QUALI OPERAZIONI IN DETTAGLIO?3 IL NUOVO ERARIO
L’E.
L’ERARIO AL POPOLO

Il Doppio Controllo Elettorale 

CAMERA DEI DEPUTATI RITAGLIATA

Le disposizioni che permettono al parlamento, e quindi ai co-sovrani, la visibilità della DIREZIONE (il manubrio) sono queste: per la Camera dei Deputati, gli Artt. 14 15*15bis*15ter*GR.PAR.1 GR.PAR.ATT. VAR.;  e per il Senato della Repubblica, gli Artt. 14 15 16 16bis GR.PAR.VAR). 

Bene! Se, sulla falsariga di questo Regolamento per la formazione dei Gruppi Parlamentari immaginiamo le norme che dovranno fornire visibilità alla POTENZA (i pedali), ci ritroviamo necessariamente a ipotizzare un secondo regolamento, di fatto un Regolamento per la formazione dei Parametri Erariali.

Non si tratta più di visualizzare delle sedie (il PRIMO CONTROLLO ELETTORALE), ma dei flussi di denaro (il SECONDO CONTROLLO ELETTORALE). L’unione di questi due controlli, o visibilità, andrà appunto a formare il DOPPIO CONTROLLO ELETTORALE.

Il parlamento dovrà quindi fissare all’interno delle due Camere delle (banali) regole erariali e le (banalissime) tempistiche con cui andranno impostate le macchine contabili dello Stato. La totale scomparsa del contante permetterà ai co-sovrani il controllo di ogni singolo centesimo.

I Parametri Erariali

Che cosa sono? A che servono?

Il termine ‘parametro’ è molto generico, e non sottintende a nient’altro che a dei criteri di prelievo e smistamento del denaro all’interno della Cosa pubbica; in pratica, i canali o le direzioni che questo dovrà prendere durante ogni singolo anno della legislatura. Si tratta di elementi strutturali semplicissimi, banali, ma  necessariamente predefiniti dal parlamento. Durante le elezioni politiche, però, i politici potranno illustrare al popolo le esatte quantità di denaro che dovrebbero secondo loro scorrervi dentro.

Non ci sono regole assolute (un Ministero può essere accorpato, scomparire, oppure nascere, rinascere), e così alcuni di questi parametri potrebbero nel tempo variare; ma esiste però un punto di vista privilegiato, che non può essere toccato, che è quello del padrone. Lo Stato appartiene infatti al re, non al parlamento, e quindi la formulazione delle aree di spesa dovrà esaltarne la sovrana autorità e l’istantanea capacità di controllo. Non a caso la logica indica la necessità di due diversi tipi di parametri, nettissimamente distinti tra loro: quelli di Sicurezza, e i Progettuali.

Quelli di Sicurezza sono soltanto quattro, tre d’uscita e uno d’introito, e sono detti così perché blindano da ogni sorpresa i co-sovrani, rendendoli tranquillissimi e serenissimi. Facilissimi da capire e da memorizzare, sono quelli a cui il popolo che comincia a far pratica presterà molta attenzione durante le prime votazioni politiche. Sono:

(clicca sulle voci e osserva i ‘pedali’).

Quelli Progettuali dipendono invece dal numero dei Ministeri dotati di portafoglio, e sono detti così perché permettono al POPOLO RE di disegnare la nazione come meglio crede. Meno facili da memorizzare, sono quelli a cui però dei co-sovrani già impratichiti presteranno col tempo sempre più attenzione. L’unità di base è la singola:

(clicca anche qui).

Come in bicicletta! Quando si impara, tutta l’attenzione è super concentrata sul semplice restare in piedi. Poi, fatta un po’ di pratica, si va dove si vuole.

I Valori Erariali

«Quanto dovrà essere grande il Budget Statale? Lo fissiamo come la scorsa legislatura? Di più? Di meno? E quanto la Quota Stipendi? E quanto la Quota Politica? E poi…?! Pensiamoci bene! Con quanta forza faremo ‘succhiare’ denaro alla Percentuale Erariale? Il 30%? Il 50%? Il 70%?»

Sono queste misure, cioè questi precisi Valori, che i politici dovranno prospettare al popolo in tutte le fasi preelettorali. “Noi riteniamo che a questo particolare ministero debba essere assegnata questa cifra”. “Noi riteniamo che a quest’altro Ministero debba essere invece affidata quest’altra”. “Noi riteniamo che lo Stato debba assorbire non più di questo budget”. Con macchine che ormai sorvegliano e distribuiscono ogni singolo centesimo, più nulla sfugge al popolo, e quindi i partiti, per poter vincere (anzi, per poter esistere), dovranno presentarsi con buoni progetti o risparmi più consistenti. Cifre chiarissime e ben definite!

Soldi, dunque! Investimenti! Migliorie! Risparmi! Non chiacchiere su chiacchiere! È vero che anche un re sceglie i suoi uomini in base alla faccia, ma poi usa tutta la potenza del suo denaro per fargli realizzare quel che esattamente vuole!

All’inizio, ripetiamo, l’attenzione del popolo si concentrerà soprattutto sui  Valori da assegnare al Budget Statale Annuo e agli altri tre parametri di sicurezza. Ma anche quella dei politici si concentrerà lì, perché è proprio lì che si scatenerà la battaglia! L’enorme pulizia del debito pubblico (necessaria, perché nessuna Amministrazione potrà più indebitarsi), avverrà all’interno di una chiarezza disarmante, con popolo e politici che per la prima volta riusciranno a capirsi; sia in sede preelettorale (il momento più importante), che durante la legislatura, cioè nelle mille interviste e talk show. Dove insomma c’era l’intrico più insondabile, il nodo gordiano più fitto, e per conseguenza solo sterili battibecchi e fumose vanaglorie, non resterà niente di più che la tabellina del due, e l’attenzione di tutti si precipiterà lì! Uno Stato non è una famiglia, non deve andare in pareggio di bilancio, perché è il contenitore ultimo che detta le regole. Ma qualsiasi padrone, imprenditore, re, co-sovrano, e possidente pretende di stare tranquillo. Nessuno può ad esempio impedire a un parlamento di stampare moneta fisica o virtuale; ma questa – ecco la tranquillità proveniente dalla corretta identità – non andrà in giro per uffici statali o per banche, ma sarà subito accreditata ai co-sovrani! Ai padroni! Neanche un centesimo, insomma, è per principio fuori dal controllo sovrano, perché solo il re, e nessun altro che il re, è creatore e titolare della moneta.

I riti ad elezioni concluse

Ma che succede, esattamente, ad elezioni concluse? Quali sono le procedure da seguire? Com’è noto, dopo lo spoglio delle schede, i vincitori si insediano a “palazzo”, i Gruppi Parlamentari vengono subito formati, e dato che ogni eletto dichiara al Segretario Generale della propria Camera la sua specifica posizione politica, ecco che a tutti sono distribuiti i precisi scranni. Il Parlamento, insomma, 48 ore dopo l’insediamento dei nuovi eletti, è già operativo.

Però, dato che qualsiasi parlamento vota e basta (proprio come avveniva in Atene), e tocca ad altri proporre nuove leggi o ulteriori varianti (sempre come in Atene), ecco che il Presidente della nazione incarica una persona di fiducia di formare un esecutivo, cioè un Consiglio dei Ministri che prima proponga e poi, ottenuto il parere positivo, applichi.

Ma…

La POTENZA? Il DOPPIO CONTROLLO ELETTORALE?

I politici, in tutta fase preelettorale, hanno promesso che lo Stato avrebbe funzionato meglio con ‘questi’ Valori Erariali piuttosto che con ‘quelli’. Ogni partito ha ovviamente detto la sua, e poi i co-sovrani hanno scelto. E quindi? Che fine fa tutto quel lavoro?

È presto detto! Sulla falsariga dell’altro Regolamento, il Presidente del Consiglio dei Ministri, sentite le forze di maggioranza (e concordato quindi una media operativa), comunica ai Segretari generali delle Camere tutti i Valori Erariali con cui dovranno funzionare le macchine contabili dello Stato. Questo, entro e non oltre le 24 ore successive alla fiducia al nuovo Governo, in modo che quei funzionari possano a loro volta comunicarli entro e non oltre le 24 ore successive ai responsabili.

Circa la tempistica, logica vuole che la partenza delle macchine erariali coi nuovi valori impostati dovrebbe essere sempre stabilita alle ore 0:00:00 del 1 gennaio dell’anno successivo, in modo che i co-sovrani possano fare le loro comparazioni e valutazioni economiche con estrema facilità. Le elezioni politiche, anziché in primavera, andrebbero così tenute sempre nei primi mesi autunnali, in modo da lasciare ai co-sovrani la possibilità di terminare la valutazione dell’anno, e al Primo Ministro tutto il tempo di formare il Governo.

I Conti Sovrani

CORONA REALE

Si può essere padroni senza avere alcun accesso ai guadagni? Si può essere sovrani restando ahimè esclusi dal tesoro reale? Certamente no.

L’Art.1 della Costituzione, identificando nel popolo il re, dichiara che l’Erario pubblico è proprietà dei singoli co-sovrani.

Inevitabilmente.

Serviranno così – affinché le parole siano realtà e non demagogia – dei terminali erariali a disposizione di ogni singolo co-sovrano; terminali che nessun Ufficio pubblico, nessun Ente, nessun Ministero, nessuna azienda, potranno mai ovviamente avere. In essenza, il co-sovrano dovrà avere un Conto Erariale Sovrano che, insequestrabile  per principio (è proprietà del re), funzioni in ambito reale, e che quindi non potrà mai essere usato come banale riferimento su cui far arrivare dei soldi.

“Ambito reale” significa, ad esempio, che oltre all’Erario, solo il titolare può bonificarvi sopra una qualsiasi somma (nessuno può aprire i forzieri reali se non il sovrano stesso); ma significa anche che questa somma scomparirà via subito, lasciando solo una rapida traccia. Perché? Perché l’Erario è per l’appunto sovrano, e segue una logica di contrapposizione nazionale. Chi c’è infatti dall’altra parte? Dall’altra parte di un qualsiasi re? Lo Stato da mantenere, ovvio, ma anche il popolo. E quindi, siccome lo Stato è già mantenuto per altra via, ecco che il denaro viene subito distribuito a chi è in difficoltà. È un tipo di donare che – assieme all’eventuale storno delle Gabelle di Ritorno, del Welfare Diretto, della Rendita Sovrana, e del Reddito di Uguaglianza (elementi che andiamo a vedere subito) rappresenta “la munificenza del re”, e che il partito chiama Welfare Volontario.

La magia dell’Erario Sovrano

MAGNA CARTA 02

Domanda! Quand’è che la bicicletta è diventata il cavallo per la povera gente? Quand’è che da giocattolo si è trasformato in strumento per lavorare? Forse quando è stata inventata? No, in quegli anni era appunto un giocattolo per nobili spiritosi. Forse quando ha messo i pedali? Nemmeno, perché andava pianissimo. Forse quando hanno aumentato la dimensione della ruota? Ancora no, perché il mezzo era diventato grottesco. Ma quando allora?! La risposta è ovvia: quando è stata finalmente inventata la catena, e i pedali sono stati tolti dalla ruota anteriore e messi nella posizione che sappiamo.

Questo per dire cosa?

Per dire che nei sistemi occorre elasticità, interconnessione, astuzia, e soprattutto meccanismi che impediscano il continuo intralciarsi delle parti. Quasi mai, infatti, basta l’idea! È soltanto un’illusione credere che sia sufficiente averla! L’idea può essere indovinatissima, astuta, geniale, ma va sempre accompagnata, aiutata, e compensata. Soltanto dei matti possono andarsene in giro con una bicicletta alta due metri. D’accordo! Lapalissiano! Però, se l’idea dei pedali è buona – anzi, a conti fatti sembra l’unica percorribile – bisognerà ottimizzarla.

Prendiamo ad esempio gli Enti pubblici. A prima vista, la loro stessa esistenza sembrerebbe rendere impossibile il DOPPIO CONTROLLO ELETTORALE. Più o meno come una bicicletta alta dieci metri. Non è infatti forse vero che tutti gli Enti (ma proprio tutti), dovranno per l’intera eternità imporre accise, bolli, monopoli, dogane, balzelli, sanzioni, multe, ammende, rette, contravvenzioni, ticket, eccetera, eccetera? Certo! È una parte importante del loro mestiere, ci saranno sempre delle necessità etiche da tutelare. Se un automobilista guida da pazzo, ad esempio, andrà multato. Se qualcuno denuncia amici e nemici solo perché ha sempre voglia di litigare con tutti, bisognerà fargli pagare bolli e spese processuali. Se i carburanti costano troppo poco e le città vengono gassate, dovremo caricarli di accise.

Dunque? La macchina sembra miseramente ingripparsi! I co-sovrani dormono tranquilli, sereni, confidando nei prefissati budget, ma poi si ricordano che gli Enti prendono moltissimi soldi anche da altre parti. In pratica, da tutte quelle che devono e (persino) da tutte quelle che vogliono. E quindi? Che facciamo adesso? Mettiamo la bici nel capannone e non ci pensiamo più? È stato solo un bel sogno?

Ma no, no, non vi sono difficoltà, non ve ne possono essere per principio, perché ormai il sistema è correttamente orientato, è cioè a tutti gli effetti reale, padronale, e sovrano. Basterà quindi posizionare bene un qualche servomeccanismo per far quadrare il tutto.

Infatti, preceduto nel versamento da specifici codici (tutto qui, nient’altro che degli insulsi codici), ecco che tutto il denaro che gli Enti imporranno ai co-sovrani verrà subito redistribuito in parti uguali tra i co-sovrani stessi (‘nazionali’: se la multa o l’accisa è generale; ‘locali’: se l’area è più piccola). È come mettere i pedali al posto giusto: l’etica è salva, ma per gli Enti non ci sono né guadagni né fini secondari (e i sovrani, guarda un po’, anche stavolta incassano ). Ecco dunque spiegate le sopracitate Gabelle di Ritorno: “flussi di denaro comandati dagli Enti per motivi etici che partono dai singoli sovrani per arrivare equamente divisi a tutti i sovrani”.

Anche il denaro per aiutare chi è in difficoltà (il solito welfare per mancanza di lavoro, malattia, figli, anzianità, infortunio, studi, eccetera) sembrerebbe crearci dei problemi. Se allo Stato, infatti, abbiamo affidato soltanto i soldi per vivere (vedi la Quota Stipendi) e per lavorare (vedi le Quote Ministeriali), come verrà poi aiutata tutta quella gente? Forse con la microscopica Quota Politica? No di certo! E dunque? Un’altra bicicletta gigantesca? Stavolta di venti metri?

Ma no, no!

O meglio…

Si potrebbe tranquillamente appoggiare – seguendo forse più la logica che la pancia – tutto il welfare finanziario sul Prodotto, proprio come si fa per la Sanità (ospedali, cliniche, medici, infermieri, medicine…) e la Cultura (scuole, istituti, università, musei, teatri, impianti sportivi, ecc..). In pratica, ancora sugli introiti garantiti dalla Percentuale Erariale. Questo però creerebbe già in partenza (dice la pancia) un certo indeterminato, perché le situazioni sociali possono essere molto variabili, e il parlamento potrebbe sentirsi come invitato a operare delle modifiche ai Valori Erariali.

Ovviamente, non è pericoloso il passaggio di denaro da un Dipartimento all’altro (o tra gli stessi Ministeri), perché vien del tutto naturale – se risultano delle eccedenze ‘qui’, e ai padroni non va restituito niente, e sono pure scomparsi i bilanci pubblici – passarlo ‘là’ dove avranno avuto degli imprevisti. Tutto, fra l’altro, è alla luce del sole, sotto il diretto occhio dei padroni, e il Parlamento non deve modificare alcunché.

È pericoloso, invece, un aumento del Budget Statale Annuo per questioni non prettamente lavorative!

È vero che un parlamento, preso ad esempio atto d’un nuovo disastroso terremoto, può tranquillamente modificare qualsivoglia dei Parametri di Sicurezza e Progettuali per procurare ai Ministeri il denaro necessario all’assistenza degli sfollati, alla ricostruzione delle strade, alla rimessa in sicurezza dei ponti, alla riqualificazione delle infrastrutture cittadine, ecc.; ma è anche vero che meno denaro extra lavorativo gira in certi ambienti, e meglio è. In altre parole: non sembra il caso di aggiungerci anche i soldi per i confratelli.

Se sono crollate centomila case (facciamo un esempio limite), a strade, fogne, tende e soccorsi ci penserà ovviamente lo Stato; ma ad aiutare finanziariamente i confratelli – eh, no! – ci penseranno direttamente i regnanti. Anzi, i regnanti e tutte le aziende. Quando? Fra vent’anni? No, il mese successivo, bonificando sui Conti Sovrani degli sfollati il denaro per ricostruire tutte le case (col tempo), o per comprarsene subito altre centomila (altrove). Più un tot a famiglia per vivere almeno un anno senza troppi pensieri. È magia? No, quale magia?! È la spaventosa potenza finanziaria del re unita alla prontezza dei suoi armati! Armati che, in assenza di denaro contante, sanno tutto, vedono tutto, hanno già calcolato tutto, e quindi comunicato al Parlamento il necessario aumento percentuale del prossimo Welfare Diretto. Il Parlamento ha dato l’Ok, il terremoto è avvenuto il 4 gennaio, il 1 febbraio tutti hanno avuto i soldi. Quattrocentomila persone senza casa, ma il re allunga la sua mano e – con nessuno sforzo – li tira fuori dalla palude almeno dal punto di vista finanziario.

Il Parlamento deve stare assolutamente fuori (ripete la pancia) dall’aiuto finanziario che i sovrani possono e debbono darsi tra loro! Non dal punto di vista etico, ovviamente, non dal punto di vista morale, non evitando il comando, ma finanziariamente! Solo finanziariamente! Questo, tanto nelle situazioni normali, da welfare mensile (pensioni, malattia, disoccupazione, studio, anno sabbatico, maternità, ecc.) quanto in quelle eccezionali da sisma apocalittico. Il welfare in denaro deve cioè passare da co-sovrani a co-sovrani senza coinvolgere mai alcun elemento estraneo.

Il parlamento indica il livello di benessere garantito, qualche Ufficio calcola la percentuale da prelevare da tutti i conti correnti, le Forze dell’Ordine formulano il comando ai direttori di banca, durante la notte i co-sovrani selezionati ricevono il denaro, e nessuno stipendiato dell’Amministrazione o degli Enti vedrà mai un centesimo.

Da re… a re! (Insiste la pancia, forse sbagliando).

L’intermediazione servile, così utile nelle questioni materiali, deprime sempre in modi folli la spaventosa potenza sovrana quando di mezzo c’è l’immateriale; cioè, il denaro. Solo gli armati devono essere chiamati a collaborare, ma anche questo è più che normale: quando delle immense quantità d’oro debbono viaggiare da un punto all’altro del Paese, Sua Maestà si fida solo dei moschettieri. Non vuole a sorvegliare le carrozze con il metallo i ministri, i lacchè, i maggiordomi, i camerieri, gli stallieri, i giardinieri, i cuochi, gli ambasciatori, ecc.. Vuole i suoi soldati!

Questo è appunto il Welfare Diretto citato sopra: “un prelievo mensile percentuale uguale per tutti i co-sovrani ed imprese sulla liquidità presente sui conti correnti al netto delle spese già elettronicamente impostate”. È un’altro piccolo artificio tecnico, che impedisce al sistema di lavorare contro se stesso, proprio come facevano i pedali sulla ruota anteriore.

Il Reddito d’Uguaglianza, ultimo servomeccanismo, sfrutta anch’esso la potentissima tecnica della liquidità residua – o meglio, Percentuale Residua – e permette (sempre in un ambiente completamente privo di tasse), di livellare brutalmente i sovrani tra loro. Non in termini di proprietà, ma di livello di vita. Questo servomeccanismo potrebbe però non essere mai usato: se tutti stanno bene e sono felici, potrebbe infatti bastare il Diretto.

Come si vede, la macchina del magico Erario Sovrano è semplicissima, chiarissima, e potentissima. Anche un bimbo sarebbe in grado di comprendere i suoi tre flussi finanziari in ingresso:

e i suoi quattro flussi in uscita:

Difficile? No, e i re dormono sereni.

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