Legenda Sovrana
CONTO SOVRANO

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Terminale dell’Erario assegnato a ogni sovrano alla nascita, è paragonabile al “forziere del re” ed è insequestrabile per principio. Non può essere usato:

  • per pareggiare i conti con la Pubblica amministrazione (ad esempio: “multe non pagate”);
  • per il Welfare Sovrano;
  • come normale conto bancario.

Esiste solo in ambito reale, e quindi nessuna azienda privata, nessun ente, nessuna associazione, nessun ufficio pubblico, nessun elemento dello Stato, può averne uno.

Il denaro, al suo interno, si muove soltanto in due possibili direzioni “concettuali”: verso il re, o verso il popolo.

VERSO IL RE: i soldi provenienti dall’Erario possono essere spostati dal titolare (un cosovrano) su un qualsiasi suo conto corrente bancario personale. Un titolare può anche non svuotare mai il suo Conto Sovrano, ma questo è sconsigliabile perché sottrae denaro al lavoro (investimenti), riduce la domanda interna (consumi), e in caso di morte non c’è eredità (l’Erario pubblico non può essere proprietà di un defunto, e gli eredi – formalmente – sono identici a tutti gli altri cosovrani).

VERSO IL POPOLO: se il titolare (il cosovrano) muove dei fondi da un suo conto corrente personale al Conto Sovrano, il denaro scompare immediatamente in direzione dell’Erario: viene cioè donata al popolo. Questo donare intenzionale – assieme allo storno delle Gabelle di Ritorno, o del Welfare Diretto, o della Rendita Sovrana, o del Reddito di Uguaglianza – è la “munificenza del re”, che il partito riassume nella voce Welfare Civico.