QUALI OPERAZIONI IN DETTAGLIO?

In elaborazione

Cosa succede in parlamento?

I Segretari delle Camere non si occupano certo di questioni economico/finanziarie, e nemmeno di politica. A loro, il destra & sinistra non interessa minimamente, ogni parlamentare fa quello che vuole, e quindi, parimenti, nulla potrà loro importare nemmeno della quantità di finanziamenti destinata a questo Ministero piuttosto che a un altro. A loro interessa solo di applicare delle regole decise da altri.

L’ordine e la razionalità dentro le Camere, infatti, sono un’ovvia necessità della politica, non della burocrazia interna. Tuttavia, se ci fermiamo un attimo a riflettere sull’applicazione del Regolamento per la Formazione dei Gruppi Parlamentari, è pur vero che l’ordine fisico nelle Aule sta proprio sotto la loro diretta responsabilità “tecnica”. È vero che un parlamentare, se vuole cambiare compagine politica, deve semplicemente informare il Presidente della Camera (che è un politico). È una faccenda politica, che interessa ai soli politici. Ma è però vero anche che per poter cambiare  fisicamente scranno, cioè il posto dove potersi sedere, quel tal parlamentare dovrà anche essere autorizzato dal Segretario della sua Camera. Segretario che è stato ovviamente informato dal Presidente, ha visto gli atti, e provvederà quindi ad assegnargli una precisa sedia in una precisa zona dell’emiciclo (e naturalmente, a partire da una precisa data).

Non esiste alcuna contraddizione tra la politica e i funzionari. Si tratta di due piani diversi, che si completano a vicenda. Quando i politici fanno una legge, ad esempio, chi è che ne garantisce poi il rispetto? Ovviamente, i Carabinieri e la Polizia, che sono tutti “funzionari”. Senza questi funzionari armati, nemmeno la magistratura e le carceri potrebbero funzionare. Quindi, è perfettamente normale che le decisioni della politica divengano concreta realtà solo attraverso i funzionari e solo grazie a quelli.

Niente di nuovo sotto il sole, quindi! Gli Ateniesi, ad esempio, quando salivano sulla “Pnice” a gestire sia la direzione politica che la potenza finanziaria, alzando lo sguardo, un po’ più in su, splendente nel sole, vedevano la cassaforte comune. L’argento, infatti, in quantità enormi, stava nel Partenone, là sull’Acropoli. Ovvio che a distribuirlo e a incassarlo, e anche a custodirlo, non andavano certo i 3.000 o 6.000 presenti all’Assemblea! Anche là ci saranno stato dei funzionari lontani dalla politica, ma responsabili di tutto. Qualcuno, anche armato.

E dunque, a chi obbedivano quei funzionari là sull’Acropoli? Beh, essendo funzionari, obbedivano solo alla politica, cioè all’Assemblea. Non obbedivano al Governo (la Bulè, attiva giù in piazza 24 ore su 24), né ai tanti magistrati della città, né ai tantissimi funzionari dell’Attica, né ai potenti uomini dell’esercito, né a chi era esperto di politica (e magari sempre pronto ad arringare l’Assemblea). No, no, no! Tra la volontà politica del popolo e gli utilizzatori finali, di fatto ci stavano di mezzo proprio loro: i funzionari inflessibili, i funzionari pronti a estrarre la spada se qualcuno avesse preteso l’argento senza la delibera del popolo. Funzionari che – certamente – avranno avuto in mano, valido per tutto l’anno, l’elenco dei creditori e dei debitori, con le relative cifre da consegnare o da pretendere. La lista della spesa, per dirla in termini semplici, “prima” decisa dall’Assemblea, e “poi” fisicamente stilata dagli uomini della Bulè (che ne era l’esecutivo, il segretario).

Naturalmente (diciamo anche se sarebbe quasi inutile specificarlo) non ha alcuna importanza che i funzionari – tecnicamente – prendessero invece ordini dalla Bulè. Essendo ateniesi, sapevano benissimo cosa aveva deciso l’Assemblea, e quindi non c’era alcun modo di ingannarli. Conoscevano alla perfezione la lista della spesa, e se quella non quadrava, l’argento restava dov’era. 

C’erano delle variazioni rispetto all’elenco consegnato all’inizio anno? Certamente, tutto era possibile. Una nuova statua, un nuovo monumento agli Dei, un nuovo contingente militare, una decina di triremi guastatesi prima del tempo… Però l’ordine di variazione veniva sempre dall’Assemblea. Non poteva essere l’iniziativa di qualche politico o di qualche funzionario.

Per noi moderni – vabbè – dotati di parlamenti rappresentativi, è inevitabile che la situazione sia leggermente più complicata. Gli attori, infatti, non sono più tre – il popolo, i funzionari, gli utilizzatori – ma quattro, perché il popolo va sulla Pnice nazionale un giorno solo ogni cinque anni, e poi, per 1826 o 1827 giorni (vedi i bisestili), sono gli incaricati stipendiati a mandare avanti tutto, e quindi a fare le leggi. È cioè il parlamento il quarto moderno elemento, è la rappresentanza, è la macchina senz’anima con l’asticella inchiodata. E quindi, ai nostri tempi, i funzionari prendono ordini da quello, e non più direttamente dal popolo. Però, a guardar bene, si tratta di una complicazione puramente mentale, quasi accademica, perché nella pratica non cambia assolutamente niente. Anzi, usando i funzionari delle Camere come garanti del DOPPIO CONTROLLO ELETTORALE, il popolo – dal punto di vista finanziario – sta persino meglio di quello ateniese. È più tutelato, più potente, più informato, e – particolare non da poco – è pure molto più libero. L’Ateniese, infatti, faticava molto per mandare avanti la democrazia, il cittadino moderno no.

L’immagine di fantasia non deve ingannare: l’Erario degli Ateniesi era uguale a quello di tutti gli altri popoli. Se un funzionario raccoglieva gabelle alle porte della città, non saliva certo coi muli sull’Acropoli a consegnare i sacchi di monete. Semplicemente, li passava ad altri funzionari che (per decisioni assembleari o governative – vedi Bulè) già le attendevano per stipendi e lavori. Proprio come avviene oggi, esistevano tanti “sotto erari”.

Non vi è nulla di strano, quindi, che a proposito del Regolamento per la Formazione dei Parametri Erariali, i funzionari facciano da garanti per il popolo, e quindi (proprio come quelli che stavano nel Partenone) ci appaiano come perno del sistema. Perno tecnico, per modalità puramente esecutive, ma comunque perno. Nelle Camere non cambia nulla, ovviamente: invece di mandare avanti un solo regolamento di visibilità, i funzionari collaborano per mandarne avanti due. Fa qualche differenza? Nessuna, ovviamente! Ne hanno già cento, di regolamenti da osservare e far osservare, uno più, uno meno, la vita non gli cambia di certo.

E non gli sarebbe cambiata nemmeno in Atene, a guardar bene. Nemmeno là! Se gli Ateniesi – tanto per capirci – si fossero stancati d’andare in collina a perdere tre belle giornate al mese, e avessero deciso di eleggere un parlamento professionale, giocando così alla nostra maniera – “a quattro” – i funzionari chiusi nell’Acropoli, se supportati da un regolamento come quello “per la Formazione dei Parametri Erariali”, ogni volta che c’erano delle variazioni mettevano un cartello in piazza:

«Si avvisa la cittadinanza che oggi il Parlamento ha comandato questa specifica variazione nell’uso dell’argento»

NAVE OLYMPIAS “IN FORZA” ALL’ATTUALE MARINA GRECA – 200 uomini d’equipaggio (170 rematori, 15 marinai, 10 ufficiali, 5 “arcieri”).

Variazione – ovviamente – rispetto a quello che era emerso all’atto delle elezioni. Ma di fatto, cosa sarebbe cambiato? Niente! Niente, perché i funzionari, pur ubbidendo a un esecutivo, certificando certe azioni, avrebbero prodotto della visibilità che diventava poi di dominio pubblico. E per gli Ateniesi, grazie a quella visibilità, sarebbe cambiato tutto. Ma proprio tutto, tutto, tutto! Non sarebbero mai diventati i tristi “cittadini della gleba”, giocattoli del loro parlamento! Non sarebbero mai diventati “quelli” da impoverire a forza di pasticci, e dunque da vendere ai ricchi di qualsiasi terra e nazione, e poi vai magari con una bella guerra per svalutare i debiti e rimettere i bilanci a zero! 

Però, prima di andare nei dettagli “moderni”, quelli utili a noi, una domandina dobbiamo farcela. Magari un po’ retorica, ma dobbiamo farcela.

«Siamo veramente in grado, noi moderni, di percepire i funzionari delle Camere come “perno del sistema” anche per quanto riguarda l’ordine finanziario dell’intero Stato? Proprio come fossimo Ateniesi che stanno guardando il Partenone?».

D’accordo! Nessuna similitudine è mai veramente possibile quando ci sono di mezzo sistemi di governo completamente differenti. Le similitudini servono a noi, qui, perché veniamo da 250 d’infamia, e dobbiamo non creare, ma anche distruggere. Però dobbiamo stare attenti! I funzionari, infatti, sono soltanto dei funzionari: quel che c’è scritto, loro eseguono. Se i politici vogliono cambiare le leggi e le regole, loro obbediranno alle nuove. E se quelli vorranno cambiarle per cento volte, pure loro mureranno i loro atti di cento volte. Però, insomma, prima abbiamo visto che di mezzo c’erano soltanto delle vili poltroncine. E quindi, funzionari o meno, la cosa ci lasciava tutto sommato indifferenti. Le poltroncine si possono infatti assegnare anche all’oratorio, anche alla scuola elementare, anche al ristorante, anche a teatro. No, no, no! Qui invece c’è di mezzo l’Erario! E un Erario – qualsiasi erario – è infinitamente più vasto di un banale emiciclo. Un Erario  è grande come la nazione stessa. È vero che i Segretari delle Camere riceveranno i parametri di funzionamento dell’Erario dai Presidenti delle Camere (è una questione politica, decisa in campagna elettorale, e arriva ai politici, loro eseguono soltanto), però, insomma, anche se retorica, ripetiamo quella domanda, ma guardandoci dentro:

«Possibile che di questo Gigante, di questo Titano, se ne debbano occupare dei semplici funzionari?».

Da sempre, infatti, siamo abituati all’idea che la smisurata massa di denaro possa essere gestita solo da persone altissimamente competenti, gente che vive in situazioni lavorative estremamente difficili e complesse. Ma pure qui la risposta è facile e intuitiva! Lo abbiamo praticamente già detto. I Segretari e i loro funzionari non debbono affatto occuparsi di economia e di bilanci, ma di un semplice regolamento di visibilità. A loro non interessa nulla di come viene impiegato il denaro pubblico, la cosa non gli può in alcun modo importare; perché a loro interesserà sempre e soltanto che le destinazioni e le quantità stiano all’interno del Regolamento, e risultino pertanto visibili. Visibili, solo visibili! Utili cioè per la solita foto iniziale, e per gli eventuali “cambiacasacca finanziari” da registrare poi. Tutto lì! A loro non interessa altro.

Con l’animo sereno, quindi, passiamo a vedere l’operatività, e rispondiamo così alla domanda pratica: «Come dovrebbero allora muoversi, nel dettaglio, questi Segretari?».

Beh, giunti a questo punto, ormai è facilissimo immaginare tutto. Loro, quando si saranno per la prima volta seduti davanti tutti i nuovi eletti, aspetteranno che i Presidenti delle Camere gli mettano in mano la lista della spesa, cioè il foglio con su scritto: “Tot miliardi a questo Ministero”, “Tot miliardi a quell’altro”, “Tot miliardi a quell’altro ancora”, eccetera. Ovvio, no? Come per i funzionari del Partenone: “Tot pani di argento per le mura”, “Tot pani di argento per le triremi”, “Tot pani di argento per i monumenti”, eccetera.

Sarà anche normale che abbiano fretta, non è vero? Si tratta di una foto, e quindi, proprio come con l’altro regolamento di visibilità, andrà scattata subito. Probabilmente, e non oltre le classiche 48 ore, trascorse le quali passeranno subito a ordinare ai capi dell’Erario come sistemare i soldi pubblici. Passeranno cioè a rendere operativo l’anno finanziario. È tuto normale, no? Se c’è urgenza per le sedie, figurarsi per centinaia di miliardi!

Già! Ma chi è che darà in mano ai Presidenti quel foglio? Quella lista della spesa? Verrebbe subito da pensare: «Beh, qualcuno di quelli che ha vinto le elezioni. Quando vanno a comunicare loro la lista dei Gruppi Parlamentari, gli daranno anche quella della spesa. Ovviamente, se a vincere è stato un partito solo, sarà il “capogruppo”, e se invece a vincere sono stati più di un partito, in coalizione, i problemi saranno comunque zero». Giusto? Tutto giusto?

SALUTO TRA DUE NAVI DELLA MARINA GRECA CON UGUALE EQUIPAGGIO. Sulla fregata, però, i 170 rematori sono PER FORZA e NECESSARIAMENTE tutti tecnici altamente qualificati e certificati.

Loro hanno fatto al popolo delle promesse – sia direzionali che finanziarie – loro sono quindi stati votati e scelti, e loro adesso consegnano la lista della spesa. Tra l’altro, in quelle 48 ore ogni Gruppo Parlamentare, per via dell’altro regolamento, ha anche nominato tutti i suoi Capigruppo ufficiali e quindi di problemi proprio non ce ne sono. Scrivono i fogli, e glieli consegnano. Giusto? Logico? “Detto fatto”?

Ma no, no, no! Non c’è affatto niente di giusto! I Segretari cestinerebbero subito, quel foglio, senza nemmeno leggerlo, anche se gli venisse direttamente consegnato a mano dai Presidenti con la preghiera di renderlo subito operativo! E perché?! Perché loro, della maggioranza elettorale, non sanno proprio cosa farsene. A loro – proprio come anche agli stessi Presidenti – serve invece la maggioranza “di Governo”. La prima, infatti, è quella uscita dalle elezioni, quella che provoca festeggiamenti o mugugni; ma la seconda è quella politica che sarà effettivamente disposta a sostenere per anni un certo particolare Governo, cioè un certo particolare Premier, con certi particolari Ministri. Le due maggioranze spesso coincidono, ovviamente, ma sono due situazioni comunque diverse.

Se mettere le telecamere in una strada riduce drasticamente il numero dei reati, il vertiginoso aumento di virtù non sarà certo dovuto alla sola visibilità, ma anche alla potente azione delle Forze dell’Ordine e alla denuncia di chi subisce il torto. Ecco quindi – parimenti – che al Regolamento per la Formazione dei Parametri Erariali andranno aggiunti altri due potenti fattori, utili a mantenere per davvero la politica tra l’incudine e il martello. La prima misura è l’assegnazione a ogni cittadino di un terminale dell’Erario, detto Conto Sovrano (altro nome inventato dal partito). L’Erario infatti appartiene ai cittadini, ed è quindi normale che loro possano vedere tutto il muoversi finanziario dello Stato (spese, gabelle, introiti) e ricevere direttamente tutto quello che è di loro sovrana e reale proprietà. Nessun ente, neppure governativo o parlamentare, può disporre di un Conto Sovrano, dato che le istituzioni non sono degli esseri umani, e quindi non possono essere dei “padroni”. il Conto Sovrano viene assegnato alla nascita, ma naturalmente – in quanto “non padroni” – nemmeno gli stranieri possono disporne. La seconda misura consiste nella necessità che ognuno dei due Segretari abbia come diretto subordinato un proprio camerale Capo dell’Erario. I Segretari infatti (se non vogliamo che i movimenti di denaro siano per le Camere qualcosa di puramente formale – i funzionari danno disposizione, ma poi tutto avviene da qualche altra parte), devono poter dare ordini diretti circa i movimenti di denaro proprio come danno ordini diretti circa la distribuzione dei parlamentari nell’emiciclo. Solo così l’intero processo sarà veramente sotto controllo. I due Capi dell’Erario dovranno sempre lavorare con firma congiunta dato che stanno in Camere diverse, e dovranno anche poter comandare a personale tecnico comunque dipendente delle Camere, e non cioè di qualche altra istituzione. 

Nell’immagine, un Consiglio dei Ministri (detto “Governo“). È l’esecutivo del Parlamento come il Parlamento è l’esecutivo del Popolo. In Atene, l’equivalente del Governo era la Bulè, un organo formato ogni anno da 500 nuovi cittadini che, sempre presenti in un palazzo dell’Agorà in turni di 50 (quindi come “pritani”), per 36 giorni consecutivi garantivano – 24 ore su 24 – la stabilità del potere.

Facciamo un esempio per rendere il concetto delle due maggioranze facile per tutti: un partito di destra ha preso il 40% dei voti, ed è alleato con un altro partito di centro, che ha invece preso il 15%. Bene! Tutti pensiamo che abbia vinto il centro destra. Vero che è così? Certo che è vero! “40%” più “15%” fa esattamente il “55%”, e quindi è maggioranza netta. Gli elettori del centro destra esultano! Ma che succede se questo partito di centro, dopo aver parlato con i futuri uomini del Governo (nei soliti giri informali di consultazione), decide improvvisamente di allearsi con il più grosso partito della sinistra? Attenzione! Il piccolo partito non sta affatto compiendo un bieco tradimento post-elettorale, perché di centro era, e di centro resta ancora. Non s’è mosso! Succede però che adesso la maggioranza è di centro sinistra. Insomma, non c’è niente da fare! La maggioranza elettorale è quella che vince la corsa in parlamento, la maggioranza di Governo è invece quella effettiva, che sosterrà per davvero il Primo Ministro.

Quindi, è proprio questa maggioranza che i due Segretari vogliono assolutamente, e la vogliono in quanto operativa, in quanto capace di sostenere per anni le promesse fatte in campagna elettorale. E le promesse, infatti (cioè i Parametri Erariali da inserire nelle macchine), adesso sono cambiate! Se quand’era con quello di destra, il partito del 15% aveva promesso una Spesa Globale Annua di 450 miliardi (poniamo), adesso, invece, ne sosterrà una di 530 perché il partito di sinistra la voleva addirittura di 600 miliardi (e alla fine – anche grazie al lavoro informale del futuro Premier – si sono accordati su una cifra che non li farà sfigurare troppo con gli elettori). E quindi (tornando ai nostri due Segretari delle Camere), quale cifra complessiva ordineranno ai loro Capi dell’Erario? Quella della “maggioranza di Governo”, di 80 miliardi più alta, o quella della “maggioranza elettorale”, di 80 miliardi più bassa? Né loro, né i Presidenti delle Camere, hanno alcuna scelta: ordineranno quella da 530. Per forza! È l’unica “sostenibile”!

Nel mondo moderno, la visibilità dei popoli sui loro Erari è infinitamente più importante che nel mondo antico, dato che un’assemblea diretta non può mai tradire se stessa (per principio), mentre una rappresentanza, invece, può farlo sempre, e per di più restando perfettamente legale. Infatti, è proprio grazie alla perfetta legalità di chi risponde solo alla propria coscienza che i grandi princìpi sono sempre salvi, mentre Sua Maestà viene massacrata. 

AULA CONSILIARE REGIONALE. La Spesa Politica (proposta da Popolo Sovrano) comprende tutti i parlamenti all’interno di una nazione.

E quindi (sempre proseguendo con il nostro ragionamento), da quale esatto momento i Segretari dovranno far partire le 48 ore? Ovviamente, dal giorno successivo a quello in cui entrambe le Camere avranno accettato il nuovo Premier coi suoi nuovi Ministri; ed esisterà quindi – ufficialmente – un Governo con una sua maggioranza d’appoggio. 

Non è solo necessario, ma pure positivo il fatto che la lista della spesa sia compito del Governo. I partiti delle coalizioni, infatti, potrebbero essersi presentati in campagna elettorale con promesse finanziarie non esattamente identiche. E quindi, anche in questo caso, è utile l’armonizzazione “interna” che solo il futuro Governo (che sovraintende a entrate e spese) può contribuire a realizzare in modi veramente consapevoli. 

FINE DEL MONDO – Equipaggio di 170 uomini (come i rematori di una trireme) – Potenzialità distruttiva: un continente (20 missili intercontinentali, ognuno armato di 10 atomiche a bersagli indipendenti, 200 super obiettivi annientati senza possibilità di difesa). Con il Doppio Controllo Elettorale smetteremo finalmente d’essere i più bravi in tutto (persino nelle strutture parlamentari) “tranne però che nel controllo della politica”, perché in un solo balzo supereremo i grandi maestri della stessa distanza che passa tra una trireme e un sommergibile nucleare. L’ERARIO – il nucleo della forza – SARÀ INFATTI UNO SOLO (UNO!) E SEMPRE SOTTO L’OCCHIO SPIETATO DI OGNI COSOVRANO.

Bene! Naturalmente, per motivi collegati alle 48 ore (il Regolamento è di visibilità, e deve fare la foto di quello che è stato promesso in campagna elettorale), il Governo è costretto ad agire immediatamente, e quindi provvede sì ad inviare la Lista della Spesa ai Presidenti della Camera e del Senato – affinché possono annunciarla all’Assemblea e farla iscrivere all’ordine del giorno dei lavori parlamentari – ma contemporaneamente invia il testo anche all’Istituto Poligrafico dello Stato per la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. L’ordine, in pratica, parte da subito, perché è un Decreto immediatamente operativo, che sancisce il valore legale di quella lista e pure la data di entrata in vigore. Un percorso praticamente perfetto! Il Premier trasmette formalmente il Decreto alla Presidenza delle Camere, ma siccome lo pubblica anche in Gazzetta, gli stessi i Presidenti, dopo averne preso atto politicamente, lo passano subito ai rispettivi Segretari Generali e quindi Capi dell’Erario per l’impostazione contabile sulle macchine.

Insomma, iter dopo iter, e funzionari dopo politici, eccoci arrivati al felice momento!I Segretari hanno finalmente in mano l’elenco della spesa. È la foto della volontà popolare! Ottimo! Ma che c’è scritto sul foglio? Beh, di sicuro non si parlerà di lingotti d’argento e di monete d’oro come ai tempi di Atene, ma di miliardi. Miliardi di euro, miliardi di dollari, miliardi di rubli, miliardi di yen, miliardi di peseta, tutto quel che insomma circola. Miliardi che termineranno sempre con una virgola seguita da due bei zeri centesimali.

(Eh sì, le macchine non accettano gli “all’incirca”).

Miliardi, però, tutti elettronici. Ma non perché il DOPPIO CONTROLLO ELETTORALE possa funzionare solo in presenza di moneta virtuale (si poteva cominciare già nel lontano 1792), ma perché, per la democrazia che lo mette in atto, l’uso del contante diventa un inutile ostacolo, un oggetto del passato. Infatti, siccome non c’è più nessuno a guardare dentro le tasche dei cittadini (scompaiono le tasse, come in Atene, dove la gente, se c’era bisogno di soldi, “finanziava consapevolmente”, e non veniva “spremuta coattamente”), e le istituzioni sono solo delle entità che devono lavorare e basta (è il padrone che guarda gli stipendiati con la schiena curva, non il contrario), i cittadini, non solo non temono più la moneta elettronica, ma la vogliono, la esigono, la pretendono. Per forza: adesso sono loro a guardare nelle tasche dello Stato!

Come già detto, non erano certo i 3.000 o 6.000 in Assemblea a recarsi sull’Acropoli per distribuire i soldi e tenere la contabilità. Il popolo gestiva l’Erario per interposta persona. Però, anche se utilizzava dei funzionari, a differenza dei popoli moderni, del denaro aveva una normale coscienza. L’ateniese, cioè, non ricordava le cifre esatte delle tantissime entrate e dei tantissimi esborsi – ad esempio, non ricordava quanto esattamente era costata l’anno prima la manutenzione delle mura, e il numero esatto di monete che erano entrate grazie alle varie gabelle – però ricordava se quei costi o introiti erano saliti, scesi, o rimasti uguali. Perché? Perché, a seconda dei casi, l’assemblea aveva mugugnato, era restata indifferente, o aveva commentato con piacere. Aveva cioè del denaro pubblico la stessa coscienza che hanno oggi i proprietari d’appartamento (grazie alle assemblee condominiali) o hanno gli svizzeri quando vanno in piazza a votare. Noi moderni, quindi, applicando il DOPPIO CONTROLLO ELETTORALE, diventeremo proprio come gli ateniesi, nel senso che quelli ricordavano benissimo di come, dieci anni prima (dieci!) a metà anno, sotto un sole che spaccava le pietre, il funzionario responsabile di tutta la cinta muraria aveva chiesto all’Assemblea un extra perché costretto ad assumere altri muratori prima dell’inverno: aveva infatti piovuto per tre mesi di fila, e i suoi uomini, purtroppo, avevano dovuto rimanere con le mani in mano. Ecco! Noi diventeremo proprio così! Non perché ci ritroveremo consapevoli del denaro in sé e per sé, non perché sapremo a memoria tutte le cifre, non perché ci sorprenderemo a orientarci fra tutte gli infiniti flussi finanziari dello Stato (ci sono anche persone portate per queste faccende, ma questa è tutta un’altra cosa), ma perché ci accorgeremo con estrema facilità di ogni variazione. Sono le variazioni che restano sempre fortemente impresse nelle masse, proprio come restano sempre impresse le decisioni condominiali diverse dal solito. Avremo insomma, dell’erario, una “coscienza ateniese”. 

Nuovi cieli? Nuove terre? Ma certamente! Ora i cittadini esigono la moneta elettronica, la pretendono, la vogliono; e la vogliono proprio per poter controllare tutti i conti pubblici in tempo reale, “ora e adesso”, in questo stesso istante. È un loro diritto, non è vero? Sono i padroni di tutto, sono Sua Maestà, il denaro gli appartiene, e se vogliono verificarne l’utilizzo da parte delle mille entità statali che li stanno servendo, chi può impedirglielo? La moneta elettronica è fantastica per le situazioni di questo tipo!

È una faccenda di coscienza, non è smania di controllo! Nessuno pretende, ad esempio, di conoscere nei dettagli le spese delle Forze dell’Ordine. Quelle hanno dei segreti, che, ovviamente, dovranno sempre restare tali: il popolo si accontenterà del totale complessivo.

Nessun cittadino aprirà il proprio personale Conto Sovrano per indagare circa il numero delle biro comprate dal suo Comune, o per sapere quanto sono costate le siringhe dell’ospedale più vicino. Alla massa non interessano i miliardi di dettagli dei Ministeri! Anche perché, ovviamente, per indagare bisogna essere degli esperti: o si è del mestiere, o è del tutto inutile far passare internet per sapere se il Ministero dei Trasporti poteva risparmiare qualcosa nell’acquisto dei Caterpillar. Anche in Atene il cittadino, che pure era signore della direzione e della potenza, non andava certo a controllare “quanti mattoni erano stati comprati con l’argento per le mura” e “quanti metri quadri di decorazioni erano stati fatti con gli ultimi tre sacchi di monete”.

Però – e siamo sempre in Atene – se un esperto di costruzioni, passando vicino alle mura, vedeva qualcosa che gli faceva pensare male, anche senza sporgere formale denuncia, poteva sempre parlarne con qualcuno della Bulè, giù in piazza, nel palazzo dell’agorà. Non erano forse sempre presenti in cinquanta, a tutte le ore del giorno, e in qualsiasi giorno dell’anno? Sì, certo, c’erano sempre! E quindi, di sicuro c’era qualcuno a cui poter esprimere le proprie perplessità in modi informali, e senza ferire nessuno. Proprio come se un cittadino d’oggi potesse segnalare un’anomalia che lo lascia un po’ perplesso direttamente al Consiglio dei Ministri, senza passare dalle Forze dell’Ordine, con una semplice telefonata. Se la Bulè poi rilevava che c’era davvero un problema, poteva inserirlo nell’Ordine del Giorno dell’Assemblea successiva, e presentarsi con la soluzione già pronta, solo da votare.

La contabilità di un grande complesso abitato come Atene, a capo di una lega di centinaia di città, con migliaia di funzionari da pagare, e centinaia di navi da guerra in mare, e migliaia di marinai da stipendiare, e un numero straordinario di gabelle a ogni passo, era cosa complicatissima, perché i flussi di denaro erano infiniti, e tutti da sorvegliare. Però – come dicevamo nella pagina precedente – eccoci alla magia di un mondo padronale e non servile, di un mondo cioè con al centro i padroni e non gli stipendiati, dove il bimbo di otto anni è perfettamente in grado di comprende tutta la contabilità nei suoi minimi e infiniti dettagli. L’Assemblea dei padroni era infatti il centro di tutti i flussi, e così tutto seguiva una logica semplice ed evidente. Se papà (tanto per fare un chiaro esempio) l’avesse portato a visitare il Partenone, e gli avesse fatto vedere i lingotti d’argento degli Alleati (divisi su scaffali, perché tutto andava verificato), mostrandogli i sacchi delle monete che entravano continuamente per via delle gabelle («Queste monete sono per le merci che entrano dalle mura, queste per le merci che escono dalle mura, queste per le merci che partono con le navi, queste per le merci che entrano dalle navi (“Hai notato, amore?! Se ci sono di mezzo le navi, c’è sempre un extra”), queste per le offerte agli dei, queste dalle donazioni dei ricchi per feste e cerimonie…», lui capiva tutto. Che ci sarebbe stato da capire?! E se poi papà sceglieva una giornata successiva a quella della prima Assemblea dell’anno, quando il popolo stabiliva i fondi per tutti quelli che andavano finanziati (la “lista della spesa”), allora era perfettamente in grado di comprendere pure tutti i soldi in uscita: «In questa cassa vedi le monete per pagare i giudici, in quest’altra quelle per mantenere la fanteria, in questi scrigni l’argento per la flotta, qui i soldi per la cavalleria (“Bada ! Solo la biada, per il resto, ognuno deve arrangiarsi”)» lui capiva tutto. Capiva anche che nessun cittadino pagava le tasse (dato che tutti erano padroni), e che proprio per questo, invece, le pagavano gli stranieri, che a fine anno ricevevano una visita degli esattori, che gli calcolavano quanto avevano guadagnato, e poi gli presentavano la patrimoniale. Otto anni d’età, ma capiva tutto! Oggi, invece, se un cittadino adulto digita al computer un qualsiasi termine fiscale, uno solo, tra le centinaia, non più d’uno, qualunque sforzo faccia, non ci capisce nulla; e poi, dopo sessanta secondi, comincia a provare conati di vomito, e vorrebbe prendere a pugni lo schermo o spaccarlo contro il muro. Le democrazie moderne hanno per centro i “servi”, e la follia e il vomito sono per forza dietro l’angolo. Non perché i “servi” siano sbagliati, per carità, ma perché i padroni sono assenti, e il centro – fissato di conseguenza nel parlamento, cioè in un banale esecutivo – non ha alcuna logica.

Tra i compiti della Bulè c’era anche quello di preparare l’Ordine del Giorno dell’Assemblea, proprio come tra i compiti di un moderno Governo c’è quello di preparare il testo delle leggi da proporre al Parlamento. L’Ordine del Giorno veniva esposto nell’Agorà.

Nelle nostre nazioni moderne, i tecnici non mancano, vero? E dunque, chi nota – anche per caso – qualcosa che non lo convince, dopo aver aperto il suo personale Conto Sovrano e controllato con attenzione le spese e i servizi, se ancora non è convinto, non fa altro che mettere di fianco alla cifra “sospetta” una spunta rossa. Tutto lì! Se vuole, può anche aggiungerci una nota.

Chi vedrà quella spunta rossa (e magari l’eventuale nota)? Ovviamente, l’ufficio pubblico interessato. Ufficio che, se vuole, può scrivere una nota di risposta. Ma anche le Forze dell’Ordine, però, vedono quella spunta! E pure le note! Eh sì, anche loro. E soprattutto loro! Il computer emette un “beep”, e loro leggono. È una denuncia, questa? Assolutamente no, non è una denuncia d’alcun tipo. Però, ecco che finalmente il cittadino riesce a stare addosso ai propri stipendiati, esattamente come fa qualsiasi altro padrone della terra (addosso in senso buono e positivo, ovviamente, però addosso). Che dire? È un comportamento che infastidisce, questo? Beh, sicuramente poco apprezzato da chi ha qualcosa da nascondere, e molto apprezzato da chi invece lavora bene. Però – finalmente – è un comportamento padronale! Il titolare chiede, osserva, verifica, l’operaio risponde, fa vedere il perché, rassicura, è la semplice e padronale normalità.

A proposito di “fastidio” da controlli elettronici! Con il contante ormai scomparso, una parte della popolazione teme che i vizi finiranno tutti alla luce del sole. E si infastidisce! È un timore inutile, questo? Infondato? Assolutamente no! Tutto viene tracciato, e in molti casi resta in memoria per sempre. L‘unica cosa che Popolo Sovrano può oggi dire ai suoi elettori è che soltanto le Forze dell’Ordine potranno accedere alle annotazioni elettroniche (e – ovviamente – solo quando un giudice lo ordinerà!). C’è però da dire anche che, con il DOPPIO CONTROLLO ELETTORALE in atto, le transazioni tra cittadini interesseranno assai meno allo Stato, perché non ci saranno più tasse da imporre né “patrimoni da scovare”. Quindi, tutte le transazioni private, non commerciali, potrebbero restare in memoria per un tempo predeterminato, e poi scomparire, come già avviene oggi con le telecamere lungo le strade e nei negozi, che filmano gli ignari passanti e i clienti, ma con una memoria che dura solo pochi giorni. Se durante quel breve periodo non succede niente di grave, e non ci sono indagini a lato, allora sparisce tutto. Comunque è vero, si tratta di un grosso problema a cui – in un modo o nell’altro – bisogna dare una soluzione chiara e soddisfacente per tutti. Certo che è assurdo che da una parte ci siano aziende private che sanno tutto di noi – ma proprio tutto, compresi i passi che facciamo, in che direzione, a che ora – e dall’altra ci sia la volontà d’arrivare alla privacy a forza di cliccare su “consenti qui” e “blocca là”. Cosa c’è infatti oggi che nel mondo non sia tracciato, registrato, e archiviato per i curiosi che nasceranno nei futuri millenni? Il mondo della privacy, fra l’altro, è un mondo stranissimo, un mito inventato da chi ha spalancato delle porte che dovevano restare chiuse. La privacy, infatti, non è mai esistita: una volta la gente sapeva tutto degli altri, ma proprio tutto, tutto, tutto, tutto. E se arrivavano uomini a cavallo, da fuori, a fare domande, era molto difficile fare appello alla riservatezza, perché bastava guardarli negli occhi, quegli armati, per capire che la pazienza non era tra le loro più grandi virtù. 

Ma torniamo ai nostri due Segretari che hanno ricevuto la lista della spesa, la lista che potremmo definire “del Partenone”! Perché non diamo un’occhiata ai fogli che hanno già finito di leggere? Naturalmente si tratta di fogli stampati dalla Gazzetta Ufficiale, ma per la verità potrebbero anche essere la comunicazione che il Primo Ministro ha fatto ai Presidenti delle Camere, tanto le cifre sono uguali. In ogni caso, ricordate come abbiamo definito l’altro regolamento, quello per la Formazione dei Gruppi Parlamentari? Un gioco di bimbi, vero? Gioco perché si trattava di semplici seggiole! E qui, guarda caso, siamo sulla stessa identica lunghezza d’onda: nella lista, invece d’esserci scritto quanto formaggio comprare, quanto pane, quanta salsa, quanto latte, e quanta carne, sopra ci starà banalmente scritto “quanti miliardi a questo ente”, “quanti a quest’altro”, “quanti a quell’altro”…

Bene! E allora avanti con la fantasia!

Siamo in Italia, a Roma, nel palazzo in cui siede la Camera dei Deputati! Il Segretario Generale ha ricevuto un quarto d’ora fa la comunicazione dal suo Presidente, l’ha già letta un paio di volte, e gentilmente ci concede di consultarla. Sono due fogli in tutto, qui ovviamente inventati, , ma preziosi, anzi, assolutamente preziosi, perché è proprio grazie a questa direttiva che il cittadino passa dalla sua disgraziata condizione di cittadino della gleba a quella di potente sovrano.

È bello il termine “parametro”? Piace? Stuzzica? No, vero? Sa di matematica! In questa sede, poi, è anche piuttosto deprimente perché fa pensare a chissà cosa, mentre invece – all’interno del Regolamento per la Formazione dei Parametri Erariali –  è proprio il nulla, del nulla, del nulla. Immaginate infatti una mamma che ha tre bimbi di età diverse, e vuole dar loro delle paghette differenziate. Ebbene: come si chiamano i suoi bimbi? Si chiamano tutti “Parametro“! Tutti! Incredibile, vero? Parametro Luca, Parametro Elisa, e Parametro Silvia. Un po’ grottesco, vero? E quanto dovrà essere ricca ogni paghetta? Ah beh, per il “quanto”, allora bisognerà parlare di Valori (sì, Valori Erariali – un’altra gioia in fatto di termini). E quindi, per il “Parametro Silvia”, ecco un Valore Erariale di soli 5 Euro, perché é la più piccola di tutti. Che termini pesanti, vero? Quanto sono noiosi! Ma non c’è stato mai niente da fare: nonostante i numerosi sforzi, Popolo Sovrano non è mai riuscito a trovare definizioni più gradevoli. Probabilmente perché gli Stati, le Nazioni, le Istituzioni, e gli Enti sono faccende pesanti, che attirano per conseguenza linguaggi pesanti. Bisogna rassegnarsi!

Le elezioni politiche si sono concluse da un paio di settimane, il Governo è stato approvato ieri da entrambe le Camere, e oggi i Segretari Generali hanno ricevuto le DISPOSIZIONI ERARIALI dai loro Presidenti. Con gesto di grande cortesia, il Segretario della Camera dei Deputati permette a noi – che siamo degli estranei – di consultarle per qualche minuto prima di trasmetterle formalmente sia al Presidente della Camera che al suo Capo dell’Erario.

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     Al Presidente della Camera dei Deputati

(e per gli adempimenti esecutivi: All’Ufficio del Segretario Generale)

Piazza Monte Citorio

00186 ROMA

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Oggetto: Trasmissione Decreto Parametri Erariali – Legislatura corrente

Egr. Signor Presidente della Camera,

si trasmette, contestualmente alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e per i conseguenti adempimenti esecutivi di competenza dei competenti Uffici camerali, il testo del Decreto concernente la definizione dei Parametri Erariali e dei relativi Valori Erariali validi per la corrente Legislatura, con efficacia a decorrere dal 1° gennaio prossimo venturo.

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I N  E N T R A T A

  • Parametro: DIRITTO SOVRANO

    Valore: 33% (trentatré per cento)

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     I N  U S C I T A

  • Parametro: SPESA POLITICA

    Valore:       € 5.000.000.000,00 (cinque miliardi)

  • Parametro: SPESA STIPENDI

    Valore:       € 195.000.000.000,00 (centonovantacinque miliardi)

  • Parametro: SPESA LAVORI

    Valore:       € 250.000.000.000,00 (duecentocinquanta miliardi)

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La succitata SPESA LAVORI si intende ripartita nelle seguenti Quote Ministeriali:

  • Quota: Ministero della Difesa:
    € 20.000.000.000,00 (venti miliardi)

  • Quota: Ministero degli Interni:
    € 18.000.000.000,00 (diciotto miliardi)

  • Quota: Ministero degli Esteri:
    € 4.000.000.000,00 (quattro miliardi)

  • Quota: Ministero della Salute:
    € 80.000.000.000,00 (ottanta miliardi)

  • Quota: Ministero dell’Istruzione:
    € 30.000.000.000,00 (trenta miliardi)

  • eccetera…

     Voglia gradire, Signor Presidente, i sensi della mia più alta considerazione.

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IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

(Firma autografa)


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Beh! Che dire? È più divertente un biglietto della spesa, non è vero?

2 filotti di pane
12 uova
4 bistecche di manzo
6 scatole di pomodori pelati
un po’ di frutta secca…

moschettieri

I 4 moschettieri sono per Popolo Sovrano il simbolo dei 4 Parametri Erariali. Il cadetto d’Artagnan, infatti, procurava ai 3 moschettieri tutte le avventure immaginabili, proprio come il Diritto Sovrano (parametro d’incasso) procura agli altri tre (di spesa) tutte le possibilità per poter agire.

Nessuno va al supermercato con scritto “Parametro Pane”, o “Parametro Uova”, e nemmeno “Valore 2,50 Euro” o “Valore 2,88 Euro”! Ed è pure ovvio che quel “un po’ di frutta secca” non potrebbe mai essere accettato dalle macchine contabili (“un po’”, infatti, non è classificabile). Però è vero: l’elenco della spesa è meno noioso. Ma come abbiamo detto poco fa, bisogna rassegnarsi! Parole pesanti per elementi pesanti!

Ma non perdiamoci però in chiacchiere, perché il Segretario attende l’arrivo del suo Capo dell’Erario, e noi, qui vicini alla sua scrivania, dovremo restituirgli il foglio. È vero che ci basterebbe aspettare i quotidiani del giorno dopo, o già i telegiornali della sera, per sapere tutto nei dettagli; ed è pur vero che le disposizioni (esecutive al 1 gennaio), lasciano tutto il tempo per un’analisi tranquilla e dettagliata (col DOPPIO CONTROLLO ELETTORALE, le elezioni non si tengono più in primavera, ma in autunno). Però, insomma, visto che il Segretario è stato così cortese, ci piacerebbe capire tutto subito.

Nell’immagine, il porto del Pireo. Alle spalle, le mura che lo collegavano alla città. Lunghe forse più di otto chilometri, e con uno spazio interno di quasi 200 metri, erano alte tra gli otto e i dieci metri. Saranno un giorno abbattute dagli Spartani perché la grande Assemblea ateniese (tutta gente brava, laboriosa, simpatica, empatica, però soltanto “folla”) si farà travolgere dalla demagogia.

Avanti con l’analisi, allora, approfittiamone! Cosa possiamo subito notare in questo foglio (perché di fatto è uno solo, nell’altro ci sono solo i saluti e la firma)? Cosa notiamo, di primo acchito? Beh, la prima cosa che si osserva, un po’ strana, è che che il Primo Ministro parla di Parametri e Valori “validi per la corrente legislatura”. Si sente un po’ come una leggera stonatura.

I Parametri e i Valori, infatti, sembrano sullo stesso piano; e questo non tornerebbe proprio del tutto. Finché si parla di Valori, infatti, è ovvio che questi possono facilmente cambiare da una legislatura all’altra. Come per le paghette di quella mamma, no? Se i tre bimbi crescono, cambieranno anche i Valori assegnati. Silva, ad esempio, non avrà più quei 5 Euro, ma crescendo, sempre di più. Ma una paghetta, però, resta sempre e soltanto una paghetta. Fosse un parametro, non cambierebbe mai!

E quindi, se per i prossimi 5 anni (come si legge sul primo foglio) la Spesa Politica sarà di 5 miliardi, tutti diamo istintivamente per scontato che – nella successiva – sarà magari di 6; e che alla terza legislatura – sempre magari – potrà ridursi a quattro e mezzo. Ovvio, no?! Più che normale! Idem per la Spesa Stipendi (sul foglio, 195 miliardi), e per la Spesa Lavori (250 miliardi). Potranno infatti cambiare, quei due Valori, nelle successive legislature? Certo che cambieranno,  sicuramente! Ma che c’entrerebbero i Parametri? Questi restano sempre gli stessi, no? Spesa Lavori, Spesa Stipendi, Spesa Politica, e Diritto Sovrano… Quelli esisteranno sempre! Resteranno così in eterno. E dunque, perché il Primo Ministro ci dà quasi la sensazione che siano da validare entrambi? Si tratta forse di un modo di esprimersi un po’ superficiale? Un modo di dire?

Grazie al DOPPIO CONTROLLO ELETTORALE (e quindi al Welfare Sovrano), la povertà scomparirà in un solo giorno. Con il popolo al comando, l’impossibile diventa finalmente quotidianità. C’è però da chiedersi se Sua Maestà il Popolo – esattamente come nell’antichità – potrà magari farsi travolgere dalla capacità oratoria di un qualche candidato elettorale desideroso di lasciare il suo nome ai posteri. I parlamenti, infatti, a causa delle lobby, cioè dei gruppi organizzati, sono assolutamente insensibili alla demagogia; ma il popolo invece no, e lo resterà per sempre, in quanto folla non strutturata. Quindi è possibile, certamente! Ma le forze politiche, proprio in quanto insensibili, veglieranno e denunceranno i soggetti delle avverse fazioni che – facendo leva sull’emotività – cercheranno di spingere la massa a decidere soluzioni fuori dalla propria esperienza quando non c’è impellente necessità e nemmeno autentico guadagno per le generazioni future. 

No, assolutamente no, non c’è alcuna superficialità! Quei tre Parametri di Spesa e quel singolo Parametro d’entrata sono semplicemente la proposta che Popolo Sovrano fa ai suoi elettori; cioè, è soltanto una delle tante formulazioni possibili. Il partito ama infatti chiamare questi quattro parametri “di Sicurezza”; e si diverte moltissimo a paragonarli ai quattro moschettieri. Ma i Parametri – tutti i parametri possibili e immaginabili – non sono affatto un assoluto. Anzi, sono l’esatto equivalente dei Gruppi Parlamentari. Anche i Gruppi possono cambiare nome, non è vero? E pure annullarsi! E anche sparire!  E magari fondersi. Infatti, sono solo dei grandi contenitori. Però, siccome i partiti vivono di solito molti anni, e li sentiamo nominare miliardi di volte dalle TV, ecco che ci sembrano eterni; ma poi invece scompaiono, ricompaiono, si dividono, rinascono, defungono…

Conclusione? I Gruppi Parlamentari sono purissime costruzioni mentali, soltanto modi di classificare la gente. E i Parametri Erariali? Guarda caso, anche loro sono soltanto purissime costruzioni mentali, soltanto modi di classificare i soldi. Come se quella mamma, invece di un’unica paghetta, desse a Luca (il più grandicello), un “contributo gelati” (10 euro); poi un “sostegno biglietti del tram” (12 Euro), e quindi anche un “bonus ricarica telefono” di 7 euro. Totale complessivo: 29 euro. La paghetta ora è scorporata: prima era un parametro unico, adesso sono invece tre, e poi si parla di bonus, di sostegno, e di contributi. Dunque, ha perfettamente ragione il Primo Ministro: tutto è da validare per la corrente legislatura, tanto i Valori quanto i Parametri.

(Non è forse vero che anche i Gruppi Parlamentari – esattamente come i Parametri Erariali – hanno dei Valori? “Apparentemente no”, verrebbe subito da dire. “I Gruppi non sono dei Parametri“. Eppure, non è forse vero che la prima domanda che facciamo quando ci troviamo davanti a una forza politica sconosciuta è proprio: «Scusa! Quanti deputati e senatori ha questo partito?». Traducendo: «Qual è il suo preciso valore?»).

Mentre le macchine crescono in potenza e intelligenza, in molte democrazie le mense dei poveri sono sempre più affollate. Come nelle monarchie singole soltanto il re può dire cosa sia più bello e conveniente, così, nelle “monarchie plurime”, solo il popolo è il soggetto più adatto ad indicare cosa lo Stato debba esattamente fare per soddisfarlo. Sia perché è il padrone di tutto, sia perché la Sua più importante esperienza (quella quotidiana e ripetuta) si forma proprio a contatto con i Ministeri, gli apparati di servizio. Non sono quindi il parlamento, o il Governo, o i Ministeri, a poter sapere e quindi decidere che cosa è “lavorare bene” e “lavorare male”. Soltanto il popolo può dirlo perché è il padrone e perché quella è l’esatta esperienza della sua pelle. I rapporti con gli altri Stati, invece, come pure l’Etica, e le questioni più tecniche della legge, saranno sempre appannaggio della politica più elevata. 

È tutto abbastanza chiaro? Tutto semplice? Lineare? Stiamo comunque sempre bene attenti a non trasformare le cose umane in assoluti! Una costruzione è soltanto qualcosa che sta in piedi, niente di più, e non possiamo considerarla eterna e quindi divinamente sublime, se no diventiamo come gli adoratori delle Costituzioni, che nell’osannarle si trasfigurano, e non vedono i disastri attorno a loro.

Comunque vabbè, adesso, guardando meglio, ci rendiamo conto di aver finalmente trovato anche un bel “parametro d’entrata”! Eh sì! Qui, finora, abbiamo parlato solo di spese, spese, e ancora spese; ma è pure importante riempirlo, l’Erario Sovrano, non è vero? Se no, come facciamo a mettere dei soldi dentro la grande Spesa Lavori, dentro la grande Spesa Stipendi, e pure dentro la micro Spesa Politica? Ovviamente, anche questo Parametro è stato inventato dal partito, in quanto pura costruzione mentale. Popolo Sovrano l’ha chiamato Diritto Sovrano, perché consiste nella percentuale che l’Erario del popolo introita da ogni transazione quando il denaro viaggia da un privato verso un’azienda. In pratica, quando il denaro esce da un conto non collegato a una Partita Erariale per entrare in un conto invece collegato a una Partita Erariale. Insomma, quando viene acquistato un nuovo prodotto o servizio!

Sul foglio, nella riga sotto a quella che nomina questo Parametro, leggiamo “33%”: Ok, è il Valore. Valore che il popolo avrebbe elettoralmente indicato votando in maggioranza chi lo proponeva. Benissimo! Sotto, quindi, poteva esserci scritto 50%, come invece 25%, o 15%, o addirittura 0%. Non farebbe alcuna differenza. Dipende solo da come sono andate le elezioni, e da come i candidati hanno convinto Sua Maestà. Ebbene! Cosa vorrebbe esattamente significare quel “33%”?

Ovviamente, che ogni venditore finale dovrà aumentare il costo del prodotto di una percentuale atta a supportare quel tipo di prelievo. Se un concessionario, ad esempio, vuole vendere un’auto nuova a 10.000 euro (perché l’ha pagata 8.000, e vuole guadagnarne 2.000), allora quest’auto dovrà essere messa in vendita a 15.000. Il 33% di una cifra, infatti, vuol dire che la sottrazione sarà più o meno di un terzo, e quindi: “15.000 meno 5.000″… ecco che per l’appunto restano “10.000”! Siccome tutto è elettronico, le macchine riconoscono subito che il conto corrente del concessionario è associato a una Partita Erariale, mentre quello del pagatore no, e quindi l’Erario del Popolo incamera all’istante.

INTERMEZZO

Da quasi 250 anni, i cittadini vivono umiliati all’ombra della POLITICA, colosso che rappresenta anche le ISTITUZIONI. Sulla sinistra vedono il colosso del POPOLO, cioè “se stessi”, ma lontano, e quindi privo di significato, perché (a differenza di quanto avveniva in Atene) non è lì a proteggerli. Sulla destra vedono le Armi, che fissano il colosso della POLITICA/ISTITUZIONI, ma sembrano però quasi sorvegliare minacciose anche i cittadini, come se pensassero: «Se non faranno quello che le Istituzioni vogliono, avranno a che fare con noi».

A volte – con uno “slittamento del potere” – ai cittadini capita di ritrovarsi direttamente sotto il colosso delle ARMI e, in effetti, non notano grandi differenze. Oppressi e non difesi erano prima, oppressi e non difesi sono ora. Il colosso del POPOLO è sempre lontano, e per loro (che per 1825 giorni su 1826 sono comunque semplice folla) il destino non cambia: sono semplice folla 1825 giorni su 1825. Però, anche se le ARMI sono ARMI, e con quelle non si può certo scherzare, i cittadini hanno spesso la sensazione che pure le ISTITUZIONI si ritrovino in qualche modo con minori gradi di libertà, quasi fossero anche loro nell’impossibilità di pensare prima di tutto a se stesse. Il colosso delle ARMI, infatti, adesso fissa soltanto loro: i treni, ad esempio, arrivano puntuali, le scuole funzionano con rigore, i dottori visitano per i malati per davvero, i progetti vengono portati avanti con tempi record. I cittadini, anche se un po’ titubanti, a volte pensano alle ARMI (e quindi alle dittature, ma anche ai Regni Assoluti) con nostalgia.

Quando le Camere approveranno il Regolamento per la Formazione dei Parametri Erariali, il potere, SILENZIOSAMENTE, slitterà all’istante, e i cittadini si ritroveranno esattamente come in Atene, cioè all’ombra della smisurata potenza DI SE STESSI. Le folle, sotto il colosso del POPOLO, si sentiranno sicure, protette, e pure padrone, perché le ARMI – di fatto – appartengono ormai a loro. Non vi è alcun dubbio che queste sembrino sorvegliare unicamente la POLITICA come pensando: «Se non servirà i cittadini nel migliore dei modi, avrà a che fare con noi».

RIPRESA

Domanda! Potrebbe, questo sistema del Diritto Sovrano, creare un po’ di confusione, almeno all’inizio? Beh, in un mondo dove non esistono più tasse, questa complicazione – l’unica – all’inizio andrà attentamente seguita. Gli errori, comunque, ci saranno di sicuro. Ad esempio, il cliente non è  affatto un privato, sta comprando per l’azienda, e il suo conto corrente è associato a una Partita Erariale; il concessionario, insomma, non ha capito bene la situazione. Così, quando quello paga i 15.000 dollari, non si verifica alcun prelievo erariale. Il concessionario, però, si accorge subito che gli sono arrivati 5.000 euro in più, perché si accontentava di 10.000, e quindi?

E quindi cosa?

E quindi occorrerà che i prezzi siano esibiti in un unico e preciso modo (“sempre gravati”, oppure “da gravare”), in modo che tutti si accorgano di tutto, non ci posso cioè essere delle “interpretazioni”. E comunque, tornando al nostro caso involontario, i soldi vanno restituiti subito. Ci saranno dei problemi a fare questo? Carte particolari e giustificazioni varie? Ma no! Le transizioni di denaro tra soggetti ENTRAMBI DOTATI di Partita Erariale non interessano minimamente al sistema. Lo Stato resta sempre e comunque interessato alle causali (ovviamente), ai tipi di merce, ai tipi di servizi, alle statistiche, a chi compra e a chi vende, ma ai soldi no, quelli non gli interessano.

Non gli interessano perché non gli sono dovuti. Sua Maestà, infatti, introita solo quando i beni si concretizzano realmente. Quando cioè raggiungono il loro scopo. Allora sì che introita, perché vuol dire che il servizio è stato perfettamente compiuto! La ricchezza, infatti, la vera ricchezza, viene alla luce anche grazie al titanico e capillare lavoro dei Ministeri. Tant’è che il Diritto Sovrano non è affatto una tassa, ma il puro e semplice compenso per tutto il mostruoso sostegno che le Istituzioni danno al lavoro imprenditoriale. Il denaro che si forma, quindi, quando esiste il Prodotto, non è denaro che prima gira di qui e poi gira di là, ma denaro veramente e finalmente virtuoso. E quindi lo Stato, cioè Sua-Maestà il Popolo, se lo introita. Un prodotto, infatti, non esiste quando l’impresa lo ha fabbricato, ma quando lo Stato lo ha tutelato e lo ha normato. Diversamente, è qualcosa di improponibile, addirittura di illegale, non può nemmeno essere venduto. NON È UN PRODOTTO!

Una piccola ma doverosa parentesi: quando in queste pagine si parla di “cambiacasacca finanziari” è semplicemente perché il Partito è in carenza di termini. È ovvio che, partendo dal foglio del Primo Ministro, tutto quello che in legislatura sarà poi modificato apparirà come un vero e proprio “tradimento finanziario”. Però non dobbiamo dimenticare che Sua Maestà ha assegnato il comando operativo al parlamento, e questi non può far finta di non esistere (e quindi evitare di comandare), solo per fare bella figura. Comandare, infatti, vuol dire affrontare degli imprevisti, seguire la propria coscienza, adeguarsi alle situazioni, prevedere il futuro, e altri imponderabili che possono sempre capitare in qualsiasi momento della giornata. Certo, i cambiamenti sotto “visibilità” (si pensi al Regolamento per la Formazione dei Gruppi Parlamentari) appariranno sempre molto pericolosi, alla politica, così ossessionata dalla necessità di presentarsi alle elezioni con l’abito immacolato. I cambiamenti, infatti, cancellano per forza le promesse, e gli elettori s’infastidiscono, s’insospettiscono, si ribellano. Quindi, anche i “cambiacasacca finanziari”, tutto sommato, saranno abbastanza rari, proprio come quelli politici e di “scranni” (oggi cresciuti, ma solo perché i sistemi sono in fibrillazione); e dunque, con molta probabilità, saranno pure estremamente necessari e virtuosi. Insomma, possiamo tranquillamente dirlo: il lemma “cambiacasacca finanzari” è brutto, aggressivo, anche falso, e Popolo Sovrano lo usa solo perché non ha di meglio.  

I cittadini ateniesi accoglievano l’ordine del giorno dell’Assemblea proprio come i cittadini di oggi accoglierebbero una convocazione condominiale destinata a durare una lunga mattina, se non – addirittura – l’intera giornata (!). Fu necessario riconoscere un gettone di presenza.

Ma quanto è solido – però – un sistema pubblico, dove l’introito finanziario si basa esclusivamente sul Diritto Sovrano? E quindi – in definitiva – sul Prodotto, sul semplice farsi ripagare l’opera dei Ministeri? Uno Stato, infatti, ha ben altri compiti oltre a quelli di rendere sicuri e fruibili i prodotti.

Con in mano il foglio gentilmente prestato dal Segretario della Camera dei Deputati, effettivamente, si può restare un po’ perplessi, e alzare istintivamente lo sguardo verso l’alto soffitto. L’elettore più scafato, anzi, è già un pezzo che sente puzza di bruciato. Infatti, se l’Erario del Popolo introita automaticamente solo quando i soldi vanno da un privato a un’azienda, questo vuol per forza dire che in tutti gli altri casi non incasserà un centesimo. È vero o no?

E non importa quanto grandi siano le cifre. Già abbiamo detto, parlando dell’auto, che l’Erario non scatta quando i soldi vanno da azienda ad azienda (e già solo a sentire questo, a ben vedere, qualcuno trema). Ma ancora più colossale è il fatto che non si muove neppure quando vanno da un’azienda a un privato, e anche da un privato a un altro privato. Tutto resta fermo, come se la transizione non esistesse.

Un privato, ad esempio (facciamo un esempio assurdo, ma utilissimo per “destare la coscienza”), passa a un altro privato 1.000 miliardi di dollari (sì, mille miliardi di dollari), e il sistema non fa un piega. Non si muove! Non ci sono conseguenze! Non ci sono (né domani, né dopodomani, nè a fine anno, nè fra cent’anni) delle carte da compilare, e nessuna lettera arriverà mai da un qualsiasi Ufficio, né da qualsiasi Ufficio arriverà una lettera ai due privati. La transazione è stata registrata, memorizzata, i nomi dei due signori resteranno in eterno, ma quei soldi non interessano. Non interessano proprio!

La mente di un dipendente della Ragioneria di Stato si blocca (e pure quella del cittadino comune, se sa fare due conti). «Ma come?!» pensa sbigottito (più da suddito che da re, ma comunque sbigottito). «Qui vien giù tutto! Anche se quel Diritto Sovrano potrà essere alzato finché si vuole (se non ci sono tasse, non si formeranno nemmeno prezzi strani), non sarà comunque possibile sostenere l’intero Stato. No, non si può, col solo diritto sul prodotto vien giù tutto, è follia!». E resta sbigottito, mentre altri incredibili pensieri gli passano per la testa.

«Ma?!», pensa ricordando quel suo ricco conoscente, padrone di tutti quegli appartamenti al primo piano sulla piazza. «Se la banca – come forse andranno d’accordo – glieli compra in blocco per farne uffici al piano di sopra, lui incassa milioni di Euro. Però, siccome per Popolo Sovrano non c’è il prodotto, ecco che lui non pagherà nemmeno un centesimo di tasse. Sono soldi che da una Partita Erariale vanno a un privato, e quindi le macchine restano ferme. Al mio amico, non un centesimo di detrazione. Ma questa è follia pura! Follia, perché non è assolutamente vero che non c’è del prodotto. Il prodotto c’è, invece, e anche bello grasso, perché è il suo super guadagno! Incasserà almeno tre o quattro volte quello che li ha pagati.! Se questo non è prodotto, fatemi allora capire che cos’è un prodotto!».

Sbigottito, sconcertato, confuso… E anche lacerato, perché no? C’è un profondo senso di ingiustizia, da Paese disorganizzato, dove ognuno vive per se stesso, dove lo Stato nemmeno esiste. «Ma come?!», pensa ricordando la tanta miseria nel mondo. «La banca fa un bonifico, lui diventa straricco, può andare in crociera tutta la vita, mentre l’amica di mia mamma, quella che abita all’angolo più avanti, in quelle due stanze, che con la pensione fatica ad arrivare a metà del mese, non ne deve avere un qualche vantaggio? Ma no, no, non è accettabile!».

Certo che pensa così! Certo che prova così! Qualsiasi cittadino pensa “così” e prova “così”! E la cosa quasi grottesca è che con Popolo Sovrano è perfettamente inutile aggrapparsi ad accise, bolli, ticket, dazi, quote, tributi, parcheggi, pedaggi, balzelli, e insomma, a qualsiasi altro gravame, per tentare di supportare in qualche altro modo le entrate dello Stato! Infatti, anche questi flussi di denaro scompaiono per sempre dagli orizzonti della Cosa pubblica.

Popolo Sovrano chiama tutto quel gravame Gabelle di Ritorno, cioè flussi che vengono immediatamente restituiti al popolo. Per forza! Per Popolo Sovrano non è affatto denaro virtuoso, cioè guadagnato dallo Stato col suo lavoro, e quindi, stringi stringi, è solo una partita di giro. Partita di giro necessariamente “da sovrani a sovrani”.

Non è forse vero che tutti i soldi delle mille gabelle vengono chiesti ai cittadini per essere “più virtuosi”? E allora, dato che si tratta di virtù, i soldi torneranno a tutti i cittadini senza che lo Stato e gli Enti vedano mai un centesimo. Che c’entrano lo Stato e gli Enti con la virtù dei cittadini?

E d’altronde, Stato ed Enti sono già finanziati alla fonte, non è vero? E quindi, tutti gli Enti imporranno le Gabelle per motivi etici, cioè per limitare i consumi di acqua, luce, gas, rifiuti, medicinali, trasporti, voli, spostamenti, iscrizioni, visite, eccetera, tutto quel che vogliono e tutto quel che devono, ma di quei soldi non vedranno mai un centesimo. È la logica padronale. Che cosa c’entrerebbero i servi?

I nobili di Versailles sono stanchi di veder arrivare nelle scuderie reali delle carrozze trainate da quattro, sei, otto, addirittura dieci cavalli, e così decidono di rendersi tutti più virtuosi. Si potrà ancora arrivare con carrozze trainate da più di due cavalli, e occupare spazio inutile nelle stalle, però, chi lo farà pagherà una gabella sempre più salata. A fine anno, mentre sta passeggiando nei giardini, il ricco barone si sovviene della virtuosa gabella, e a voce molto alta dice a tutti i presenti: «Ehi! Ma che cifra avremo raccolto con la gabella sui cavalli? Secondo me sarà piuttosto consistente, perché sono molti, tra noi, a non aver perso il vizio. Che ne dite se la usiamo per far venire in Francia la compagnia teatrale di quel veneziano? Eh? Vi piace l’idea?». L’idea piace a tutti, e così, assieme ad altri tre nobili, va nelle stalle per vedere quanto è stato raccolto. Sorpresa, però! La cassetta è vuota. «Ehi! Che fine hanno fatto i nostri soldi?» domanda il barone agli stallieri. «Non lo sappiamo» rispondono quelli. «È venuto il capo dei camerieri reali, quello che serve nelle stanze della regina, e li ha presi dicendoci che a noi la cosa non doveva interessare». I quattro si precipitano dentro le splendide sale della reggia e trovano il maggiordomo intento a valutare la qualità di certi nuovi arredi per la nobilissima camera da letto. «Avete preso Voi i soldi che servivano a limitare il numero dei cavalli?». «Sì!» risponde quello «Li ho presi io. Sono dentro il primo cassetto di questo scrittoio». «Ah! E per chi o per che cosa, di grazia, li avete prelevati?». «Li ho presi per motivi etici. Le scuderie vanno ingrandite, e quei soldi vengono decisamente utili». Il barone è stupito. È la prima volta che in vita sua viene a sapere di un furto effettuato per motivi etici. «I soldi della cassetta sono nostri, e dovete restituirceli. Le scuderie verranno ingrandite per altra via. Quelli li abbiamo messi noi per essere – noi stessi – più virtuosi». «Non ci penso nemmeno» risponde il servo d’altissimo livello. «Non è forse vero che i soldi etici servono per motivi etici? E allora, comportiamoci secondo etica: ingrandiamo le stalle!». Il barone, soppesata la raffinata risposta per non più di tre secondi, sfila la pistola ad acciarino, mentre gli altri tre mettono mano alle spade. «Ma signori! Non adiratevi per così poco! Perbacco, se proprio li rivolete, eccoli, sono in questo cassetto, eccoli, eccoli qua, prendeteli pure!». Il barone afferra la pesante bisaccia piena d’oro, mentre il sig. Conte si toglie il cappello, con gesto un po’ troppo cortese. «Sia chiaro! Mi sono piegato alla violenza» commenta il servo d’alto bordo sentendosi preso in giro, e facendo anche una smorfia da virtù calpestata. Il conte si rimette il cappello, e i quattro, per un attimo, si guardano in volto. Il maggiordomo stavolta si spaventa proprio. «Signori! Per me la faccenda è del tutto chiusa. I soldi sono i vostri, li avete già in mano, circa l’etica…» ma fugge, cercando riparo nella sala dell’arpa, subito raggiunto nelle natiche dal colpo di pistola. Attirati dal rumore, arrivano di corsa molti altri camerieri “d’altissima fiducia”, ma i quattro, usando la crudele punta delle spade, si divertono a martoriare molti natiche d’alto livello. Tornano poi dagli altri nobili con la bella notizia. «Non solo abbiamo i soldi per il veneziano, ma potremmo addirittura organizzare una magnifica gara tra più compagnie. Che ne dite? Vi piace l’idea?». Tutti sono d’accordo. Per molti giorni, nelle scuderie, dove gli uomini camminano tra lo sterco dei cavalli, sempre attenti a non prendersi qualche calcio mortale (sono bestie splendide, ma nervose), regna l’ilarità più profonda. 

Aumentando il debito pubblico, i politici di “oggi” risolvono i problemi di “ieri” spostando la soluzione al “domani” o “dopodomani”. Una tecnica meravigliosa! E mentre i Gruppi Parlamentari, col passare degli anni, cambiano di forma, e quindi scompaiono, ricompaiono, si scindono, si fondono, e muoiono, il cittadino – invece – è sempre uguale a se stesso. Ebbene! Indovinate chi alla fine pagherà tutti i conti.

Sì! È proprio logica padronale! Però c’è da restare sbigottiti. Anzi, sempre più sbigottiti! Non bastasse, poi (non bastasse), lo Stato non può nemmeno più fatturare. La Cosa pubblica, cioè, non può più “farsi pagare”. Mai, e da nessuno. E qui, allora, siamo addirittura al delirio! Non può più, cioè, incassare il biglietto del treno, o il biglietto del volo aereo, nemmeno l’energia elettrica che va nelle case, nemmeno il gas, nemmeno l’acqua, nemmeno le autostrade, nemmeno i canoni televisivi, nemmeno le concessioni demaniali, niente, niente, niente, niente, perché…

Perché?

Perché sono servi del re! E quindi, come tutti i dipendenti, possono certamente prendere in mano il denaro da consegnare al padrone, ma non incassarlo. Sono servi, cioè, proprio come lo erano i 5.000 dipendenti di Versailles, incaricati di accudire tutta la nobiltà. Servi che certamente ricevevano del denaro per fare i lavori, e quindi per comprare i materiali, per pagarsi gli stipendi, ma che di certo non incassavano nemmeno una monetina di rame se quel denaro (per qualche imponderabile motivo) produceva del reddito o costringeva i nobili a versare delle gabelle. Mai! Era sempre tutta roba di Sua Maestà. E quindi, tornando alle nostre moderne democrazie, solo i cittadini possono fatturare e quindi incassare sui propri Conti Sovrani.

Si dirà: «Ma cosa c’entrano i cittadini? I Servizi vengono effettuati dallo Stato. I cittadini sono quelli che li ricevono, e quindi non possono certo mettersi a fatturarli a sé stessi. Ma no! Qui non c’è niente che sta in piedi! È tutto impossibile e senza senso».

Certo che è tutto impossibile e senza senso! Ma non si può tornare indietro, desiderosi di recuperare un senso perduto, per trasformare di nuovo dei “servi” in imprenditori coi soldi degli altri, e complicarsi così la vita all’infinito! Tutti i Servizi, esattamente come a Versailles, devono sempre essere forniti dagli Enti gratuitamente, impossibile fatturare, impossibile far pagare ticket e biglietti, impossibile far pagare le forniture di luce, acqua, telefoni, gas, strade, sanità, istruzione, eccetera. Infatti, tutti questi Servizi sono già pagati a monte, e quindi – ai servi – spetta solo di realizzarli.

Il tal Ministero deve rifornire di gas tutta la nazione? Si fa dare tot miliardi dal popolo (attraverso i candidati, che alle elezioni promettono certi lavori), e con quei miliardi compra il gas e lo distribuisce. Non c’è altro! Non ci può essere altro! Un altro Ministero cura la rete dati per famiglie e aziende, e ha ricevuto dei precisi soldi tramite la “lista della spesa”? La gente chiede un collegamento internet, le imprese chiedono dei collegamenti internet, i tecnici di quel Ministero sistemano, e non c’è altro, e non ci può essere altro!

Lo Stato rileva però – durante le distribuzioni – dei problemi etici? C’è qualcosa da tenere cioè sotto controllo? Allora sì che gli Enti hanno il dovere di fasi pagare! Pagare però da servi, senza incassare, cioè emettendo Gabelle! Gabelle che durante la notte successiva arriveranno velocissime sui Conti Sovrani dei padroni.

Tutti i giorni, ad esempio, ci sono cinquantamila turisti pronti a fiondarsi dentro la Galleria degli Uffizi di Firenze? Gabelle!! Bisogna sfoltire! Sono in troppi! Gabelle!!  Gabelle, quindi, sotto forma di biglietti! Il denaro è elettronico, stanotte sarà già nelle casseforti dei padroni. C’è gente che ama farsi visitare dai dottori cinque volte alla settimana per chiacchierare negli ambulatori? Gabelle!! Gabelle sotto forma di ticket! Sua Maestà incassa! C’è gente che ama cambiare ogni mese l’acqua della propria piscina “perché così è più igienico”? Gabelle!! Gabelle sotto forma di bollette! Altri soldi per Sua Maestà! Questa industria non vuole la solita insegna di dimensioni medie, ma visibile addirittura dagli aerei? Gabelle!! Gabelle sotto forma di imposta o canone! I cittadini incassano! Un certo ponte è agibile, ma in manutenzione, e bisogna ridurre il traffico? Gabelle!! Gabelle sotto forma di pedaggi! E così all’infinito. I Vigili Urbani hanno fatto cento multe? Altri soldi per i cosovrani!

Proprio come a Versailles, lo Stato (cioè il complesso dei servitori) non prende un centesimo, perché durante la notte successiva tutti i soldi saranno caricati sui Conti Sovrani dei padroni. Certo! Qualsiasi Ente potrà imporre Gabelle, finché vorrà e finché dovrà, ma non vedrà mai un centesimo!

Ci saranno situazioni dove il cittadino, anche non volendo, si ritroverà a guadagnare per forza. Pagherà infatti la bolletta del gas – anzi, la Gabella del gas -, ad esempio 1.000 dollari, però, siccome il gas l’hanno consumato anche gli uffici e le fabbriche (che non sono certo titolari di un terminale dell’Erario) ecco che i 1.000, nel personale Conto Sovrano, tornano indietro raddoppiandosi. Ma non c’è da meravigliarsi! I re, da che mondo è mondo, guadagnano sempre.

Oggi, solo le grandi aziende riescono a difendersi dallo Stato grazie a masse d’impiegati e di professionisti. I piccoli vengono schiacciati. Domani, con il DOPPIO CONTROLLO ELETTORALE, l’attività più piccola e minuta sarà inattaccabile.

È una visione da far tremare i polsi, non è vero? (La gente sveglia, per la verità, soprattutto se abituata ai miliardi della finanza, non fa mai una piega. “Tutto si può fare, dipende come”). Ma il nostro dipendente della Tesoreria di Stato, e il nostro caro cittadino comune, si sentono mancare la terra sotto i piedi.

D’accordo! Se con l’immaginazione si va alla grande Versailles, per certi aspetti la mente si ritrova anche in sintonia. Ma sì, certo che le cose stavano così! I servi, quando portavano la cioccolata ai nobili, di certo non se la facevano pagare; e quando – in pompa magna – servivano le splendide cene ai mille invitati della corte, di certo, a fine serata, non presentavano alcun conto; e se la nobiltà, nel primo pomeriggio, riempiva il teatrino di corte (per godere dei balletti o delle nuove commedie), sicuramente non gli vendevano il biglietto. Fosse successo qualcosa del genere, i moschettieri avrebbero istintivamente messo le mani sull’elsa delle spade. Insomma, qualche assonanza, anzi, più d’una, la mente riesce a trovarla. Però – eh! – però tremano i polsi!

Tremano perché l’autonomia finanziaria dello Stato, trattata in quello strano modo, sembra quasi disintegrarsi. E non c’è niente da fare, tra l’altro, è proprio tutto vero: con ogni probabilità, il Diritto Sovrano non sarà mai in grado di sostenere l’intero apparato pubblico.

Gli Stati hanno infatti sempre preso ovunque valanghe di soldi, approfittando di ogni minima occasione, e di ogni minima possibilità, e persino di ogni minima scusa, e quindi, anche stabilendo il Diritto Sovrano al 50% (facendo cioè pagare – di fatto – i prodotti e i servizi addirittura il doppio), non sarà mai possibile arrivare a sostenere tutto lo Stato. Per la lista della spesa, quindi, non ci saranno soldi a sufficienza!

Ma allora, cosa può dire Popolo Sovrano a quel dipendente della Ragioneria di Stato? E al cittadino che sa almeno fare due conti? Loro hanno la sensazione di follia, di muoversi lungo un crinale a mille metri sullo strapiombo. E dunque, cosa può dire Popolo Sovrano a quei signori?

Beh, ai signori può dire due cose.

La prima è: «Benvenuti nel mondo dei fondatori di Popolo Sovrano». Eh sì, benvenuti! Avete idea di quante volte, ragionando a partire dall’identità, cioè dal brutale “Se io sono il re e il padrone, allora tutto deve girare attorno al mio portafogli”, quelli hanno disperatamente cercato di aggirare i durissimi dettami imposti dalla logica? Per ritrovare cioè un po’ di vecchio e normale “buon senso”? Eh? Quante volte? Ma non c’è mai stato niente da fare!

Inutili i combattimenti, inutile la resistenza, inutile l’intestardirsi, inutili gli escamotage! Alla fine, schiacciati dalla spietata visione reale, per i fondatori non c’era che l’inevitabile resa. Sempre così! Una resa “per metà”, ma comunque resa. Eh sì, proprio come quelli che un tempo sostenevano la pericolosa visione copernicana “come ipotesi matematica”. Non per intero, quindi, ma per “metà”. I fondatori, alla fine, vigliaccamente, guardandosi in faccia, arrivavano a dirsi: «Ma sì, perché no? Perché non proviamo a fingere che l’abbiamo accettato, questo passaggio, e vediamo fin dove si arriva?». E così (mai una volta che sia successo il contrario), subito arrivava la sorpresa! Non soltanto il sistema si semplificava di milioni di volte, non soltanto diventava più potente e rapido, ma diventava sempre più controllato.

La seconda cosa da dire – e anche questa bella chiara – è che ovviamente non c’è nessun tracollo da nessuna parte, e che dell’ingiustizia sociale non c’è proprio nemmeno l’ombra. Perché meravigliarsi? Basta guardare all’ossatura: il sistema si semplifica di milioni di volte; i parlamenti non possono più pasticciare senza essere ferocemente puniti; finite le elezioni tutto il denaro va a realizzare quel che i padroni hanno scelto; ogni centesimo gira attorno ai portafogli dei cittadini; i funzionari delle Camere avvisano il popolo di ogni singolo movimento; soltanto il popolo ha i terminali dell’Erario; tutto è infinitamente più solido e diretto, e quindi (quindi) le due domande sono semplicemente mal poste.

Perché mal poste?

Perché presuppongono un mondo “gestito dai servitori” e non semplicemente “realizzato dai servitori”. In altre parole, presuppongono ancora una volta un mondo dove – ancora, ancora, ancora – non c’è un re. Dove il popolo è talmente abituato a non esistere, che nemmeno gli passa per la testa che quelli sono soltanto degli esecutori. Non sono cioè l’Assemblea di Atene! Non sono un’assemblea di PADRONI! E quindi, che come tutti gli esecutori, devono solo limitarsi a far funzionare gli strumenti che il padrone gli mette a disposizione. Il padrone non può spaventarsi “e quindi delegare”. È il padrone, e deve pensarle tutte per far lavorare il suo esecutivo in modi tranquilli e senza dover improvvisare.

Certo! Ovvio! Anche i servi, come i padroni, devono avere spirito di iniziativa e a volte anche tanta fantasia; devono cioè improvvisare. Ma solo nelle loro cose particolari, però, locali, da servi. I padroni non possono pretendere che siano “altri” a sapere cosa fare per salvare dai debiti la grande villa nobiliare e impedire che tutte le 20 cascine finiscano all’asta! 

Un conto è pretendere un minimo di fantasia nel salvare l’argenteria dai ladri, o impedire che il fieno sull’aia marcisca sotto il temporale in arrivo; ma altra cosa è pretendere la gestione in termini padronali di una smisurata e complessissima proprietà, e addirittura il “senso” che questa dovrebbe avere (addirittura il “senso”, come se i servi fossero padroni).

Se fosse possibile una simile mostruosità, ogni azionista del mondo, una volta nominato l’Amministratore Delegato, si disinteresserebbe per sempre dell’azienda perché “tanto, quelli del Consiglio d’Amministrazione, ragionano da padroni e agiscono da padroni”. E invece no, questo non avviene mai perché sarebbe la follia. Nessun ateniese, “inventore” della democrazia, ha mai ragionato in termini così balordi. 

È vero (è vero) che ogni tanto nascono dei servi che hanno un’intelligenza gestionale assolutamente fuori dal comune; ma è vero anche che nella quasi totalità dei casi le mosche bianche della grande cascina statale finiscono a pulire le stalle, a preparare da mangiare a quelli che vanno nei campi, e ad obbedire al capufficio della contabilità, e quindi nulla potranno mai fare e nulla risolvere. Guarda caso, infatti, quando un dittatore prende il potere, e quindi si “siede” sulla sedia del padrone, e “fa” il padrone, ed “è” il padrone, se il popolo si accorge che quello è sveglio e capace, sa condurre gli affari con gli stranieri e non si fa fregare dai furbastri locali, tutti se ne guardano bene dal protestare perché sanno benissimo che non solo le 20 cascine non finiranno più all’asta, ma tutti diventeranno ricchi in men che non si dica.

ANALOGIE – Come hanno potuto, gli uomini, trasformare la natura al punto da riuscire a procurarsi grandissime quantità di cibo? Sempre, davanti a delle eccezioni (nei frutti, nei cereali, negli animali, nei terreni) invece di ignorarle, hanno cercato di elevarle a sistema. Quando si sono accorti, ad esempio, che sottraendo le uova alle galline, quelle continuavano a farle, hanno selezionato quei pennuti e proseguito quasi soltanto con loro. Quando si sono poi accorti che alcune galline facevano uova senza più riferimenti stagionali, hanno selezionato quelle – speciali – e abbandonato le altre. E così via. Oggi diverse razze di galline non fanno due covate all’anno, come in natura, ma quattro o cinque uova ogni settimana, ininterrottamente. Idem per Popolo Sovrano, che ha selezionato l’unico periodo felice dell’intera storia parlamentare (i pochi decenni successivi alla II Guerra Mondiale), e dopo aver compreso che erano le “desiderata” a determinare l’alta qualità di quei mitici parlamenti, oggi propone il DOPPIO CONTROLLO ELETTORALE per generare una Cosa pubblica in grado di produrre 6 uova alla settimana.   

Pretendere che un parlamento, che è soltanto una macchina “con l’asticella fissata in un certo punto”, un semplice esecutivo, possa risolvere le questioni di crisi anziché complicarle all’infinito, è pura follia. Qualsiasi motore, quando qualcosa comincia a rompersi, aumenta i problemi, e pian piano porta al disastro. Non è forse vero che un motore è potentissimo? Certo, però è soltanto un esecutivo, e chi lo comanda deve sapere cosa fare. Qui il titolare della nazione è il Popolo, e quindi il Popolo deve sapere con quali esatti strumenti gestirlo e allo stesso tempo renderlo reattivo e quindi autonomo. E dunque? E dunque non ha alcun senso chiedersi cosa succede se il Diritto Sovrano non riesce a raccogliere abbastanza soldi. C’è crisi? Sì? Che fa il padrone di una gastronomia quando si accorge che i suoi piatti (venduti con rincaro del 33%) stanno portando il conto aziendale in rosso? Fa una di queste due cose: se è convinto della bontà della sua strategia di vendita (e cioè, che i prezzi sono giusti), lascia il rincaro così com’è, e quindi mette mano al portafogli, trasferendo un po’ di denaro personale sul conto dell’attività; se invece crede d’aver sbagliato strategia, alza il rincaro, oppure – al contrario – lo abbassa. E quindi?

E quindi, per rispondere a quei signori, il Governo e il parlamento possono usare la banalissima tecnica del Prelievo Sovrano (spiace, non è un bel nome, non s’è mai trovato di meglio), chiedendo ai padroni altri soldi per sistemare quel che non va. Oppure, nell’altro caso, possono autonomamente mettere mano ai Valori dei Parametri (o addirittura ai Parametri stessi) per modificare dall’interno il funzionamento dell’Erario.

Dove sarebbero i problemi? Non ce ne sono, perché questi sono gli esatti strumenti che devono avere in mano dei servi. La tecnica del Prelievo Sovrano è semplice, istantanea, logica, banale, è il preciso strumento da mettere in mano a un esecutivo per le situazioni di crisi, e non crea imbarazzi a nessuno perché i cittadini sono sempre perfettamente uguali. Grava infatti su tutti allo stesso identico modo.

Per fare un esempio pratico: se su questo conto corrente ci sono 100.000 dollari, e su quell’altro ce ne sono invece soltanto 100, e la percentuale che il Governo (o il parlamento) hanno ordinato di prelevare è dell’1% (sempre ad esempio), al primo vengono sottratti 1.000 dollari, e al secondo 1 dollaro solo. Tutti sono re, sono uguali, e tutti partecipano in identica misura. E attenzione! Pure al netto di tutte le spese elettronicamente già impostate. In altre parole, l’impresa o il cittadino con 100.000 dollari sul conto, ma anche delle scadenze di pagamento a fine mese per 90.000, ecco che il prelievo dell’1% porterà via solo 100 dollari, e non 1.000, perché l’ordine dello Stato si attacca al residuo.

Insomma! In un mondo dove non esistono più le tasse – né personali né aziendali -, e gli stipendi sono doppi perché non ci sono più le ritenute – né fiscali, né previdenziali -, e le Gabelle di Ritorno portano ogni notte sui Conti Sovrani dei cittadini tutti i consumi di acqua, energia e gas dell’intera nazione, più tutte le altre partite di giro (multe, bolli, concessioni, diritti), e in più – a Stato saldato – anche la Rendita Sovrana, e, per qualcuno, qualcos’altro ancora (si veda ad esempio il Reddito d’Uguaglianza, altra tecnica proposta da Popolo Sovrano), con in più una nazione di Servizi Unici che lavorano solo per il popolo (e quindi con risparmi collettivi semplicemente titanici), è molto improbabile che dei rari prelievi, e pure di modeste percentuali, possano interessare a qualcuno.

La liquidità ferma sui conti correnti è immensa, e fa molto gola alla Politica. I politici non sanno ancora bene come attaccare quel fantastico numero di miliardi senza sporcarsi troppo la camicia, ma è solo questione di tempo e di inventiva fiscale. Si tratta di soldi che non lavorano (e questo non è bello), ma allo stesso tempo sono tanti, e questo agita quegli animi da sempre abituati a considerare i capitali del popolo come riserva di caccia (se non “bottino piratesco” semplicemente da sequestrare). Ebbene! La tecnica del Prelievo Sovrano attacca proprio questa liquidità oziosa. Anche se le percentuali prelevate saranno modeste, i cittadini dovranno infatti sempre cercare di tenerla bassa. Un 2% questo mese (si pensi ad esempio al Welfare Sovrano, per forza mensile), un altro 2% il mese dopo, poi un altro 2% il successivo, e via così ogni 30 giorni, ed ecco che le grandi cifre fanno alla svelta ad andare giù come mongolfiere bucate. Meglio investire in borsa, cioè comprare azioni, e far così lavorare i soldi. O meglio farsi un bel viaggio, o comprare quella TV da 100″. Ecco così ottimamente controllata l’eccessiva quantità di “denaro ozioso”, ma in modi padronali, con la politica che sta da tutt’altra parte.

SUBDOLA PROPAGANDA – I due soggetti al centro sono ridotti a comiche macchiette: il politico, per la sua caricaturale ossessione alla camicia; e il ricco – che la garantisce immacolata – per il suo grottesco distacco dalla miseria. Ma i veri COLPEVOLI sono i padroni, quegli insospettabili che stanno alle loro spalle, perché portano avanti una democrazia che non è “COMANDO E CONTROLLO”, ma LIBERTÀ.

Problemi, quindi? Ma zero, assolutamente zero.

E problemi zero anche per delle autonome variazioni di Valori dei Parametri (e addirittura di Parametri in sé). Sono tutte procedure semplici e istantanee, effettuate all’interno di un ordine finanziario assolutamente impeccabile, e di perfetta trasparenza, e con azioni quindi sempre ovvie e intuitive.

Se mancano dei fondi, ad esempio, nel senso che il Diritto Sovrano fatica a raggiungere l’introito globale elettoralmente stabilito, il parlamento o il Governo possono decidere di alzare il Valore dello stesso Diritto Sovrano per avere i soldi più in fretta; oppure (se il problema è solo locale, cioè i soldi mancano “qui” ma non “là”), possono scegliere di stornare dei flussi da una specifica Spesa (che avanza dei soldi), per passarli a un’altra che invece è in difficoltà (o da una Quota Ministeriale che sta molto bene a un’altra che è in difetto). Insomma, cambiare dei Valori.

Se invece mancano dei fondi nel senso vero e proprio del termine, perché ci sono stati degli imprevisti o sono sopraggiunti dei nuovi grandi impegni (e quindi la Spesa Globale Annua – somma matematica delle tre grandi Spese – deve essere per forza aumentata), il parlamento o il Governo possono risolvere tutto cambiando i Valori nel senso di cambiare proprio la massa di denaro entrante. La quantità!

Ci saranno delle difficoltà, in questo caso? Ma no, anche qui, nessuna. Le macchine, invece di cominciare a pompare Rendita Sovrana sui Conti del popolo (perché la Cosa pubblica è stata finalmente saldata), continueranno a dare soldi allo Stato per qualche giorno in più; o per qualche settimana in più. Ad esempio, i 450 miliardi di Spesa Globale Annua che vediamo qui sul foglio (250 miliardi per la Spesa Lavori, 195 per la Spesa Stipendi, e 5 per la Spesa Politica), in presenza di imprevisti , durante la legislatura potranno passare a 460 miliardi, o 470, o 480, o di più ancora.

Per secoli si è detto chiaramente che la politica poteva usare la Zecca per pagare direttamente i Ministeri, in modo da non chiedere mai nulla al popolo. Un sistema a zero tasse, quindi. Gli Stati, infatti, sono davvero in grado di operare in quel modo. Sorpresa, non è mai stato fatto! O è avvenuto solo nei momenti più disperati, quelli da “si salvi chi può perché la nave affonda”. Come mai? Forse per evitare la continua svalutazione della moneta? Forse perché gli economisti sanno di quali droghe possono morire i politici? Vuoi per un motivo o per l’altro, l’autonomia della Cosa pubblica non è mai stata veramente testata, e la Politica ha sempre preferito farsi prestare i soldi dai ricchi e dai benestanti per restituirglieli poi (con gli interessi) tassando tutto il popolo. Il vizio si è poi esteso a regioni, province, comuni, persino ai singoli Servizi, e oggi – in tutte le democrazie – tutto ha la facoltà di creare debiti. Così, pagando interessi su interessi, la svalutazione colpisce lo stesso il popolo, ma non per liberarlo dalle tasse.

Come si è visto, in caso di crisi, per i servi incaricati da Sua Maestà il Popolo, tutto si fa estremamente semplice e banale. Anche lo stesso Popolo è favorito, perché pure il cosovrano più disinformato è in grado di capire in un attimo cosa sta succedendo. Proprio in una manciata di secondi! 5 per sapere dove finiscono i soldi, e 15 per realizzare “come mai e perché”! Se vuole, può farselo spiegare anche al bar, proprio come se fosse un cittadino di Atene che non ha avuto tempo per l’ultima Assemblea, e quindi si fa illustrare una variazione di bilancio dal primo che incontra nell’agorà. Sì, è tutto semplice, e ogni soluzione è tecnicamente facile.

Però – però – non dobbiamo mai dimenticare che tutta la politica, proprio grazie alla visibilità, ormai si ritrova tra l’incudine e il martello. Eh sì, la visibilità è una brutta bestia!  

Infatti, se è facile farsi dare altri soldi dal popolo (basta un comando alle banche), ed è facile anche modificare l’Erario (quindi l’operato delle macchine) è però indubbio che i politici eviteranno come la peste la seconda possibilità, cioè quella di cambiare i Valori o addirittura i Parametri. Certo! Piuttosto la morte! Perché? Perché le due soluzioni sono tecnicamente uguali, ma anche “politicamente” diversissime.

Dal punto di vista del popolo padrone, infatti, dal punto di vista “del re”, le soluzioni appaiono come assolutamente identiche. Sono sempre gli stessi soldi “che ballano”, non è vero? Infatti, quale differenza potrebbe mai passare tra il chiedere altri soldi al popolo (facendo però partire prima la Rendita Sovrana) oppure non chiederglieli affatto, ma costringendo quella stessa Rendita a spostarsi più in là? Nessuna! Sono sempre gli stessi soldi “a ballare”, vero?! 

Inoltre, sempre dal punto di vista del popolo, tanto il Prelievo Sovrano che le modifiche ai Valori debbono comunque passare dai Segretari; Segretari che ricevono l’ordine dai Presidenti delle Camere, ovviamente, ma poi, quando l’ordine è stato eseguito, ne certificano di rimando l’esecuzione, rendendolo così “di dominio pubblico”. E quindi (grazie ai quotidiani e alle televisioni, o grazie ai cellulari che squillano) i mutamenti finanziari, ai cittadini, arrivano in ogni caso. Le modifiche “ai soldi”, cioè, faranno rumore sempre e comunque, con entrambe le soluzioni. E quindi, agire in un modo o nell’altro non cambia minimamente le cose.

Certo, certo, certo! Salvo gli imponderabili di cui nessuno ha colpa (alluvioni, terremoti, tzunami, meteoriti, uragani), una variazione di bilancio, qualunque sia, politicamente parlando è sempre un denunciare i propri stessi errori. La minoranza, infatti, che ha anch’essa un’asticella sempre fissa da qualche parte, ripeterà ogni volta i soliti meccanici concetti: “La programmazione è stata scadente, questa maggioranza ha promesso delle spese basandosi su certe esigenze, ma poi queste sono risultate diverse…”. Insomma, comunque vada, la maggioranza di governo fa sempre una brutta figura! E quindi? Perché una scelta dovrebbe essere migliore dell’altra?

Anzi, a guardar bene, cioè a rigor di logica, se proprio scelta dev’essere, per i politici la migliore sarebbe quella di agire sempre sui Valori. Sempre! Sempre! Sempre! infatti, con il Prelievo Sovrano, si crea nel cittadino la letale memoria “ateniese”. Per forza! Gli suona il cellulare! Chi è che scrive? È l’avviso della banca! È stata prelevata dallo Stato la tal cifra! In base alla tal precisa percentuale! C’è uno scritto allegato, un PDF! Ah, è la causale! Il cittadino apre e legge! È quella dei Capi dell’Erario! Capi che l’hanno ricevuta dai Segretari, che a loro volta l’hanno ricevuta dai Presidenti o dalla Gazzetta Ufficiale. Legge e medita, qualche secondo, però medita! Medita e soppesa! E valuta! E immagina! Immagina cioè quello che dirà più tardi al bar, quando scenderà a bere un caffè! Perché il cellulare è suonato a tutti! Si crea quindi, nel cittadino, una memoria tremenda, in grado di sfidare i decenni, e quindi temibilissima dal punto di vista politico/elettorale.

Se invece si cambiano i Valori o i Parametri non c’è alcun cellulare che suona, e quindi al cittadino arrivano solo “notizie”. Le notizie, si sa, per loro natura sono sempre un po’ ovattate rispetto allo squillo del cellulare! Sì, se ne parla, se ne parlerà anche in TV, ci saranno degli articoli sui quotidiani, qualcuno farà anche qualche commento al bar, ma la massa percepirà sempre la notizia in modi meno diretti, come “questioni per commentatori esperti”. Se non suona il cellulare, il cittadino è necessariamente più distratto: ha un milione di cose da fare, corri di qui e corri di là, notizia più e notizia meno… E quindi sarebbe molto meglio agire su Valori e Parametri.

E invece no! Proprio no! E perché?

Perché la scelta di operare su Valori e Parametri, anche se ovattata, è troppo pericolosa. C’è troppa forza in gioco! È come prendere in mano una bomba. Non è innescata, è sicura, il tenente ha spiegato che non c’è alcun pericolo, però – accidenti! – è comunque una bomba. Se qualcosa va storto, si salta per aria. Mettere le mani nei Valori, infatti, alzarli o abbassarli, per la maggioranza di Governo è esattamente come spostare dei deputati da un Gruppo Parlamentare all’altro, facendo più grande il piccolo, e facendo più piccolo il grande. Cioè, è una vera e propria attività cambiacasacca. In estrema sintesi, il tradimento di una promessa elettorale.

Se poi si toccano addirittura i Parametri Erariali, apriti cielo! Cambiando quelli, la camicia non correrà mai il solo pericolo di macchiarsi, ma molto più probabilmente di strapparsi in mille pezzi, perché è proprio come snaturare i Gruppi Parlamentari. Non cioè aumentarli o ridurli, ma addirittura dividere i partiti, disfarli, cambiargli nome, rifarli, dargli nuovi indirizzi… Coi Parametri, in pratica, siamo vicinissimi al suicidio.

Non che i Parametri non possano essere mai cambiati: sono costruzioni umane, e quindi, se è il caso, si modificano e si perfezionano. Ma non in corso d’opera, però! Nessuno cambia le poltroncine dei passeggeri mentre l’aereo è sulla “Roma-Pechino”! Nessuno modifica i comandi della locomotiva mentre il treno viaggia sulla “Mosca-Parigi”! È suicidio! Le modifiche si devono discutere e approvare durante il normale lavoro parlamentare, e stabilendo quindi la partenza dei nuovi Parametri con la successiva legislatura; così che i candidati possano presentarsi alle elezioni con promesse finanziarie perfettamente in linea con le nuove modalità operative. Le modifiche si fanno negli hangar, e saranno operative in un altro “viaggio” e quindi con un altro “biglietto”! Diversamente, dev’essere suicidio politico. 

Nessuno nasce pescatore, proprio come nessuno nasce re. Bisogna imparare. Qualsiasi manovra della politica utile ad occultare gli errori impedisce ai popoli di capire come meglio votare alle elezioni successive.

Quindi, sia pure a malincuore (“obtorto collo”), la Politica opterà sempre per la Prelievo Sovrano, anche se quella produce la terribile “memoria ateniese”. Però, così facendo, non solo risolverà il problema subito, in giornata, entro sera, ma lo farà in modi anche simpaticamente umili:

«Ci scusiamo con Vostra Maestà, abbiamo sbagliato la programmazione, qualche piccolo errore, vogliate perdonarci, nessuno è perfetto».

La Politica in questo modo si comporta benissimo, ammette le sue colpe, e da brava “serva” che si scusa col padrone della camicia un po’ macchiata, si comporta umilmente senza cercare di fregare nessuno. Certo! Alle elezioni successive non ci sarà un solo cittadino (non uno in tutta la nazione) che nel segreto della cabina elettorale non si ricorderà perfettamente di ogni volta che gli è squillato il cellulare per colpa dello Stato. NON UNO! Però, è anche vero che la Politica avrà avuto tutto il tempo per motivare le sue scelte in TV, nei talk-show, negli giornali di giornale, proprio come avveniva là sulla Pnice, sotto il sole, dove il popolo di Atene, se non c’era frode, capiva l’errore e non la faceva troppo lunga.

«La richiesta formulata dal magistrato responsabile tecnico delle mura è approvata a larghissima maggioranza».

Ovviamente, quando ci sono delle disgrazie collettive, viene assolutamente istintivo chiedere a Sua Maestà di aprire la cassaforte. Quindi, se in una nazione moderna succede che centomila persone perdono la casa, ecco che il parlamento e il Governo ordineranno subito dei massicci prelievi di Prelievo Sovrano senza stare a pensarci un attimo. Non è infatti una questione da “camicia immacolata o non immacolata”, ma una faccenda da interventi che debbono essere fatti presto e bene. Così, all’inizio del mese successivo, i senzatetto avranno già sui loro Conti Sovrani le cifre per comperarsi un’altra casa (la potenza di Sua Maestà è impressionante).

Quanto sopra, insomma, circa le possibilità di crisi. Ma per quanto riguarda invece l’ingiustizia sociale? Non abbiamo ancora risposto al forte senso di svilimento dei nostri due signori, vero? Qualcosa dobbiamo dire, non è vero?

Ovviamente, per restare ancora un attimo sul tema “disgrazie e calamità”, se quelle sono limitate, cioè familiari o di piccola comunità, il parlamento e il Governo non ordineranno certo dei prelievi nazionali. Al limite, i Capi dell’Erario, coi loro Segretari, potranno inserire delle particolari spunte elettroniche all’interno dei Conti Sovrani in modo che questi, quando i cittadini vogliono fare del Welfare Civico, funzionino nella modalità “re che dona”.  

QUAL È LA TUA AUTO?


NON L’HAI TROVATA? MAGARI È QUI.


NON LA VEDI? GUARDA MEGLIO.

Quindi, cosa rispondiamo a quelli che odiano le differenze sociali? Ovviamente, rispondiamo che bisogna stare sempre molto attenti a non trascinare dei problemi vecchi e incancreniti dentro mondi completamente nuovi. Se la paura di “non poter saldare lo Stato” denuncia la continua mancanza di un re (e quindi, di una “cassaforte nelle mani del Popolo”, cassaforte che il popolo può “riempire in qualsiasi istante”), la paura di non essere adeguatamente assistiti (anzi, la paura di non essere riccamente sostenuti come vengono sostenute oggi le famiglie reali), denuncia che il singolo individuo si sente ancora un “cittadino della gleba”.

Non cosovrano! Ma suddito!   

Con il DOPPIO CONTROLLO ELETTORALE in atto, invece, tanto dal punto di vista umano che pratico, siamo nella situazione di Versailles; siamo tra le migliaia di nobili che frequentano la reggia. Siamo un unico privilegiato gruppo! Attenzione! Non stiamo parlando di ricchezza in sé e per sé, stiamo parlando di “posizione reciproca”. Siamo nella situazione del villaggio nella foresta, villaggio dove i membri hanno soltanto delle capanne, ma villaggio dove attorno al fuoco mangiano tutti quando i cacciatori tornano con la preda. Nessuno contesta che la preda sia una perfetta proprietà dei cacciatori, però attorno al fuoco ci stanno tutti! Siamo nell’antica Atene, dove è vero che i cittadini non erano legati l’uno all’altro come lo sono i membri di una tribù del Borneo (ognuno stava a casa sua), però l’Assemblea, cioè il Popolo, sosteneva gli handicappati e le vedove di guerra proprio attraverso l’Erario pubblico. Non c’erano Enti deputati a farlo! Il Popolo – attenzione bene – dava direttamente i soldi al Popolo. Esattamente come fa ogni tipo di Welfare proposto da Popolo Sovrano. 

Dal punto di vista tecnico, quindi, siamo nella situazione che ogni sostegno mutualistico e sociale (compreso quello che  da sempre attiene all’impresa), fa parte di quel che Popolo Sovrano chiama partite di giro. Se gli azionisti della Ford  o della General Motors (tanto per fare un esempio assolutamente possibile) ritengono giusto aiutare i confratelli che hanno dei problemi di qualsiasi tipo, che giro farebbero i soldi? Forse che i padroni li darebbero agli impiegati dell’azienda? Ma no, i soldi passerebbero direttamente e semplicemente da un padrone all’altro. Che c’entra infatti l’azienda?! Farebbero quindi un conto comune (per noi è l’Erario Sovrano), e ogni mese tutti ci metterebbero dentro un’identica percentuale della loro liquidità (per noi, un Prelievo Sovrano). E poi dividerebbero in parti uguali: chi è ricco metterà sempre moltissimi soldi, ritrovandosi però con poco; e chi è povero, invece, sempre pochissimi soldi, ritrovandosi poi con molto.

Vogliono però fare ancora meglio? Essere cioè più diretti? Senza dividere in parti uguali perché tanto, ai ricchi e ai benestanti, altro denaro non serve? Ma questo è esattamente quel che fa il Welfare Sovrano di Popolo Sovrano, che introita mensilmente il denaro nell’Erario Sovrano, per poi consegnarlo il mattino dopo solo a chi ne ha di diritto. A fine mese, cioè, suona il cellulare di tutti i cittadini (è l’avviso di un prelievo forzoso, con allegata la causale inviata alle banche dai Capi dell’Erario, eccetera), e il giorno dopo, al 1° del mese, suona di nuovo il cellulare “solo” ad alcuni (è l’avviso di un aiuto economico, con allegata la causale – pensione, malattia, disoccupazione, maternità, figli, handicap, liquidità scarsa, anno sabbatico, eccetera eccetera eccetera).

Partite di giro! Che c’entrerebbero infatti la Ford o la General Motors con l’opera buona e responsabile degli azionisti? Ma niente! Assolutamente niente! Al massimo, visto che negli uffici di quelle aziende ci sono migliaia d’impiegati, i saggi azionisti potrebbero volere che – una volta al mese – un paio di uffici fossero incaricati di gestire la cosa nei termini di ordine contabile e di privacy (per noi, i Funzionari delle Camere). In fondo, l’azienda dispone dei dati di tutti gli azionisti, non è vero? Ha memorizzato tutti i loro codici bancari, giusto? E allora, perché non farli lavorare? 

Il Consiglio d’Amministrazione però sta fuori! Che c’entra il Consiglio d’Amministrazione?? Via, via!!!

Operando “da azionisti ad azionisti” (per noi, “da sovrani a sovrani”), la blindatura contro la miseria è così esercitata da tutti, ed allo stesso tempo è pure perfetta. Perfetta nel numero e nel tempo. Perfetta perché in una nazione la povertà scompare ovunque semplicemente in un giorno, e senza che venga trascurato – carte o non carte – un solo singolo individuo. I parlamenti (responsabili stipendiati dell’Etica generale) stabiliscono in che modo, perché, a chi, quanto, e quando, ma stanno fuori! La potenza del re, senza servi di mezzo, si travasa così ai nobili che ne hanno di diritto, restando il tutto – per l’appunto – faccenda tra nobili.  

Che c’entrerebbero i servi di Versailles con i principi, i duchi, i conti e i baroni?!?

Di cosa hanno paura i ricchi? Da sempre, solo di essere presi in giro. Nessun cacciatore, tornato al villaggio con una grossa preda, ha paura di vedersela “espropriare” se la sera stessa vede i i suoi confratelli mangiare felici e far festa. I ricchi hanno solo paura che il cinghiale o il bufalo resti a marcire da qualche parte, o che qualcuno non possa venire attorno al fuoco. Non possa perché i servi di palazzo dicono che quel conte o quel barone non ne hanno di diritto. I ricchi, ad esempio, sanno benissimo che se l’industria aumenta la propria efficienza del 2% annuo, e in dieci anni cresce quindi del 20%, al popolo – assurdamente – arriveranno più problemi di prima. Lo sanno perché la politica senza padrone (quindi senza guida, cioè “creativa” e non esecutiva) sfrutta il nuovo benessere come “pabulum” per poter fare altri miliardi di ragnatele e altre follie a base di debiti. Sanno cioè che il Popolo è un padrone che può diventare più ricco e più potente solo a patto di ritrovarsi più impestato di debiti e di problemi. E quindi – osservando le cose dall’alto – non vogliono che le loro sostanze facciano la stessa fine! Col Welfare Sovrano, invece, ecco che il ricco sa che non un solo centesimo va sprecato. Lo sa perché lo vede aprendo il suo Conto Sovrano sul tablet, lo sa perché vede i flussi di denaro, lo sa perché i soldi scomparsi tre ore prima dal suo conto corrente adesso sono già nei conti giusti, lo sa perché nota il livello di vita attorno a lui, lo sa perché i ristoranti sono pieni, e c’è gente di ogni tipo al mare e in ferie, lo sa perché non c’è più nessuno che – salute fisica a parte – guarda al domani con paura. Lui – poi – è un cacciatore, e non un impiegato. Si sente un “lupo”, e non un “animale da cortile”! Se gli portano via il bufalo, ne catturerà un altro. Anzi, sa benissimo che tutti aspettano che lui ne catturi in altro. Lo sa, eccome se lo sa! E quindi è normale che lui voglia e pretenda che il bufalo trascinato oggi con gran fatica fino al centro del villaggio porti stasera tutti attorno al fuoco. Tutti perché confratelli, e non perché i servi di palazzo – con sulla faccia la smorfietta dei buoni e sapienti elargitori di beni e di benessere – hanno deciso a chi “concedere” bonus e pensioni e a chi invece no. 

Nella foto, un motore disegnato attorno a ogni singola goccia di carburante. L’Erario gestito dai Servi di Palazzo spezza in infinite complicazioni la titanica forza di Sua Maestà.

Non è che il welfare “da sovrani a sovrani” sia per principio nemico delle centomila carte per la pensione, per l’infermità, per la disoccupazione, eccetera. Assolutamente no! Non debbono affatto sparire. Possono rimanere ancora tutte, anzi, persino moltiplicarsi di mille volte se utili a stabilire con maggior precisione certi diritti. Ma le carte, però, non debbono e non possono trattenere l’infinita potenza di Sua Maestà, che deve invece potersi comunicarsi ovunque e all’istante, senza più passaggi intermedi, e soprattutto senza ritrovarsi a trascurare qualcuno. 

Naturalmente – diciamolo per non spaventare troppo quei due signori – per avere il diretto sostegno del re, bisogna essere dei cittadini. Bisogna cioè essere dei cosovrani. Non si può essere gente che è a Versailles per caso, o di passaggio (come Ospite) o addirittura gente che ha varcato i cancelli di notte approfittando di servi inetti e infedeli (i politici da “camicia immacolata”).

Il mondo proposto da Popolo Sovrano – ovviamente – non è tribale, ma padronale; anche se è pur vero che in ogni tribù qualsiasi membro è sempre stato – di fatto – padrone di tutto, e quindi “cosovrano” e “contitolare”. In ogni caso, grazie al DOPPIO CONTROLLO ELETTORALE, lo Stato diventerà infinitamente più etico di quello odierno, perché non più invischiato in questioni finanziarie utili a tirare fuori dai pasticci se medesimo. Non bisogna quindi aver paura di nessun “vecchio problema”. Tramonterà pure, e per sempre, la politica dei debiti su debiti per pagare dei debiti fatti a suo tempo per arginare altri debiti: nessun ente potrà infatti mai più chiedere soldi a terzi, cioè a ricchi, a banche, e qualsivoglia altro soggetto. Perché sarà proibito? No, perché gli elettori cancelleranno la maggioranza di governo.  

Nella foto, un motore di estrema semplicità – e quindi di forza immane – disegnato attorno alla massa del carburante.

Con la presenza di Sua Maestà sulla scena, la potenza e la perfezione salgono alle stelle, e questo – ovviamente – conforta quei due signori. Però, attenzione bene (attenzione!) non esiste cittadino moderno che non resti comunque molto sorpreso quando realizza che i prelievi per il welfare – alla fin fine – colpiscono soltanto il tenore di vita, e non il reale possesso. Tenore! E questo disorienta, perché è spiazzante.

Immaginiamo un miliardario che fa una vita molto strana. Tutto quello che guadagna lo reinveste subito nel mercato azionario, perché a lui – personalmente – i soldi non servono. Abita in collina, nella casa della vecchia mamma, alla sera mangia una minestra, e quando ha voglia di qualcosa di più sostanzioso, va nel pollaio a prendersi un paio di uova; nel giardino ha anche tante belle piante da frutto, e nel vecchio orto cresce sempre qualcosa di buono. Quindi, quando a fine mese gli arriva il prelievo del Welfare Sovrano (e gli suona il cellulare) eccolo aiutare i suoi confratelli con qualche manciata di centesimi. Sì, centesimi, magari un paio d’euro, perché sul suo conto lui ha sempre quel pochissimo che gli serve per la spesa mensile e un pieno di benzina ogni cinque o sei settimane.  

Un incubo, non è vero?! Anzi, l’incubo degli incubi, perché non è neppure vero che i prelievi colpiscono il tenore di vita. Eh no! Neanche quello! O meglio, lo colpiscono solo se siamo nella norma, se cioè i soggetti sono psicologicamente e moralmente normali. Infatti, nessuno può impedire a un ricco (che fa la vita da super ricco), ricco che spende e spande per ventinove giorni al mese, di comperare, prima del prelievo, tante azioni finché gli sparisce ogni liquidità. È un re, e i re non possono essere né tassati né costretti a donare. Ecco quindi che pure lui – come l’azionista nel pollaio a prendere le uova – aiuterà gli altri con una bella manciata di centesimi.

Un incubo, vero? Allucinante! Da film dell’orrore! Ma purtroppo non c’è niente da fare. Sono due mondi diversi, e ognuno ha il suo tallone d’Achille. Un mondo è quello che si appoggia oggi sul cittadino della gleba (e ha un certo tallone d’Achille) e l’altro, invece, è quello che si appoggerà domani sulla luminosa volontà di Sua Maestà Gloriosa e Serenissima (con altro tallone d’Achille). Il mondo di oggi non si sa bene cosa sia, si sa solo che è uscito dal caos delle rivoluzioni del ‘700, con i filosofi che per decenni hanno inutilmente cercato di capire dove mettere la statua del padrone (poi finita in cantina); e l’altro mondo è invece quello della splendida e spietata “Atene 2.0”, che se da una parte è in grado di non guardare in faccia nessuno (il parlamento e gli enti non incassano mai un centesimo dalle loro decisioni), dall’altra non può dare uno straccio d’ordine finanziario ai suoi sovrani.  

I due mondi non sono confrontabili! Impossibile immaginare oggi il reale comportamento del “cittadino della gleba” divenuto addirittura “re”. Ad esempio, nella mentalità di oggi non esiste alcuna concreta possibilità che il ricco (ogni tanto, e spensieratamente) bonifichi qualche milione di dollari sul proprio Conto Sovrano, in modo che l’Erario (all’istante) divenga la mano prodiga del re. No, non c’è, non c’è perché il ricco di oggi è una persona assediata dallo Stato, e quindi sospettosa, e sulla difensiva. In più – inutile dirlo – anche gravata dalle tasse.

No, il vero punto è un altro. E sta nel fatto che nell’universo ogni sistema ha il suo tallone d’Achille, e la perfezione può essere raggiunta, ma solo in una direzione. Si può certamente aumentare la potenza, la forza, e tutte le caratteristiche desiderate, ma ogni caratteristica non potrà mai contenere quella contraria. E quindi, come al solito, si tratta di scegliere.

È bellissimo ad esempio attraversare l’oceano stando su una nave da crociera: si arriva in porto rilassati, felici, e con qualche chilo in più. Però non si saprà mai cosa vuol dire viaggiare in un galeone a forza di braccia, e che rumore fanno le decine di cannoni quando sparano sotto coperta. Ogni cosa ha i suoi vantaggi e i suoi svantaggi, la sua forza e la sua debolezza, la sua routine e la sua poesia. 

Atene 2.0, ad esempio, è vergognosamente molle con i singoli sovrani, ma può però essere assolutamente spietata (e in modi oggi non immaginabili) in qualsiasi altra direzione. Molle e spietata come qualsiasi re, che può essere indulgente con se stesso, ma invece crudelissimo con gli altri. Molle e spietata proprio come lo era l’antica Atene, dove nessuno era teoricamente chiamato a pagare tasse, ma i ricchi, però, finanziavano tutto quel che c’era da finanziare, e in città era sempre festa. Il welfare “da sovrani a sovrani” non raccoglie ad esempio le cifre sufficienti? Bisogna dare l’ordine alle banche due, tre, quattro volte? E dov’è il problema? Il parlamento, se a un certo punto si stufa, può anche decidere che nessun cittadino deve guadagnare più di un milione di euro all’anno. Una semplice Gabella di Ritorno. Una faccenda puramente etica. Lo Stato, infatti, non introiterà mai un solo centesimo, perché tutti i soldi finiranno subito nell’Erario Sovrano, e quindi, alle tre del mattino, eccoli già sui Conti Sovrani di tutti i cittadini. Non è una tassa, non ci sono tasse, però diventa estremamente difficile mantenersi nel lusso con un solo milione di euro (o di dollari).

Il leone – perché adesso la democrazia è sicuramente diventata una belva – tira fuori gli artigli!

Vero che diventa difficilissimo fare il ricco con un milione solo? Ma alla fine è proprio come nelle tribù dell’Amazzonia: “Non vuoi dividere la preda? Vuoi mangiartela tutta tu? Sei liberissimo di farlo, vuol dire che noi non siamo i tuoi confratelli. Vedrai come la tua vita diventerà difficile!”. È esattamente come in Atene: “Non vuoi regalare i biglietti per il teatro ai poveri? Non vuoi armare quelle due nuove triremi? Sei liberissimo di farlo. Però, tanto per cominciare, se sei uno straniero, ti buttiamo subito fuori dalla città; e se invece sei dei nostri, vedrai che troveremo il modo di complicarti la vita. Lo sai che all’Assemblea comandano i ciabattini, i pescatori, i muratori e i contadini, perché più numerosi, vero? Vedrai se non troveranno una legge per i tipi come te!”.    

Nel nostro mondo da “cittadini della gleba”, invece, tutto è sempre perfetto perché le carte la fanno da padrone. “Se hai guadagnato questo, allora, tu, allo Stato, devi esattamente quello”. Tutto è perfettamente in ordine. Però, anche se tutto è perfetto a partire dalla stessa base, ecco che il tallone d’Achille salta fuori molti passaggi dopo. I cittadini, infatti, sono appunto “gente della gleba”, e quindi, in assenza di visibilità reale, non controllano proprio nulla. Sono re soltanto per finta. Sono dei re per burla. Così i parlamenti fanno pasticci su pasticci, ed ecco alla fine tutta la Politica correre dietro ai ricchi per farsi lavare e stirare la camicia incredibilmente sporca. Così si arriva all’assurdo! I popoli – che si amano, che cercano di darsi una mano l’un l’altro, che sono curiosi di tutto quello che è straniero, che non sono affatto invidiosi delle fortune, anzi, sono contenti quando vengono a sapere che gli altri se la stanno cavando bene – alla fine si ritrovano sui carri armati ad ammazzarsi per buttare giù il debito pubblico e ridurre a carta straccia i Titoli di Stato. I ricchi – che fanno da zattera di salvataggio per “esecutivi in modalità creativa” – non solo hanno infiniti modi per tenere le tasse lontane dai loro capitali (infiniti!!! Le tasse restano solo agli altri) ma in più, se vedono un’attività che li coinvolge, se vengono a sapere di una situazione dove sarebbe bello intervenire, devono invece prima fare mille calcoli per non infilarsi in assurde trappole fiscali, e quindi pagare anche due, tre, e magari quattro volte il dono che vogliono fare.    

Il tallone d’Achille del nostro mondo non è un tallone, è una strana gamba in cancrena con una bellissima pelle. Sulla carta funziona tutto, tutto è giusto e misurato, ma poi il cittadino – chissà perché?! – si ritrova venduto a qualsiasi azienda o concentrazione di capitali. Venduto alle aziende del gas, venduto alle aziende elettriche, venduto alle aziende dell’acqua, venduto alle assicurazioni, venduto persino alle polizie private. Lui, che è il re! Che è il padrone! Nel mondo che verrà, invece, non funzionerà niente, però il cittadino sarà re, e tutti gli saranno intorno per servirlo. Sì, servirlo persino di più di quello che lui stesso vuole, così come sempre avvenuto nella Storia.

La Politica è una grande attrice, e quando scende dalle scialuppe con gli abiti asciutti e le camice impeccabili, non solo non ringrazia i ricchi con qualche monumento e due corone d’alloro (non può, se no tutti si accorgerebbero d’essere stati venduti), ma li accusa d’ogni nefandezza. La Politica piange calde lacrime nel raccontare ai giovani e alle persone fragili storie del tipo: “Sono stati gli industriali a premere per la guerra, perché avevano i magazzini pieni di armi. Così noi politici, col popolo da sfamare…”. Storie assurde, che la massa beve come boccali di birra all’Oktoberfest. In ogni caso, Popolo Sovrano crede che qualsiasi etica sarà possibile – nel senso di più che accettabile per tutti – se lo Stato, il parlamento, il Governo, i servi, le istituzioni, le “segrete stanze”, i Ministeri, gli Enti, eccetera, saranno tenuti accuratamente fuori da qualsiasi giro di denaro. Una volta che – grazie alla visibilità – tutti saranno ridotti al ruolo di esecutivi, di gente che cioè “deve solo lavorare”, che può anche usare i soldi, ma il popolo vede tutto e subito, i problemi si scioglieranno come neve al sole. È il popolo che deve fare il creativo, non loro. Il contrario? Il contrario genera mostri – e attori.

Nel mondo ci sono aziende grandi e complesse come Stati, eppure, per conoscerne l’andamento, i loro padroni impiegano un solo istante: guardano il valore delle azioni. Anche per i cosovrani saranno possibili velocità e semplicità?

Ma… un attimo!

FERMI TUTTI!

Ci sta chiamando il il Segretario della Camera dei Deputati. È infatti arrivato il Capo dell’Erario, che gli ha stretto la mano, e lui ci ha fatto cortesemente segno di restituirgli il foglio. Stanno confabulando, adesso, e con tutta probabilità il Segretario gli sta dicendo che rispetto alla legislatura precedente non ci sono sorprese di sorta, e che quindi ci sarà solo da cambiare qualche Valore, e poi impostare le macchine per le ore 00:00:00 del 1 gennaio; e insomma, “zero novità”. Noi ci avviciniamo, consegniamo il foglio, ringraziamo il Segretario del cortese favore, e poi salutiamo tutti e due con una calorosa stretta di mano. Un po’ ci dispiace, per la verità, ci sarebbe stato moltissimo altro da dire.

Però, forse, a ben vedere, è meglio così.

L’elettore, infatti, si è ormai ampiamente accorto che al banale aumento di visibilità, cioè alla semplice aggiunta della seconda telecamerina, si è però andato via via manifestando un fenomeno quasi mostruoso. Sì, il Doppio Controllo Elettorale è solo visibilità, nient’altro che banale visibilità, però, è come se, assieme a quella, fosse pian piano emerso dalla cantina il re stesso; il re in persona. E quindi, di conseguenza, la sua forza inconcepibile e la sua mostruosa rapidità.

Sua Maestà non è più dove l’hanno messo i post rivoluzionari. È tra noi. E d’altronde…

Che dire di frasi del tipo: “Se il parlamento o il Governo usano la tecnica del Prelievo Sovrano, in giornata hanno risolto il problema”. Eh?! Ma che significa “in giornata”?! Che dire di frasi tipo: “Se 100.000 cittadini hanno perso la casa, l’importante è che quella gente riceva i soldi per comprarsene un’altra il giorno 1 del mese successivo”. Eh?! Qui stiamo parlando di cifre folli, di cifre colossali! Se il Diritto Sovrano non riesce a introitare la metà dei soldi dovuti allo Stato (facciamo l’ipotesi), la parte mancante – volere o volare – è una cifra titanica. Sì, titanica! Però, “in giornata hanno risolto il problema”. In giornata? Eh?! Centomila persone restano senza casa, ma “in giornata”… 

Eh?! 

Sarebbe quindi inutile, arrivati a questo punto, continuare a immaginare un mondo dove tutto è finalmente visibile e ordinato, la politica sta finalmente tra l’incudine e il martello, e la potenza è addirittura fuori scala. Dobbiamo fermarci, perché ci vuole un po’ di tempo per portare la follia a banale normalità.  

Entrando in un’Aula parlamentare, ecco un tabellone con Parametri e Valori. Un’occhiata, e tutti hanno capito a che punto è il bilancio. Compresi i bimbi delle elementari in visita scolastica.

Non è forse vero che gli azionisti che vivono sui grandi yacht ormeggiati davanti al Principato di Monaco o a Porto Montenegro sono sempre felici quando vengono a sapere che possono licenziare la forza lavoro e sostituirla coi robot? Certo che sì! Brindano a “bollicine” e mangiano caviale! Ma non perché siano felici di mettere la gente alla fame, ma perché i concorrenti hanno già cominciato coi capannoni senza operai, e aspettare – per l’azienda – vuol dire morire. Però – però -, anche i cittadini di Atene 2.0 sono felici di veder avanzare macchine e robot! Proprio perché ognuno di loro è un titolare della nazione, un padrone, e quindi un azionista. Ma allora, che sistema sociale è un sistema dove l’ultimo dei poveri ragiona esattamente come il primo dei ricchi?

Ci vuole tempo per la follia. Non ci sono dubbi!

E…

E…

E uno Stato che invece di spremere i cittadini pensa solo a finanziarli? E più passa il tempo, più li fa ricchi? Non è forse dell’altra follia, questa qui? Eppure, basta leggere la voce Saldo Unico per rendersi conto che, in questo caso, lo Stato diventa una gigantesca macchina da welfare. Una macchina cioè che non fa altro che dare soldi a tutti e per tutto l’anno. La luna, quindi, è a due passi. Ma se è a due passi, allora è follia. A meno che, dietro il sedere, non ci siano centocinquanta milioni di cavalli vapore. Ah beh! Allora non è follia, ovvio! Ma se si vive come servi della gleba, ce ne vuole del tempo per capire le macchine moderne!

Meglio fermarsi qui. La logica alla fine vince, ma ci vuol tempo

Sono molti i Paesi nel mondo dove i cittadini non pagano tasse e, al contrario, continuano a prendere soldi dallo Stato, trasformato in macchina da welfare. Oggi questi Paesi sono delle eccezioni perché la libertà di manovra è ancora scarsissima, e quindi si tratta solo di produttori di petrolio e di paradisi fiscali. Però è curioso osservare come quello che a noi cittadini della gleba sembra addirittura miracoloso, per altri, invece, è già la tranquilla e quotidiana norma. Incredibile, vero? Quando il Saldo Unico sarà applicato pure in quei Paesi, i popoli locali l non si accorgeranno di nulla. Sono già abituati.

Un cittadino fa colazione al bar, afferra il giornale, e guarda nell’angolino in alto a destra, dov’è riportata la cifra del Diritto Sovrano incassato fino alla mezzanotte del giorno prima. In un attimo ha capito.

MAGNA CARTA 02