COME SI AUMENTA LA POTENZA?

LA VISIBILITÀ

Come facciamo a garantire ai popoli la possibilità di gestire elettoralmente la potenza finanziaria? Gli elettori non possono certo andare nelle cabine elettorali a compilare dei fogli di Excel, specificando quanti miliardi vanno a questo ministero e quanti invece a quell’altro. I cittadini – questo è il loro compito – devono solo eleggere le figure sacre che li rappresenteranno. Nient’altro! Non entrano in dettagli operativi. E le creano scegliendole tra le persone che promettono questo, e le persone che invece promettono quello. Altro non possono. Quindi?

E quindi non sono gli elettori a dover fare “delle cose in più”, ma i candidati. Sono questi che debbono parlare anche di questioni finanziarie, e farsi scegliere anche in base a delle precise promesse al riguardo. Sono loro che debbono presentarsi in campagna elettorale promettendo che spenderanno i soldi in certi precisi e determinati modi. Già! Ma come si fa a costringerli? A costringerli davvero? E poi, una volta che sono stati eletti, come si fa a fargli mantenere le promesse?

Il giorno elettorale – lo sappiamo tutti – è fatto di promesse, soltanto di promesse. I candidati garantiscono che realizzeranno taluni programmi, e che si manterranno fedeli a certi orientamenti politici, il popolo li vota e… Promesse, promesse, nient’altro che promesse. E allora, come si fa ad avere delle garanzie addirittura finanziarie? Sembrerebbe un progetto da fantascienza!

E invece no, è semplice, basta non farsi troppe domande e copiare quello che è già stato fatto a proposito della direzione politica di base. Anche questa, infatti, “ai tempi che furono” era un grosso problema. Perché? Semplicissimo! Tutti amano essere liberi, e soprattutto mostrarsi tali, come indipendenti da tutto. E dunque, se non ci fosse un apposito regolamento a costringerli a una grande coerenza, molto malvolentieri i futuri deputati e senatori accetterebbero di essere intruppati in rigide formule partitiche.

L’inquadramento è sempre mal sopportato, perché diminuisce grandemente il valore personale. In altre parole, ognuno preferirebbe essere eletto “perché è lui”, “perché la gente si fida di lui”, “perché è conosciuto da tutti”, “perché tutti sanno che è intelligente”, “perché tutti sanno che ha delle precise qualità morali”, “perché ha meriti noti a tutti”, “perché milioni di cittadini hanno letto i suoi libri”, “perché è un grande cattedratico”, “perché con lui la medicina ha fatto passi da gigante”, “perché è un attore che tutti amano”, “perché è uno sportivo adorato dal popolo”… Nessuno ama la parte dell’intruppato, e quindi della persona costretta a ripetere il pensiero fabbricato da qualche ideologo (e quindi sorvegliato da qualche capogruppo di partito).

Già a livello elettorale, quindi, quando il nuovo parlamento è semplicemente all’orizzonte, il popolo faticherebbe moltissimo a determinare l’esatta direzione politica di ogni candidato. Non saprebbe, cioè, chi sta esattamente votando.

«Sarà veramente di destra, o sarà invece di sinistra? O magari di centro?»

Tra l’altro (chiariamolo bene, perché si tratta di un principio di base) i parlamentari non sono nemmeno tenuti a mantenere le promesse fatte in campagna elettorale. Deputati e senatori, per deontologia professionale, debbono sempre seguire la loro coscienza, e quindi sono sempre liberissimi di pensare e agire come meglio credono. È persino anticostituzionale vincolarli a una qualsiasi promessa politica o finanziaria. E quindi (altro principio da capire bene), siccome nessuna organizzazione può entrare in parlamento, con grandissima facilità i parlamentari possono mutare la posizione politica, e quindi la direzione di base (destra, sinistra, centro) con cui si erano presentati alle elezioni. E nel farlo non tradiscono affatto il popolo, o le compagini politiche (non cambiano cioè “bandiera”, o “casacca”) perché il popolo ha eletto loro, e quindi la loro coscienza. Non ha eletto un partito! Non ha eletto un’organizzazione!

Situazioni paradossali, queste, che disorientano chi vorrebbe mettere dentro ai parlamenti un po’ di vero potere popolare. Eppure (e qui torniamo alla questione “finanziaria”), per quanto riguarda la direzione politica, il problema è stato brillantemente risolto. E risolto – attenzione bene – non soltanto nel “dopo” (quando cioè i candidati si sono trasformati in parlamentari), ma anche nel “prima”, quando devono fare promesse in campagna elettorale. Incredibile, vero? Cosa ci potrebbe essere di più semplice del dichiararsi di destra o di sinistra? Eppure è così! C’è voluto un regolamento per costringerli non soltanto al “dopo”, ma addirittura al “prima”.

(Anche a livello finanziario la chiarezza si svilupperà ovunque, sia nel “prima” che nel “dopo”). 

E dunque, cosa dobbiamo fare noi moderni per influenzare significativamente la potenza finanziaria di base, e quindi aumentare a dismisura il nostro peso elettorale? L’abbiamo già detto: copiare! Copiare semplicemente quel che è già stato fatto nell’altro campo. Andiamo quindi nei dettagli.

Cos’hanno inventato per ovviare all’indeterminazione di fondo, e quindi al caos della direzione politica? Nelle Aule democratiche di tutto il mondo si adotta un regolamento di visibilità, e quindi di pura registrazione dei fatti, che lascia i parlamentari completamente liberi di cambiare pensiero e compagine politica ogni volta che la coscienza glielo impone, ma che però, in contemporanea, mette ogni comportamento sotto potenti riflettori.

Viene cioè fatto tutto quello che è possibile e non un millimetro di più. Il regolamento camerale, che in Italia si chiama “Regolamento per la Formazione dei Gruppi Parlamentari“, non è quindi un regolamento di coercizione, perché  la coscienza viene rispettata. Però – però – tutto è registrato!

Visibilità! Solo visibilità!

Il problema del caos direzionale, quindi, non viene risolto con regole del tipo «Se tradisci, sarai estromesso dal parlamento, e daremo il tuo scranno al candidato con meno voti (in pratica, come se tu fossi morto)», ma viene risolto attraverso la semplice registrazione della scena.

Viene cioè scattata una foto del “prima” (quando i nuovi eletti si presentano la prima volta nelle Aule), e poi viene tenuta un’accurata registrazione del “dopo”. Si fotografa, insomma, e si filma. In una parola sola, si registra. Domanda: «Funziona questo sistema?». Certo! Eccome se funziona! Funziona benissimo!!

Nel caso di deputati e senatori che cambiano schieramento politico (il fenomeno dei “cambiacasacca”), non esiste intelligenza al mondo in grado di stabilire chi siano i veri traditori e chi invece i “fedeli alla linea”. Inutile mettersi a interrogare, scavare, sondare, analizzare… Tutti hanno ragione su tutto, tutti hanno validissimi motivi, tutti hanno valori su cui non possono transigere. L’unica cosa che si può fare, quindi, è proprio fotografare.

Bene! Cos’altro possiamo dire di questo regolamento camerale “dei Gruppi”? Beh, se vogliamo copiarlo per risolvere il caos finanziario (o almeno prenderne spunto), notiamo subito la grande importanza dei funzionari. È vero che quando un parlamentare cambia casacca, e quindi muta l’assetto politico della sua Camera, sarebbe tenuto ad avvisare solo il Presidente della stessa (che per l’appunto è un politico). Ma è anche vero che, attivato il procedimento dal punto di vista formale, è poi il Segretario della stessa a fare “fisicamente” tutto. 

Intendiamoci bene: solo i Presidenti di Assemblea, cioè i Presidenti di Camera e di Senato, sono le figure destinatarie di ogni atto formale, e quindi di tutte le comunicazioni, comprese quelle del cambio di Gruppo parlamentare. Le Camere, infatti, sono organizzate per i politici, e non per i funzionari. Però – però – sono i Segretari Generali che rappresentano, assieme a tutti i funzionari che da loro dipendono (un gran numero, perché ci sono decine di Uffici, divisi in varie Divisioni Operative) tutto l’apparato tecnico delle Camere. E quindi l’apparato “che fa”. Sono infatti questi funzionari che, materialmente, acquisiscono poi ogni atto, e quindi aggiornano i registri, pubblicano i dati, e (quando parliamo di scranni), provvedono anche ad assegnare le postazioni.

Nelle Camere, quindi, non abbiamo soltanto i politici. E l’attuazione fisica del Regolamento per la Formazione dei Gruppi Parlamentari è alla fine il loro compito. E dunque, come si muovono nell’assegnare gli scranni? In generale, appena i nuovi eletti si presentano in parlamento (si siedono cioè per la prima volta nelle Aule), loro provvedono a sistemarli tutti su delle precise sedie. Sì, delle sedie! Ovviamente, secondo una logica di posizione politica. Chi si dichiara di sinistra, verrà fatto sedere su degli scranni a sinistra, e chi si dichiara di destra, verrà fatto sedere su degli scranni a destra (chi non si ritiene né di destra né di sinistra verrà sistemato al centro, e chi rifiuta una qualsiasi classificazione verrà d’autorità inserito nel cosiddetto Gruppo Misto). In pratica, entro le prime 48 ore alla Camera (e i primissimi giorni al Senato, dove i regolamenti fissano termini analoghi) i Segretari curano che i nuovi eletti creino dei Gruppi Parlamentari (gli equivalenti dei partiti), e poi, quando questi sono stati notificati ai Presidenti, attendono che ogni eletto – uno alla volta – dichiari il nome del Gruppo di cui vuol far parte. E quindi gli assegnano un preciso scranno. Una cosa insomma rapidissima, da fare subito.

Questa operazione è ovviamente semplicissima per i neoparlamentari, perché ai Gruppi danno gli stessi identici nomi dei partiti. Quindi, salvo situazioni eccezionali, non c’è niente da inventare. Così i Segretari di ogni Camera, una volta che dai Presidenti delle Camere hanno ricevuto ufficialmente i nomi dei Gruppi, provvedono a sistemarli in una posizione di massima all’interno dell’emiciclo (“Questo un po’ più a destra, quest’altro un po’ più a sinistra, quell’altro un po’ più al centro”). Poi, all’interno di ogni specifico Gruppo, assegnano un preciso posto ai singoli che hanno dichiarato di farne parte. Tutto qui! Facilissimo! Prima i Gruppi, poi gli eletti. Un gioco di bimbi!

Perché prima i Gruppi? Ovviamente perché, con centinaia di persone, non si può certo stare a calcolare l’esatta gradazione di destra o di sinistra di ogni parlamentare rispetto a tutti gli altri. Sarebbe un follia! E quindi, prima si procede coi Gruppi, che sono sempre pochi (cinque, sei, sette – in Italia ci vogliono almeno 20 parlamentari per farne uno); e poi il resto è facilissimo. Banale, vero?!

Banale, sì, anzi banalissimo, ma anche estremamente prezioso perché, in quelle prime 48 ore, viene di fatto scattata la fotografia di quel che le centinaia di candidati avevano dichiarato (e quindi promesso) a Sua Maestà il Popolo in campagna elettorale: “Io sono di destra, loro invece sono di sinistra, quegli altri sono di centro, però non centro esatto, piuttosto centro/destra, e quelli là non sono esattamente di sinistra, perché sono di estrema, mentre quegli altri ancora…”.

È stata scattata una foto! Ed eccoli infatti tutti lì, seduti nell’emiciclo  in perfetto ordine, esattamente come dichiarato fino a poche ore prima. La fotografia è nitidissima.

Resterà tutto così per sempre? Possiamo accontentarci di quella sola foto? No, ovviamente! Come già detto, i deputati e i senatori saranno sempre liberi di seguire la propria coscienza, e quindi di cambiare compagine politica ogni volta che lo riterranno opportuno. La loro libertà è sacra e inviolabile!

Ma adesso, però, con il Regolamento per la Formazione dei Gruppi Parlamentari in atto, se vorranno cambiare partito, dovranno comunicarlo al Segretario della loro Camera. Cioè, dovranno agire in modi formali, e dirgli in pratica in quale nuovo Gruppo parlamentare vogliono andarsi a sedersi, e magari chiedergli pure che sia lui ad informare ufficialmente il Presidente.

Ecco quindi la forza del regolamento! La sua grande forza! Adesso, se vogliono muoversi, debbono farlo in ambito ufficiale, sotto i riflettori del parlamento e della nazione, e sotto il controllo diretto dei funzionari.

(Il Regolamento per la Formazione dei Gruppi Parlamentari è talmente spietato nel pretendere la perfetta “visibilità”, che il deputato o senatore che non si riconosce più in alcun Gruppo viene d’autorità inserito nel cosiddetto “Gruppo Misto”).

Se un tempo era possibile (torniamo molto indietro con gli anni) che un parlamentare cambiasse scranno ogni volta che gli pareva, andando a sedersi dove meglio riteneva, circondandosi delle persone che più prediligeva – magari a seconda degli argomenti – adesso lo deve fare davanti a tutta la nazione. E quindi – stringi stringi – davanti a tutti i suoi elettori. I cambiamenti ci saranno sempre, ma adesso, appena si muovono, lo sanno tutti!

Come si può dunque ben notare, il Regolamento per la Formazione dei Gruppi Parlamentari è proprio un regolamento di visibilità, niente di più che una telecamera; e proprio come ogni telecamera, non può impedire nulla né vincolare a nulla (cioè, non può richiamare nessuno alle sue “promesse“). Però registra! Registra! Continua a registrare! E se registra, tutto viene portato alla luce del sole.

Sì, è proprio così! Le telecamere non possono proprio nulla! Però – come tutti sappiamo – hanno una tremenda forza dissuasiva. Quando ad esempio vengono messe lungo le strade dove tutti corrono, o nei negozi dove tutti rubano, la libertà delle persone non viene minimamente intaccata, perché ognuno resta sempre libero di fare tutto quel che vuole. Però, i reati diminuiscono drasticamente perché la punizione è praticamente automatica. Non è un caso che i partiti con un alto numero di “cambiacasacca” siano poi quelli che alle elezioni successive vengono particolarmente puniti. Nessuno, infatti, si fida più di loro!

Quello del cambiacasacca politico o finanziario è ovviamente un problema tutto moderno, perché in Atene non aveva alcun senso. La loro era un’assemblea diretta, fatta di soli padroni, e quindi ognuno era liberissimo di cambiare decisione ogni volta che voleva, perché rispondeva soltanto a se stesso. Nei parlamenti, invece, c’è gente stipendiata incaricata di portare avanti delle promesse, ma che però risponde alla propria coscienza… 

IL CANDIDATO POLITICO

Arrivati a questo punto, potremmo già permetterci una prima sostanziale sintesi di come dovrebbe essere un regolamento camerale per il controllo della potenza finanziaria di base. Con tutta probabilità, dovrà essere un regolamento di visibilità (niente più che una semplice telecamera), utile a registrare una foto nelle prime 48 ore (per testimoniare quanto promesso in campagna elettorale), e utile anche a filmare poi i “cambia casacca finanziari” durante tutta la legislatura, il tutto, ovviamente, sotto la responsabilità dei Segretari delle Camere. Ecco! Tutto qui! In pochissime parole: una telecamera gestita da funzionari.

Un inciso, però, magari non proprio breve, prima di proseguire il discorso tecnico, utile per eliminare un paio di “sospetti” che l’elettore potrebbe aver maturato durante la lettura di queste righe. Stiamo infatti inserendo delle idee assolutamente nuove dentro scatole assolutamente vecchie, ed è normale – ogni tanto – dover armonizzare le sensazioni di fondo.

Il primo sospetto potremmo tranquillamente riassumerlo in questa domanda: «Non è che a forza di telecamere il parlamento si ritroverà infastidito, meno sereno perché ultra controllato, e quindi assai meno desideroso di lavorare?». La risposta è semplice e banale: assolutamente no, anzi, è l’esatto contrario. I capigruppo, ad esempio (“i capi dei partiti”), proprio grazie al regolamento sui Gruppi, da moltissimi decenni si ritrovano in situazioni altamente semplificate, e dunque molto più operative, perché i colleghi di partito sono sempre vicino, contati, numerati, su poltroncine immediatamente raggiungibili, e ogni dettaglio è sotto controllo. Anzi, l’esistenza stessa dei capigruppo, che sono una fondamentale garanzia di ordine e di continuità all’interno delle Aule, è definita e stabilita proprio da quello stesso regolamento.

Anche per la potenza finanziaria, quindi, possiamo aspettarci un altro grande miglioramento. Anzi, più che grande, forse addirittura gigantesco, se non persino titanico. Infatti, con l’introduzione del Regolamento per la formazione dei Parametri Erariali (così Popolo Sovrano ha chiamato il nuovo completamento camerale), tutto il caos finanziario dell’apparato pubblico scomparirebbe di colpo, perché il sistema diventerebbe padronale, semplificandosi così di milioni di volte. E questo sarebbe per tutti un modo decisamente migliore di lavorare, tanto per le istituzioni che per gli stessi partiti politici dentro le Aule.

Oggi il sistema pubblico funziona come se il padrone di una fonderia dicesse a tutti i suoi dipendenti e collaboratori: «Da oggi, cari impiegati, cari tecnici, e operai, camionisti, consulenti, venditori, non vi pago più. Non vi do una sola busta paga, né vi riconosco provvigioni o parcelle. Fatevi pagare da quelli con cui interagite». Forse che il sistema si bloccherebbe? O che rallenterebbe fino ad inchiodarsi? Assolutamente no. Perderebbe il suo riferimento padronale, complicandosi, ma proseguirebbe. I magazzinieri, quando arrivano i camion coi rottami di ferro, li pagano di tasca loro; però dopo, quando gli operai vengono a ritirarli per gli altoforni, si fanno pagare da quelli; gli operai, pagati di tasca loro i rottami e l’energia, si fanno poi pagare dai camionisti che ritirano le bobine e i pezzi; i camionisti, quindi, pagata la merce, si fanno poi pagare dai clienti; eccetera. Una fonderia ha 80 reparti? Ognuno degli 80 reparti avrà la sua contabilità e cercherà di starci dentro con spese e guadagni. A parte le complicazioni (IN UN STATO SONO RAGNATELE SPESSE CHILOMETRI, CHE OCCUPANO METÀ DEL CIELO) , non cambia niente. Quello che però cambia è che il padrone, inevitabilmente, tempo una settimana, non si sa più “dov’è” né “chi sia”. E se per qualche ragione dovrà avere contatti con la “sua” fonderia, tutto gli sarà complicato all’infinito, e in ognuno degli 80 reparti dovrà chiedere permesso.

Non bisogna poi aver alcuna paura (eccoci al secondo sospetto o timore) di portare la semplicità dentro i parlamenti. Cioè, non bisogna avere alcun timore di “semplificarli”. Anzi, di semplificarli così tanto che il popolo, alla fine – sia pure attraverso strumenti di pura visibilità – riuscirà a gestirli dieci, o cento, o mille volte di più. Attenzione, infatti. grande attenzione a questo “sospetto”, perché di mezzo c’è sicuramente la mancata comprensione di un potente concetto di base. Un concetto che viene completamente travisato a causa di somiglianze puramente percettive.

Che concetto?

Il concetto che un parlamento moderno possa essere – stringi stringi – una specie di Assemblea ateniese! Possa cioè essere immaginato – di fatto – come identico all’antica riunione della gente in collina. Non è forse vero che la percezione ci dice questo?

In Atene c’era gente che si riuniva in collina, e oggi c’è gente che si riunisce dentro i palazzi. Sono uguali, non è vero? Gente là, e gente qui, non c’è alcuna differenza. E invece no, no, no, no! Quella in collina era semplice “folla”, è vero, era gente non strutturata, non divisa in lobby e in partiti, però erano persone con una chiara identità padronale e con una coscienza diretta delle cose. «Questo mi piace, quello non mi piace, questo lo voglio, quello non lo voglio»; mentre i nostri parlamenti, invece, sono degli “esecutivi stipendiati”, cioè dei segretari, degli incaricati, qualcosa che sta all’Assemblea di Atene come un pallone da calcio sta alla Terra. La forma è sempre sferica, ma scopi e sostanza sono diversi.

Che significa, questo? Qual è il concetto che ci sta sotto, da capire bene e a fondo?

Significa quel che già dicevamo nella pagina precedente, e cioè che un parlamento moderno è soltanto una macchina! Una macchina formata da entità coscienti (i singoli uomini), ma che formano una macchina, che si muove come una macchina, e che ragiona come una macchina. “Macchina” (ovviamente) come “macchina” è un esercito che si muove, o una qualsiasi organizzazione che alla mattina attiva predeterminati iter. Una macchina dove l’asticella della maggioranza, guarda caso, resta innaturalmente fissata per anni a un certo preciso livello. Fissata come tutto quello che in una macchina è tenuto fermo da viti e saldature.

In Atene, sulla collina della Pnice, ogni nuovo argomento da decidere richiedeva la ricerca di una nuova maggioranza, esattamente come avviene oggi nelle nostre assemblee condominiali, dove chiuso un argomento (con una certa maggioranza), si procede con il successivo dove si dovrà trovare (dopo tanti discorsi), un’altra maggioranza ancora. Le “condominiali” sì che sono uguali “all’ateniese”! Ma un parlamento, invece, è soltanto un esecutivo! È come un notaio a cui si dà un incarico, o come l’idraulico che si chiama per qualcosa.

L’Assemblea di Atene non andava “guidata”, nel senso di “comandata”, se no veniva del tutto snaturata ed era allora perfettamente inutile farla. Se assistita da cittadini molto competenti, e molto onesti, poteva certamente funzionare al meglio, esattamente come un’assemblea condominiale funziona al meglio se è assistita da un amministratore che è geometra o architetto.

Ma i parlamenti non fanno parte della razza padronale, sono degli esecutivi, dei puri incaricati, e vanno quindi guidati! “Guidati” nel senso che bisogna dire loro chiaro e tondo “cosa si vuole”, “quando lo si vuole”, e in “che modi” lo si vuole. Le macchine, infatti, non sanno niente: “procedono” e basta. La colossale semplificazione prodotta dal Doppio Controllo Elettorale, quindi, non può in alcun modo bypassare la deontologia professionale dell’esecutivo, ma, al contrario, può solo aumentare a dismisura la capacità del padrone di comunicare la sua volontà, e quindi (al contempo) migliorare l’operatività stessa dell’assemblea incaricata, che ,diversamente, in assenza di chiari messaggi (e sempre in piena confusione operativa – LE MOSTRUOSE RAGNATELE) – resta affidata al caso.

Qualsiasi bimbo ateniese di otto anni sarebbe stato perfettamente in grado di capire la complessissima contabilità della sua città. Perché? Perché tutto era padronale. I cittadini pagavano e incassavano, come tutti i padroni del mondo, e la cassaforte stava lassù, nella cornice del Partenone. Parimenti, qualsiasi bimbo moderno, grazie al DOPPIO CONTROLLO ELETTORALE, sarà in grado di comprendere senza alcuno sforzo l’intera gestione pubblica.

La “Bema”, il pulpito su cui si saliva per parlare all’Assemblea.

Niente di nuovo sotto il sole, quindi! Se i parlamenti sono delle macchine, allora sono per forza delle entità da tenere saldamente in pugno, da guidare, da controllare, da gestire, e da comandare con grandissima attenzione. Se no? Se no uccidono! Attenzione, non uccidono “per modo di dire”, no, no, no, no, uccidono proprio nel senso di “ammazzano”, “travolgono”, e “calpestano”! Tutte le macchine, infatti, sono costruite per produrre livelli di potere infinitamente superiori a quelli degli esseri viventi, e quindi, essendo vive solo in apparenza (essendo cioè subumane), se ci si affida a loro come se avessero una coscienza vera, ateniese, alla lunga travolgono e uccidono.

E il sangue? E il sangue scorre a fiumi! E non per modo di dire!!

Non è affatto un caso che qualsiasi parlamento moderno (a differenza della cosciente folla ateniese) sia totalmente insensibile alla demagogia. Negli emicicli, infatti, potrebbero parlare per intere settimane i più abili manipolatori di coscienze, che le assemblee non farebbero una piega. Come se neanche li avessero ascoltati. I parlamenti sono infatti strutturati in lobby, cioè in partiti, in gruppi di potere, e alle macchine le parole non fanno assolutamente alcun effetto. Chiunque può accorgersene osservando una normale seduta parlamentare (soprattutto “all’inglese”): i comportamenti da macchina sono ovunque, e costantemente ripetuti. In Atene, invece, quando venne il tempo dei cattivi manipolatori di coscienze, i capipopolo fecero semplicemente strage.

L’elettore perdonerà l’insistenza di Popolo Sovrano nell’affrontare la contrapposizione tra “coscienza” e “macchine”, ma due secoli di percezione completamente alterata hanno prodotto incrostazioni dure come il granito, che vanno attentamente “pulite”, cioè risolte. Proseguiamo quindi con i “distinguo” utili ai miliardi di ambosessi della gleba oggi viventi: qualsiasi assemblea diretta è in grado di proseguire in modi assolutamente egregi (attenzione bene) per secoli e millenni il suo lavoro di innovazione e di gestione. Cioè, senza problemi, senza incidenti, senza catastrofi, ma al contrario, sempre migliorando. Che sia l’antica Assemblea di Atene, che sia l’assemblea condominiale, che sia l’assemblea di piazza in una cittadina svizzera, essendo costituita dagli stessi padroni che ragionano sulle loro stesse proprietà, se non ci sono di mezzo dei sobillatori (le dirette non hanno i formidabili “anticorpi mentali” delle rappresentative) sempre, sempre, tende a prodursi il perfetto ordine direzionale e finanziario. Tutto è infatti cosciente (ripetiamo: cosciente), e quindi tutto è gestito dal buon senso e secondo buon senso. Inoltre, raramente vi sono contrapposizioni ideologiche di principio, ma, al contrario, c’è la naturale e istintiva empatia per gli altri padroni. Nessuno va alle assemblee di condominio, ad esempio, per imporre decisioni che gli altri non potranno assolutamente sostenere, all’unico fine di distruggerli e di svergognarli, proprio come istintivamente farebbe ogni partito in parlamento. Le cose – insomma – a meno che vi siano dei pazzi, migliorano sempre, costantemente, e tutto cresce in gloria. L’importante è che l’assemblea si occupi soltanto del suo, di quello che cioè le appartiene. Qualunque sforamento diventa pericoloso (immaginate un’assemblea di condominio che deve occuparsi dei rapporti con la NATO, o la CINA, o la FEDERAZIONE RUSSA). Ebbene (attenzione, attenzione, attenzione)! Nei parlamenti democratici (che sono assemblee rappresentative fatte di stipendiati), tutto funziona all’esatto contrario. Ripetiamo: esatto contrario! Se non c’è un potente controllo popolare, padronale, sovrano (controllo fino ad oggi mai esistito), allora, dato che sono soltanto macchine, proprio in via “naturale”, ecco che le situazioni degenerano, diventando via via sempre più assurde (cioè sganciate dalla realtà) e quindi pericolose e mortali. Mortali proprio perché non c’è – né potrà mai esserci – alcun BUON SENSO DI BASE A CONTROLLARE TUTTO ISTANTE PER ISTANTE. Ricordate il volante di cui si parlava nella pagina precedente? I parlamenti, infatti, se privi di guida padronale, prima producono debiti su debiti e complicazioni all’infinito (cioè, lavorano per spostare i problemi sempre più in là, proprio come il volante che si adegua alla strada “sempre più in là”), poi cominciano a vendere le proprietà loro affidate (le proprietà reali, le proprietà del popolo), e quando hanno venduto tutto il possibile, cominciano addirittura a vendere i loro stessi padroni (il popolo, però “a fette”, cioè a categorie, gruppi, entità sociali). Il popolo è infatti sacro, però esiste un giorno solo (quello delle elezioni) e quindi un giorno ogni 1826 o 1827, a seconda dei bisestili, per cui nel il resto c’è solo gente, massa, gruppi di persone, tutta ‘roba’ che che si può vendere. Ma non c’è niente da fare: prima o poi – inevitabilmente – si arriva alla resa dei conti, e le assemblee rappresentative innescano guerre su guerre per riportare i debiti a zero (l’auto finisce fuori strada, ma i Titoli di Stato diventano carta straccia). È ahimè la guerra la sola via per superare in fretta e furia le TITANICHE E ORRENDE RAGNATELE che ormai strangolano tutto e tutti. Per i cittadini europei, figli delle ottime democrazie del passato post bellico (quelle dei “pacchetti”, che vediamo fra poco in un’altra nota), è difficilissimo accettare i concetti appena enunciati perché (a loro) quell’ottimo funzionamento è sempre apparso come più che naturale. Quindi, guardando ai disastri di oggi, pensano subito che qualcuno, semplicemente, non faccia il suo dovere. Anzi! Ci sarà qualcuno che addirittura “lavora contro”. E invece no! Non è proprio colpa di nessuno! I parlamenti sono semplicemente tornati alla normalità di sempre. Non è colpa quindi dei politici, né dei ricchi che gli tolgono le castagne dal fuoco (in cambio di un po’ di cittadini della gleba), né di nessun altro. Una democrazia rappresentativa è una macchina, e una macchina lavora benissimo solo quando è perfettamente comandata, perfettamente monitorata, e perfettamente manutenuta. Non è forse vero che tutte le macchine, ad esempio, funzionano a forze contrapposte? Quando la nafta esplode nel cilindro, non è forse vero che si genera un potente movimento del pistone proprio perché la testata e la camicia si oppongono (attenzione: oppongono) alla fuga disordinata dell’aria? Fanno cioè da impeccabile contrapposizione? Certo che è così! E se c’è una perdita – anche minima – la pressione cala di colpo e il motore diventa inutile. Idem per i parlamenti, che sono macchine a forze contrapposte (maggioranza/minoranza) che possono funzionare bene o benissimo solo se perfettamente impostate, perfettamente monitorate, e sottoposte a perfetta manutenzione. Quindi, se nelle assemblee rappresentative la contrapposizione non esiste più (come invece c’era – e fortissima – nei decenni post guerra), ecco che tutto gira lo stesso, ma non ha più alcuna forza, proprio come in un Diesel, dove la nafta va avanti a bruciare, ma l’auto non riesce più a fare una piccola salita. Inutile accusare la “Casta” e minacciare vendette. Le macchine dei parlamenti possono produrre decisioni forti, ed essere in grado di mantenerle per decenni, solo se al loro interno c’è una fortissima e serissima dialettica interna oppure, se questa viene meno (la società d’oggi è infatti uniforme, non ci sono più “miserabili” e “ricchissimi”, e le ideologie ferocemente antagoniste sono improbabili), esiste una fortissima tensione tra gli obiettivi che il popolo ha chiaramente dato in sede elettorale, e quindi assolutamente da raggiungere perché il popolo monitora tutto, più la manutenzione spietata in sede elettorale perché il popolo ha capito tutto (traduzione: la compagine politica che non ha soddisfatto, scompare). Insomma! O un’improbabile contrapposizione ideologica, o la facile tensione del comando sovrano sui subordinati ottenibile con il DOPPIO CONTROLLO ELETTORALE!  Una delle due! Oggi, un qualsiasi fattore esterno, anche non eccessivamente potente, è in grado di piegare un parlamento, e di farlo addirittura girare al contrario. Perché? Perché, con la caduta militare e sociale del comunismo, dagli anni ’90 è scomparsa proprio la pressione che teneva tutto ben saldo ed efficiente nei parlamenti democratici. Con la scomparsa, quindi, della feroce dialettica da ideologie contrapposte, Popolo Sovrano crede che oggi la contrapposizione sarà ancora possibile, e in modi tecnici, tra i diversi “pacchetti di desiderata” che le forze politiche saranno necessariamente costrette a mettere sul piatto. E la tensione, come già detto, sarà tra quello che il popolo avrà esattamente finanziato (attraverso le elezioni) e quello che il parlamento avrà esattamente realizzato (attraverso il nuovo regolamento di visibilità).  

PEDALI BICICLETTA
Ma proseguiamo pure col nostro nuovo regolamento camerale! Stavamo parlando di quello, vero? Ebbene, ormai dovrebbe essere a tutti chiaro che anche questo regolamento dovrà essere una semplice telecamera che fotografa subito le promesse fatte in campagna elettorale, e poi, durante la legislatura, registra ogni eventuale cambiacasacca finanziario. Anche se solo di un centesimo? Anche se solo di un centesimo! I funzionari della Camera, poi, già responsabili di tutti i regolamenti camerali, saranno responsabili pure di questo.

Bene! Tutto molto semplice, non è vero? E infatti, adesso, dovremmo semplicemente passare alla pagina successiva – denominata IN DETTAGLIO – per vedere appunto “nei dettagli” i passaggi meccanico/istituzionali del secondo regolamento di visibilità. Però, prima di chiudere questa, ci sono almeno un paio di sicure e interessanti osservazioni che potremmo già essere in grado di fare.

Ma sì, almeno un paio! Un paio ci sono di sicuro. Le incrostazioni sono di granito, vero?

Prima di tutto, che il nuovo regolamento va proprio a risolvere alla radice il problema del “prima”. Quando il regolamento sarà attivo, infatti, tutti i candidati saranno per forza costretti a parlare al popolo “anche” di soldi, e a parlarne in modi assolutamente chiari, esaustivi, e al centesimo (i Segretari aspettano cifre precise, non dei “circa”). Inoltre, per poter parlare di cifre al popolo, tutti i candidati (e quindi tutte le forze politiche che li sostengono) dovranno per forza aver fatto una formidabile e capillare programmazione dei bisogni dello Stato (ripetiamo: formidabile e capillare programmazione dei bisogni dello Stato). Eh già! O così, oppure cento cambiacasacca finanziari all’anno, con mostruose possibilità di essere puniti alle elezioni successiva. (Non male, vero? Le elezioni acquistano “tridimensionalità”, per così dire). Viene così realmente e concretamente proposto al padrone quel che lui potrebbe davvero volere, e come, e cosa, e quando! Perché? Proprio perché i Segretari aspettano le cifre e poi “registrano”.

Le cifre al “centesimo” non devono meravigliare più di tanto. Chi finanzia, infatti, non pretende mai dai propri incaricati la conoscenza assoluta del futuro, soprattutto quando i lavori sono colossali, e gli imprevisti sempre dietro l’angolo. Però pretende – almeno – di sapere quanto esattamente dovrà sborsare, cioè, “quanto sarà grande quella specifica spesa ogni anno della legislatura”. Poi, col passare del tempo, se ne riparlerà, si rivedranno i conti, ci saranno degli aggiornamenti, si valuteranno le contingenze… «Ma per favore, adesso, ditemi quanto devo tirare fuori, e che la cifra sia al centesimo!!». 

Perché è importante il “prima”? Perché oggi, se un candidato si presenta alle elezioni dicendo: «Io non sono né di destra, né di sinistra, ma votatemi perché ho belle qualità», la massa non lo prende nemmeno in considerazione. Non siamo infatti più nell’800! Un candidato potrà essere la persona più meritevole della Storia, ma dovrà comunque  ben chiarire il suo orientamento politico. Anche perché poi, quando dovrà dichiarare al Segretario di che Gruppo vuole far parte, se non è di destra, né di sinistra, né di centro, allora quello lo sbatte subito nel Gruppo Misto, Gruppo che esiste fisicamente, ma che politicamente non ha forza.

Vogliamo proseguire con la pulizia delle incrostazioni? Anche e soprattutto per vedere dove va innestato il pezzo che ancora manca al motore democratico? Nei primi decenni post guerra (e qui spieghiamo la curiosa anomalia evidenziata nella pagina precedente), non ci sarebbe stato alcun bisogno di un Regolamento per la Formazione dei Parametri Erariali. Assolutamente! Proprio nessuno. E quindi, nessun bisogno di un Doppio Controllo Elettorale per aumentare all’infinito il peso del giorno elettorale. Perché? Perché la pressione ideologica nei parlamenti era talmente forte ed elettrica che la dialettica che ne risultava era vera e sostanziale. Un parlamento, infatti, si chiama così proprio perché deve “parlare”, cioè formulare una concreta dialettica e quindi decidere. Ma questa dialettica era in quegli anni fortissima non solo perché stimolata dai bombardieri atomici in perenne volo, ma perché le elezioni erano un feroce scontro su precisi “pacchetti di desiderata”. Pacchetti che ogni candidato si portava dietro alle elezioni. Il momento elettorale non era uno scontro di facce, come avviene oggi, di soggetti, ma di soluzioni. Soluzioni concrete, spesso completamente opposte, diversissime, capovolte, tutte ben sostenute da potenti forze contrapposte. Così, per qualche decennio, è successo che per l’elettore non aveva alcuna importanza la faccia del candidato, e il doversi fidare di questo soggetto piuttosto che di quello. Non c’era nessun bisogno di “teatro”, perché qualsiasi candidato, nella borsa, aveva gli stessi identici “pacchetti” che avevano tutti quelli della sua parte politica. “Pacchetti” che erano sostanza vera, a tutti nota, da tutti ben conosciuta, e che altro non erano se non un diverso modo di spendere i soldi pubblici. Con l’arrivo del comunismo sulla scena internazionale, infatti, arrivo militare, i parlamenti democratici sono stati costretti a funzionare per davvero come “macchine decisionali”. Volenti o nolenti! Era la prima volta nella storia delle miserevoli “rappresentanze democratiche”! Non era mai successo che i parlamenti funzionassero davvero! I popoli hanno così guadagnato moltissimo da quella contrapposizione perché ogni ideologia, per sopravvivere, doveva sia dare che pretendere! E tutto ha funzionato a meraviglia perché ogni ideologia provvedeva anche a neutralizzare il veleno che l’altra portava con sé (oggi, crollato il comunismo, non c’è nessuno a tenere a bada la morte che il capitalismo si porta dietro). Inoltre, a proposito del dare e del pretendere, ognuna delle due forze in campo doveva in qualche modo stare anche ben attenta a non ostacolare troppo l’altra. Cioè, non doveva mai fare la parte di quella che non dava nulla di quel che invece l’antagonista era in grado di offrire; per cui, spesso, le maggioranze di volta in volta elette dal popolo provvedevano a fare delle “concessioni” e quindi ad allargarsi a soluzioni altrimenti impensabili. Insomma: tutti i popoli europei sono diventati ricchi e benestanti, e con una velocità del tutto sconosciuta alle epoche precedenti. Oggi, invece, succede l’esatto contrario: privi di ideologie in contrapposizione, i candidati non portano più con sé pacchetti e soluzioni, non c’è più alcuna dialettica, la pressione è stata sostituta dal teatro, e così, alla fine, una volta al governo, tutte le maggioranze operano sempre le stesse identiche decisioni perché il sistema, privo di guida e di monitoraggio da parte del popolo, è preda assoluta delle influenze esterne. Esattamente come un volante non più impugnato dal guidatore (ZERO PACCHETTI), che subito gira nella direzione “pretesa” dalle ruote, che a loro volta seguono la direzione “pretesa” dalla strada. Con il Regolamento per la Formazione dei Parametri Erariali i “pacchetti” torneranno, e torneranno nell’esatto modo cui le cose hanno per secoli funzionato: «Buongiorno, Vostra Altezza! Cosa desidera oggi Sua Maestà? Preferisce questo, oppure Le aggrada di più quest’altro?».

Ebbene! Che succede oggi – proprio oggi – se si pretende che il candidato parli di soldi? Succede che quello può rifiutarsi di rispondere, e tutti coloro che lo ascoltano (cosa orrenda e incredibile) troveranno normale il suo comportamento. Anzi, non solo può serenamente rifiutarsi di specificare quanto sarà grande la spesa pubblica di ogni anno, o quanto importanti gli investimenti dei singoli Ministeri, ma potrebbe pure avere una reazione di sorpresa, e fare una smorfietta divertita, come a dire: «Ma perché non mi si domanda anche del sesso degli angeli, o mi si chiede a che ora esatta è nato l’universo?». Tutto normale. La normalità più assoluta!

È chiara la situazione? Si vede bene l’abisso in cui siamo finiti? Anzi, l’abisso da cui non ci siamo mai mossi? L’abisso in cui i pensatori del ‘700 e dell’800 hanno messo noi padroni, titolari, e sovrani? Tanto il candidato, infatti, quanto quelli che lo ascoltano trovano normale un comportamento che avrebbe fatto cupamente rumoreggiare l’Assemblea di Atene (padrona dell’Erario), sonoramente sghignazzare i patrizi del Senato romano (padroni dell’Erario), e fatto subito pensare, a molti re del passato (padroni dell’erario), al boia giù nel cortile. Il boia che si stava annoiando!

Il nuovo regolamento, quindi (questa è la conclusione della prima considerazione che riteniamo di poter fare), non consente ai candidati di parlare amabilmente dei soldi, non permette loro di parlare graziosamente dei soldi, non li stimola a voler sapientemente parlare dei soldi, no, no, no, li costringe, li piega, li forza, li obbliga, li vincola, li sottomette, li incastra, li impegna, e li incatena. Questo è un fatto importantissimo, perché il malcostume sta nella massa, e non nei candidati. Il problema è infatti la massa che ride, e che, pur essendo Sua Maestà, non pensa al boia, ma soltanto a svilirsi. La massa possiede un’inerzia enorme, del tutto sconosciuta ai candidati, e il malcostume potrebbe quindi durare altri secoli proprio per causa sua. Invece, una volta approvato il regolamento, ecco che tutto va automaticamente a posto. È come riavvitare la testata al blocco motore.

Riteniamo così di poter fare subito anche la seconda considerazione, che avremmo forse potuto risparmiarci, tanto è ovvia (però, per l’elettore tutto incrostato, che deve pure mettere idee nuove dentro scatole vecchie, tutto è utile). Questa seconda considerazione è in pratica la risposta a questa precisa domanda: «Le persone e le istituzioni, che normalmente gestiscono l’Erario, si ritroveranno poi in difficoltà a causa del nuovo regolamento di visibilità?». Ma assolutamente no! Anche qui la risposta è facilissima! Per loro non cambia niente.

Cosa infatti può fare una telecamera? Cosa può impedire? Niente. Cosa quindi cambierà per il parlamento, il Consiglio dei Ministri, il Presidente della Repubblica, il Ministro delle Finanze, la Corte dei Conti, il Premier, ed altri ancora? Niente! Ognuno andrà avanti a fare il suo mestiere, esattamente come sempre fatto. Però – attenzione – tutto quello faranno , d’ora in poi sarà sotto l’occhio attento del padrone, cioè l’occhio della telecamera “24 ore su 24″. Un solo centesimo dell’Erario? Uno? Ne è stato spostato solo uno? Il cittadino viene avvisato da giornali, TV, e gli suona persino il cellulare. Le cose cambiano certamente, questo è vero, ma per il popolo, però, non per loro.

“COSCIENZA” VS “MACCHINE”? “PACCHETTI” VERSUS “TEATRO”? “CONTRAPPOSIZIONE” VERSUS “VUOTO”? I vecchi politici post guerra, che nelle borse avevano potentissimi pacchetti di desiderata, erano assai prudenti nel parlare, molto attenti alle parole, spesso addirittura evasivi, perché le basi popolari dei loro partiti – perfettamente coscienti dei pacchetti – potevano diventare estremamente critiche. Persino aggressive, come visto in taluni Congressi nazionali. Oggi, invece, le basi non esistono più, senza pacchetti non hanno più senso, e i politici dicono tutto quello che passa loro per la testa per “bucare lo schermo” e quindi diventare più “votabili”. 

Bene! Chiudiamo questa pagina e – con la prossima – andiamo vicino ai Segretari delle Camere. Prima di chiuderla, però, permettiamoci una sintesi turistico/sportiva.

Con il parlamento vincolato dal DOPPIO CONTROLLO ELETTORALE (visibilità direzionale più visibilità di potenza), la “bicicletta” delle Istituzioni, dotata oggi di solo manubrio, metterà finalmente anche i pedali. Il padrone – Sua Maestà il Popolo – potrà cominciare a viaggiare per davvero.

IN ELABORAZIONE IN QUESTO MOMENTO

Avete presente quelle antiche famiglie del 19imo o 20imo secolo che, non riuscendo ad affrontare il mutare dei tempi, dopo aver ipotecato tutte le loro proprietà (gioielli compresi), alla fine “vendevano” la figlia in sposa all’arricchito di turno? Cioè, quello che aveva fatto i soldi col pesce, o coi laterizi, o con il bestiame? Ebbene: oggi la situazione politico/finanziaria è proprio questa: sia triste (la nobiltà va a farsi friggere) che felice (finalmente arrivano i soldi). I cittadini, negli ultimi decenni, hanno visto le privatizzazioni selvagge di tanti beni pubblici strategici, le concessioni autostradali a gogò, le leggi scritte su misura per le grandi corporation, ma spesso (incapaci di vedere il parlamento come macchina) continuano a pensare che la politica prima o poi (situazioni permettendo) recupererà i Grandi Servizi legati alla sovranità nazionale. Ovviamente, non è così. Tant’è che politica non vende mai il cittadino tremando di paura, e vergognandosi, ma – al contrario – lo fa con giubilo, con soddisfazione, e alla luce del sole. Perché? Perché, proprio come nel caso dell’arricchito, anche questo tipo di vendita risolverà non soltanto l’angoscioso presente, ma anche il duro e imperscrutabile futuro. Per la politica non è cioè solo un “abbandonare”, un “lasciare”, un “liberarsene”, ma è come l’affitto di schiavi della città di Atene, quando la democrazia, preoccupata di doverli mantenere, non solo riesce a liberarsi del loro sostentamento, ma li cede ai ricchi proprietari delle miniere d’argento, cominciando a percepirne un affitto. C’è una rendita – cioè – garantita per il futuro. E questo – per la politica – è giubilo, è gloria, è festa, è successo totale. Mai e poi mai tornerà indietro! È abbastanza chiaro il processo? La politica, con la vendita del cittadino, non soltanto riesce a “tirarsi fuori”, ma si procura, per sempre, denaro fresco per ulteriori pasticci. Se il parlamento – ad esempio – schiacciato dai debiti creati a forza di spostare sempre più in là i problemi, ha sempre meno soldi per la Sanità pubblica o per le Forze dell’Ordine, queste, prima o poi, diverranno inaffidabili, o molto lente, e i cittadini, pian piano (ma in numero sempre maggiore), andranno a sottoscrivere delle assicurazioni private, o degli abbonamenti di sorveglianza. La politica, quindi, mentre prosegue l’abbandono dei Servizi, comincia ad incassare denaro fresco da nuove tasse, e si ritrova a godere di un doppio vantaggio. Per ogni contratto sanitario assicurativo, o per ogni abbonamento di polizia privata, e pure per ogni ticket preso ai caselli delle autostrade, e per cento altri Servizi noleggiati, la Cosa pubblica intascherà altri soldi. Non è come per le pure e semplici vendite delle proprietà reali, dove i soldi entrano una volta e basta. O dove semplicemente la politica “si libera” delle proprietà di Sua Maestà. Qui i soldi entreranno invece per sempre, per tutta l’eternità! Siccome quelle imprese guadagnano, lo Stato incasserà. E così la politica non si presenta alle elezioni con la faccia del nobile che vende la figlia, ma con l’aria invece gloriosa e superba di chi non solo ha preso le distanze da un Servizio che scontentava tutti i cittadini, non solo ha aumentato la concorrenza tra pubblico e privato (questo è un discorso che fa molta presa), ma sta pure rimettendo in sesto i bilanci. Il cittadino, tra i suoi servizi abbandonati e i nuovi privati da pagare, come si dice a Napoli, è proprio cornuto e mazziato. Le fantastiche strutture pubbliche che aveva costruito con coraggio e sacrificio, diventano la sua trappola. Lui è il padrone, sta in casa sua, ma ogni volte che apre il suo frigo, o va nel suo bagno, o mette qualcosa nel suo armadio, lui deve pagare dei soldi. Soldi che, qualche passo più in là, arriveranno ai suoi domestici. Naturalmente non è colpa dei politici. Dov’è il padrone? Sarebbe forse quello che paga? Ma no, il padrone è quello che incassa, e qui non c’è.