rifugiarti dall’imperatore di Persia, o dal Faraone d’Egitto, o in qualche città del Mar Nero, sperando così di farla franca. Limitati a fare il bravo, e vedrai che tra dieci anni – se gli Dei lo vorranno – sarai ancora vivo, e potrai tornare tra noi».
I “diritti” del cittadino?
Certo, in Atene il cittadino può dire tutto quel che vuole, ma entro certi limiti, però, se no partono le denunce, quindi si muovono i tribunali, i boia cominciano a macinare la cicuta, e insomma l’Assemblea schiaccia e calpesta perché “lei ha il comando”, “lei ha il controllo della flotta”, “lei governa le falangi”, “suoi sono gli opliti”, e il resto – stringi stringi – è poca cosa, o addirittura niente. Ci sono dei limiti, proprio come in tutte le democrazia moderne: se il cittadino insiste nel dire che la democrazia non vale nulla, che è meglio questa dittatura o quell’altra, o pretende di far tornare tutti al tempo dei re, la macchina comincia a muoversi. Non manderà in esilio, non confischerà i beni, non userà la cicuta, ma distruggerà a forza di spese, fino a schiacciare. Se poi il cittadino insisterà davvero troppo, allora troverà il modo di fargli del male, e magari lo ammazzerà pure.
COMANDO!! LA DEMOCRAZIA È COMANDO!! COSA C’ENTREREBBERO I “DIRITTI”?
È abbastanza chiaro il gioco? La Politica moderna, già nel lontano 1792 non sapeva proprio come far comandare il popolo! Nessuno ha mai saputo, nonostante gli sforzi, come far funzionare “in modi veramente popolari” un sistema già bloccato alla radice. E i disastri, infatti, si sono ripetuti sempre uguali! Quelli di oggi sono identici a quelli tragici del 1792 e seguenti: cambiano i luoghi, le dimensioni, e gli attori, ma la via al disastro è la medesima!
«Dov’è Sua Maestà? È questa qui? Ma siamo proprio sicuri che possa fare Sua Maestà per davvero? Chi è il padrone, qui? Chi è?».
Però – però – siccome bisogna pur celebrare qualcosa, ecco la splendida trovata di elevarsi a divinità che difende le masse dai propri stessi tragici errori. Sì, è tutto grottesco e tragicomico! Il popolo non comanda, però è meravigliosamente libero da alcuni folli pasticci tipici della politica moderna (ovviamente, in palese riferimento alle dittature del XX Secolo).
Le cose stanno proprio così. La politica senza padrone, cioè i parlamenti con un re “che non si sa dove sia”, altro non possono che raccontare le proprie miserie, decorando però tutto con il marmo, l’oro, e soprattutto con le ispirate parole. La Seconda Guerra mondiale, ad esempio, è stata creata ad arte dalle democrazie che avevano vinto la tragica Prima. E cos’è successo dopo altri 60 milioni di morti? Che le stesse si sono date infinite medaglie ed hanno intonato sublimi peana sulle loro ecatombi. Prima, cioè, hanno creato le basi perfette per la nascita delle dittature anticomuniste (la fame era una porta spalancata verso nuovi soviet), e poi – poi – hanno risolto il problema per via armata, lodandosi e gloriandosi. Senza contare che il comunismo (eh sì, anche questo va detto forte e chiaro) è nato proprio perché le democrazie dell’Ottocento, nessuna esclusa, per le masse erano una semplice presa in giro. Cioè, uno zero totale! Uno zero così “zero” che Marx, uomo intelligentissimo e preparatissimo, non sapeva proprio cosa farsene. Ha sbagliato (non si può “buttare via il bambino con l’acqua sporca”), ma non sapeva proprio cosa farsene. Terribile, vero?
Le democrazie moderne non sono COMANDO DEL POPOLO, sono TEATRO PER IL POPOLO.
Oggi, i “cittadini del XXI Secolo” percepiscono le proprie democrazie rappresentative come profondamente malate, ma in realtà si tratta di uno stallo che dura ormai da ben duecentocinquant’anni: cioè, proprio da quando sono “rinate” le magnifiche democrazie. Per duemila anni i pensatori della nostra civiltà hanno riso di queste forme di governo (a crepapelle), forme assolutamente inadatte a gestire qualcosa di più di una semplice città, e invece – MAGIA! – rieccole, vispe e scattanti, a gestire Stati colossali, se non addirittura imperi.
Questo stallo (con l’unica sfavillante eccezione dei primi tre decenni post guerra, gli anni cioè dal 1950 al 1980 – vedremo più avanti il perché) ha sempre visto ripetersi la stessa tragica situazione di fondo: gli stipendiati nominati per proteggere i loro padroni (deputati e senatori) sono costretti a vendere i loro cittadini agli uomini più ricchi e potenti della popolazione, non per spirito di tradimento, o perché gli piaccia fare i mercanti di schiavi, o perché si credano nobili su servi della gleba, ma perché soltanto quelli hanno i mezzi per risolvere le situazioni da essi stessi pasticciate sino all’estremo. Cioè, detto in parole chiarissime, soltanto quelli possono impedire che venga giù tutto, che il malato non arrivi addirittura a morte, e quindi possono permettere a loro di presentarsi (magia delle magie) con la camicia perfettamente immacolata alle elezioni successive.
I politici amano indicare, tra i potenti mezzi per uscire dallo stallo, il grande dono della Dea Libertà di poter far udire la propria voce. Ma anche qui non vi è alcun possibile confronto con il mondo antico. Chi oggi ascolta il cittadino, infatti? Cosa conta la sua voce? L’Assemblea di Atene si infiammava se un semplice cittadino portava una chiara denuncia. Poteva bastare poco, molto poco! E perché si infiammava? Si infiammava perché si sapeva chi era quel singolo uomo, da quale quartiere veniva, in quali guerre aveva combattuto, chi erano i suoi amici, e quindi, se l’uomo era apprezzato, la gente si infuriava! Mentre oggi il singolo cittadino – nell’immenso territorio gestito da una “rappresentativa” – tra migliaia di città è per forza nessuno. Non esiste! Non c’è!
A conti fatti, dopo 250 anni, la sensazione generale è quella della truffa completa. Non c’è niente che torna nella “splendida rinascita delle democrazie in epoca moderna”! Le democrazie moderne, infatti, non assomigliano in nulla e per nulla a quella ateniese, che era diretta, fatta cioè dai cittadini stessi, in pratica, una specie di rapida e potente assemblea condominiale. E gli ateniesi, tra l’altro, in collina, nei cinque anni di una moderna legislatura, ci andavano ben duecento volte. Duecento! Ripetiamo, duecento volte! Duecento!! I cittadini moderni: una. Gli ateniesi, in collina, ogni volta ci passavano mezza giornata, ma anche tutto il giorno, se era il caso. I cittadini moderni, invece, stanno nella cabina elettorale trenta secondi, forse un minuto. Gli ateniesi, in collina, parlavano con gli altri, si guardavano tra di loro, e se ottenevano il permesso del Presidente dell’Assemblea, potevano parlare davanti a tutti, e farsi capire. I moderni, nella cabina elettorale, devono stare zitti, e non guardare in faccia nessuno; e se nel seggio alzano la voce, i responsabili chiamano le Forze dell’Ordine!
Sono 250 anni che siamo messi male, molto male, e non riusciamo a capire il perché! E attenzione a questo grottesco fatto: neppure le macchine possono venirci in aiuto. Noi, maghi dei meccanismi, in queste cose non possiamo metterle di mezzo, perché come popolo esistiamo un giorno solo e poi deleghiamo tutto agli incaricati. La democrazia “diretta”, infatti, da molti indicata come l’ovvia soluzione perché tecnicamente facile – “Usiamo i computer, e per tutti gli anni della legislatura, facciamo come se fossimo in Atene grazie alla distanza zero” – incontra insuperabili problemi logico/costituzionali. Non è cioè minimamente accettabile, perché appena si provasse ad applicarla, anche in piccolissime dosi, il parlamento verrebbe bypassato; e, in automatico, emergerebbero capipopolo da ogni parte, con un sistema che si avvierebbe a tutta forza verso il tracollo. Dunque: anche se siamo potentissimi sul versante “macchine”, qui siamo nudi, soltanto solo noi e basta.
Ma allora che cosa è successo quando hanno fatto rinascere le democrazie? Cosa? Forse che ci hanno venduto semplicemente a un altro sistema?
Noi moderni saremmo figli… degli ateniesi? Ma no, ma no, ma no, non è per niente vero! Gli ateniesi, ad esempio, ascolterebbero sbalorditi il povero disgraziato venuto dal futuro che li invitasse a creare democrazie più grandi di una singola città…
«Cosa?! Ma è impossibile! Ma questo è pazzo!»
… per di più, con rappresentanze di eletti che nessuno ha mai personalmente visto né conosciuto…
«Eh?! Dovremmo eleggere gente di Samarcanda? O della Sicilia? Ma se persino in una città sola, dove ci conosciamo tutti, non riusciamo mai a tenere tutto sotto controllo! Ma questo è pazzo!!».
Ovviamente, la soluzione al titanico problema di essere dei falsi figli della democrazia di Atene, cioè la soluzione al mostruoso problema della moderna “impotenza sovrana”, esiste, eccome se esiste! Non bisogna farsi prendere dalla disperazione, perché l’universo è magico, e una via la si trova sempre. Anche perché, se dalla politica passiamo al mondo degli affari, ci è impossibile immaginare assemblee di azionisti (cioè di padroni, re, titolari, sovrani) continuamente “vendute” ad altre aziende, e con i padroni più piccoli messi continuamente all’asta dal proprio Consiglio d’Amministrazione.
La soluzione esiste, ma la logica ci indica una sola possibile strada: se Sua Maestà comanda un giorno solo – in Italia, per esempio, uno ogni 5 anni di legislatura, quindi uno ogni 1.826 (o 1827 se il destino regala due bisestili) – allora sarà assolutamente necessario che quel giorno – microscopico, brevissimo, cortissimo – sia mille o diecimila volte più influente dell’attuale. Per forza! Questo ci indica la logica. Non esiste altra via percorribile! In pratica, è proprio dove sta la strozzatura che sta la soluzione così cercata!
Potenziare il giorno elettorale!
Potenziare il giorno elettorale!
La strada da percorrere è facile, se guardiamo al passato senza farci intimorire. Basta infatti dare ai cittadini moderni – in essenza – le stesse identiche prerogative che avevano i cittadini di Atene quando erano chiamati al voto. In Assemblea, infatti, gli abitanti controllavano sia la direzione politica che la potenza finanziaria. Tutto qui, questa è “vera” essenza! E se da un punto di vista tecnico è facilissimo realizzare questo antico doppio controllo, oggi, a causa dei 250 anni di finzione, ci è prima necessario cambiare alla radice lo spirito con cui noi viviamo i processi democratici.
Per forza! Dobbiamo diventare ateniesi. O se non ateniesi, almeno azionisti del sistema. E se nemmeno azionisti del sistema, almeno condomini di qualche proprietà comune. Ma qualcosa dobbiamo per forza diventare, perché qui la faccenda è pesante. La Costituzione, a conti fatti, dice che il popolo è DIO IN TERRA, e fino a prova contraria, questa è sempre stata una faccenda “pesante”. Se la Costituzione viene applicata fino in fondo, il mondo non può più essere la miseria di prima!
C’è infatti una terribile verità collegata al nostro modo di pensare la Cosa pubblica, verità presto detta: se il popolo è Sua Maestà, è cioè il padrone, allora, essendo tale, dovrà necessariamente pagare i lavori realizzati dalla sua Politica e dai suoi Ministeri (fornendo dei budget, come vedremo), senza però essere mai tassato. I sovrani, infatti (o cosovrani, perché in democrazia sono molti), da che mondo è mondo danno soldi ai loro Ministri, per farli lavorare, ma poi incassano. Incassano soltanto! Pagano quello che ordinano, finanziano quel che c’è da finanziare, ma poi, essendo i titolari, possono soltanto incassare. Che altro infatti potrebbero mai fare?
«Cosa? I popoli, perché re, non possono essere tassati?»
L’anima degli adoratori delle Costituzioni trema di terrore davanti a simili concetti! Non solo il popolo non va schiacciato, né oppresso, né venduto, ma addirittura è lui ad incassare! Proprio come in Atene. È il panico totale! Le democrazie moderne sono strapiene di mistici che vibrano di adorante passione nel genuflettersi davanti ai Testi Sacri, mentre il popolo viene condotto ogni giorno all’asta. Strapiene!
E attenzione! Non c’è solo il misticismo a trovare assurdo quello che per un ateniese è una regola assolutamente normale. Anche lo stesso cittadino moderno, da sempre vilipeso e venduto, può trovare folle l’idea di aumentare di 10.000 volte la forza del suo giorno elettorale.
«Come? Cosa? Io “potente sovrano”? E non sarò mai tassato? Ma è impossibile!»
Qual è il giusto spirito, invece? È lo spirito che ci viene subito naturale se ci togliamo gli occhiali rosa che da duecentocinquant’anni la politica ci mette sul naso. I nostri parlamenti, infatti, non sono assolutamente delle assemblee di alto livello, come ci piace pensare, assemblee tipo quella di Atene, dove il popolo stesso era presente con tutto il suo buon senso, con tutta la sua empatia, con tutta la sua potenza e con tutto il suo cuore, ma sono dei semplici esecutivi, cioè delle macchine. Macchine formate da esseri umani, ovviamente, tutti dotati di coscienza, ma macchine dove l’asticella della maggioranza viene fissata per cinque anni a un certo predeterminato livello, e macchine quindi che – per un ateniese – sono per principio un idiota fatto e finito; idiota da cui bisogna attentamente guardarsi.
Macchine? Allora “coscienza zero”.
I nostri parlamenti, per dirla in termini umani e non meccanici, sono soltanto dei “servi”. “Servi” che – proprio in quanto tali – hanno un assoluto bisogno di qualcuno che li guidi e li comandi. Tant’è vero che se le Maestà dei Popoli non riescono a comunicare la loro precisa volontà e le loro precise decisioni (ci sono cioè le incredibili strozzature che tutti conosciamo), i parlamenti si fanno immediatamente comandare da altri. Da altri o – per essere anche più precisi – da “altro”. È nella loro natura! Esattamente come il volante dell’auto, che è nato per farsi comandare, ma che, se il pilota si addormenta, si farà subito “comandare” da tutte le asperità del terreno e da tutte le inclinazioni dell’asfalto.
Coscienza? Coscienza di un meccanismo? La coscienza è zero!
Le macchine, si sa, sono infinitamente più potenti degli uomini, perché fatte di ben altro che di carne e di volontà. Ma, proprio perché fatte di ben altro, vanno impostate in modi perfetti, se no la loro forza si ritorce contro, e poi vanno tenute costantemente sotto controllo. Vanno cioè “monitorate”. Ecco perché i cittadini moderni, a volte, restano sbalorditi osservando certi magnifici e rapidissimi risultati in Paesi retti da un uomo solo, cioè da un re assoluto o da un dittatore. Ma è ovvio, invece! Basta togliersi gli occhiali rosa e si vede subito che se il faraone d’Egitto è un uomo, allora il regno ha una coscienza; se l’imperatore di Persia è un uomo, allora l’impero ha una coscienza; se l’Assemblea di Atene è fatta di uomini, allora la città ha una coscienza. Ma i nostri parlamenti sono soltanto macchine, macchine con maggioranze inchiodate qui e bloccate là! E le macchine, se non sono state ben programmate, e non sono poi ben monitorate, prima fanno il loro lavoro un po’ da schifo, poi consumano l’infinito, quindi travolgono tutto e tutti.
Le macchine possono funzionare da sole, debbono funzionare da sole, ma prima vanno attentamente caricate.
Popolo Sovrano ritiene che la soluzione sia così banale ed evidente che qualunque assemblea di azionisti la approverebbe subito, in giornata, senza pensarci un attimo. Qui però non siamo a livello aziendale, ma a livello di Stati, dove le logiche si complicano all’infinito, e le masse, ahimè, sono da decenni pura merce di scambio. A chi tocca quindi di sdoganare la possibilità per il Popolo di decidere pure la potenza finanziaria, e quindi il DOPPIO CONTROLLO ELETTORALE? Ovviamente, alla gente qualificata, ai costituzionalisti di livello, agli economisti di fama, cioè a tecnici e super tecnici, che possono calcolare tutto in modi distaccati ma altissimamente consapevoli. Queste figure, però, si muovono per delle serie analisi e delle illuminate sintesi solo se “comandate” dalla politica, nel senso che questa ha paura, vuole tutelarsi, e quindi si serve di loro per trovare l’appiglio corretto per opporsi o – al contrario – il coraggio di salire sull’onda giusta.
Popolo Sovrano, quindi, chiede alla gente di diffondere in modo capillare la necessità di una democrazia uguale a quella ateniese, e quindi di iscriversi al Partito Sovrano senza esitare, inviando continuamente donazioni. Serve una “scossa”.
Secondo Popolo Sovrano, dando ai cittadini la possibilità di scegliere anche la potenza finanziaria, il peso elettorale di quell’unico giorno di voto potrà essere aumentato all’infinito. Basta quindi con la sola direzione politica di base! Basta con la sola destra, sinistra, centro, eccetera! Il mondo non è determinato solo dalle scelte politiche, ma – soprattutto – da quelle finanziarie. Oggi i cittadini non dispongono di questa facoltà, mentre gli ateniesi la davano talmente per scontata che se qualcuno avesse cercato di togliergliela, si sarebbero uccisi strada per strada.
Andiamo dunque a scoprire come bisogna operare. Senza patemi, e con animo assolutamente tranquillo. Il popolo, infatti, è già re, e quindi, qualsiasi istituto in grado di aumentarne a dismisura il peso e l’influenza si ritrova perfettamente in linea con quello che già formalmente esiste. Non andiamo quindi a immaginare come “dare di più”, o come “avere di più”, ma a riempire il vuoto, cioè a dare identità a chi non ne ha ancora una. O meglio, ce l’ha solo sulla carta.


